• Sassari, la Torres, svegliarsi all’IsolaRrossa, fare colazione al bar, il tramonto di Marinedda, la festa della birra trinitaiese, il "Che", il Genoa, la partitella di basket, l’alcool, gli amici, le tette enormi, la libertà, la birra, la fotografia, la musica, dipingere, correre, la gnocca, viaggiare, le sbornie, la pornografia, Diego Armando Maradona, i Led Zeppelin, lo stomaco attorcigliato e il cuore che batte per qualcuna (stronza), fottersene, George Best, vivere una crisi, i CCCP, mandare tutti a fare in culo, giocare a subbuteo, leggere, odiare, i p*mpini, il cibo, Dublino, il mare, le amiche del mare, lE d****e, il calcio, le donne, Fabrizio De Andrè, fare un giro con la vespa, l’amore, il venerdì sera, il cecio del giorno dopo, i libri, i Pink Floyd, gli assilli, le occhiaie sul viso, il comunismo, essere di sinistra, le scimmie, gli Afterhours, alcuni films, la lista delle persone che mi stanno sul cazzo, la pasta al forno di nonna, Janis Joplin, le scritte sui muri, il culo di una ragazza che ho visto l’altro giorno per strada, i campari soda, la musica sassarese, ascoltare un vinile, mincionare, la figa, una bella scopata, gli spaghetti n°5 Barilla aglio olio e peperoncino, le cazzate dette al bancone dei bar, il panino gorgonzola e mortadella a metà mattina, la colazione dei campioni, raccontare storie, i panini di Renato, la sculacciata a pecorina, il poker, festeggiare almeno un mondiale, impennare, andare in libreria, i tatuaggi, pisciare in mezzo alla natura, i vecchi oggetti, stare da solo, i polizieschi italiani anni '70, cucinare per gli amici, farsi un giro in bicicletta, la liquirizia, il signor G. Mina, giocare a carte, Andy Capp, i calamari fritti, la mattonella di melanzane della L, Capitan Harlock, Enrico Berlinguer, qualche serie tv, essere un Impiccababbu, l'nduja. il Duca Bianco, Charles Baudelaire, coltivare qualcosa, Snoopy, bestemmiare, i Joy Division, il gin tonic, Heminguay, il Picoolo Bar, i films con gli squali, Tina Modotti, i pistacchi, le botte al Fight Club, Charles Bukowski, la poesia, la pennicchella, i Litfiba ………. To be continued
Visualizzazione post con etichetta libertà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta libertà. Mostra tutti i post

giovedì 18 giugno 2026

Pensiero Anarchico

Passaggi tratti da “L’Anarchia e il nostro programma” di Enrico Malatesta.
 
Anarchia è parola che viene dal greco, e significa propriamente senza governo: stato di un popolo che si regge senza autorità costituite, senza governo. […] La parola anarchia era presa universalmente nel senso di disordine, confusione; ed è ancora oggi adoperata in tal senso dalle masse ignare e dagli avversari interessati a sviare la verità. […] Il senso volgare della parola non misconosce il suo significato vero ed etimologico; ma è un derivato di quel senso, dovuto al pregiudizio che il governo fosse organo necessario alla vita sociale, e che per conseguenza una società senza governo dovesse essere in preda al disordine, e oscillare tra la prepotenza sfrenata degli uni e la vendetta cieca degli altri. […] essendo nato e vissuto nei ceppi, essendo l’erede di una lunga progenie di schiavi, l’uomo, quando ha incominciato a pensare, ha creduto che la schiavitù fosse condizione essenziale della vita, e la libertà gli è sembrata cosa impossibile. Se poi agli effetti naturali dell’abitudine si aggiunga l’educazione data dal padrone, dal prete, dal professore, ecc.., i quali sono interessati a predicare che i signori e il governo sono necessari;  se si aggiunga il giudice e il birro, che si forzano di ridurre al silenzio chi pensasse diversamente e fosse tenuto a propagare il suo pensiero, si comprenderà come abbia messo radice, nel cervello poco coltivato della massa laboriosa, il pregiudizio dell’utilità, della necessità del padrone e del governo. Qual è la ragion d’essere del governo? Perché abdicare nelle mani di alcuni individui la propria libertà? Sono essi tanto eccezionalmente dotati da potersi sostituire alla massa e fare tutti gli interessi degli uomini meglio di quello che saprebbero farlo gli interessati? Sono essi infallibili e incorruttibili al punto da poter affidare la sorte di ciascuno alla loro scienza e alla loro bontà. […] In tutto il corso della storia, così come nell’epoca attuale, il governo, o è la dominazione brutale, violenta, arbitraria di pochi sulle masse, o è uno strumento ordinato ad assicurare il dominio e il privilegio a coloro che, per forza, o per astuzia, o per eredità, hanno accorpato tutti i mezzi di vita, primo tra essi il suolo, e se ne servono per tenere il popolo in schiavitù e farlo lavorare per loro conto. Ora dunque, se un giorno le masse oppresse si rifiuteranno di lavorare per gli altri, se leveranno ai proprietari la terra e gli strumenti di lavoro o vorranno adoperarli per conto e profitto proprio, cioè di tutti, se esse non vorranno più subire dominazione nè di forza brutale, né di privilegio economico, se la fratellanza fra i popoli, il sentimento di solidarietà umana  rafforzato dalla comunanza d’interessi avrà messo fine alle guerre e alle conquiste, quale ragione avrebbe di esistere avrebbe più il governo? […] Dal libero concorso di tutti, mediante l’aggrapparsi spontaneo degli uomini secondo i loro bisogni e le loro simpatie, dal basso all’alto, dal semplice al composto, sorgerebbe un’organizzazione sociale, che avrebbe per scopo il maggior benessere e la maggiore libertà di tutti. […] Questa società di liberi, questa società di amici è l’anarchia. Noi vogliamo  dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; noi vogliamo che gli uomini, affratellati da una solidarietà cosciente e voluta, cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società  sia costruita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il medesimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza. E per raggiungere questo scopo supremo noi crediamo necessario che i mezzi di produzione siano a disposizione di tutti, e che nessun uomo, o gruppo di uomini possa obbligare gli altri a sottostare alla sua volontà, né esercitare la sua influenza altrimenti che con la forza della ragione e dell’esempio.

Enrico Malatesta (1853-1932) è stato uno dei principali teorici dell’anarchismo italiano tra Ottocento e Novecento. Il suo pensiero si fonda sull’idea che ogni forma di autorità imposta, Stato, sfruttamento economico e oppressione sociale, limiti la libertà umana. Per Malatesta una società giusta dovrebbe basarsi sulla cooperazione volontaria, sull’uguaglianza e sull’aiuto reciproco tra individui liberi. A differenza di altri rivoluzionari del suo tempo Malatesta non vedeva l’anarchia come caos o disordine, ma come la forma di organizzazione sociale senza potere coercitivo. Credeva che le persone potessero autogestirsi attraverso associazioni libere, solidarietà e responsabilità collettiva. Un aspetto centrale del suo pensiero è il rapporto tra libertà individuale e giustizia sociale; la libertà non può esistere davvero se ci sono povertà, privilegi e sfruttamento. Per questo sosteneva una trasformazione rivoluzionaria della società, ma allo stesso tempo insisteva sull’importanza dell’educazione, della partecipazione popolare e dell’azione concreta quotidiana. Malatesta criticò sia il Capitalismo sia i regimi autoritari nati dal Socialismo di stato, perché riteneva che ogni concentrazione di potere rischiasse di creare nuove forme di dominio. Le sue riflessioni, nei numerosi testi, ben descrivono cos’è l’Anarchismo, influenzando grazie a rivendicazioni e analisi politiche, molti movimenti libertari, continuando ancora oggi a essere studiate nel dibattito politico e filosofico contemporaneo.

sabato 14 marzo 2026

Corri Forrest, corri!!!

Sabato mattina. Quando non hai voglia di andare a correre, ricordati che Forrest Gump ha corso per: 3 anni, 2 mesi, 14 giorni e 16 ore. La corsa è un atto puro e senza scopo, una risposta istintiva al caos della vita, un modo per “mettere un po’ di distanza”.
 
Quel giorno, non so proprio perché, decisi di andare a correre un po’. Perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì, pensai di correre fino alla fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Geenbow. Poi mi dissi? Visto che, sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’Alabama. E così feci. Corsi attraverso tutta l’Alabama. E non so proprio perché continuai ad andare. Corsi fino all’Oceano. E una volta lì mi dissi? Visto che, sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro Oceano, mi dissi? Visto che, sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando ero stanco, dormivo. Quando avevo fame, mangiavo. Quando dovevo fare ..... insomma, la facevo. (e così lei ha corso e basta?) Già … Pensavo tanto a mamma, a Bubba e al tenente Dan, ma soprattutto pensavo a Jenny. Pensavo tanto a lei … (da più di due anni ormai un uomo di nome Forrest Gump, un giardiniere di Greenbow in Alabama, fermandosi solo per dormire corre attraverso l’america. Il servizio è di Charles Cooper: per la quarta volta nel suo viaggio attraverso l’america, Forrest Gump, un giardiniere di Greebow in Alabama, oggi sta per attraversare di nuovo il fiume Mississipi) … Perché corre? Lo fa per la pace nel mondo? Lo fa per i senza tetto? Corre per i diritti delle donne? Oppure per l’ambiente? O per gli animali? Non riuscivano a credere che uno poteva correre tanto senza una ragione particolare. Ma perché fa questo? Avevo voglia di correre. Avevo voglia di correre … (è lei? non ci posso credere è lei) … Ora, non so perché, quello che facevo sembrava avere un senso per le persone … (è come se in testa mi sia suonata una sveglia. Mi sono detto ecco uno che ha raggiunto l’equilibrio. Ecco uno che ha già chiaro tutto quanto. Ecco uno che ha la risposta. La seguirò ovunque signor Gump). E così ebbi compagnia. E poco dopo ebbi ancora più compagnia. E poi si unì ancora altra gente. Qualcuno più tardi disse che avevo dato una speranza alle persone ….. noooo. No io non sono un pozzo di scienza, ma qualcuna di quelle persone mi chiese se potevo aiutarla … (ehi amico, ehi chissà se puoi aiutarmi eehh. Senti mii occupo di adesivi per automobili, e sto cercando di trovare un bello slogan, visto che sei stato di così grande ispirazione per la gente di qui. Pensavo che magari potevi aiutarmi a farti venire uhhaw!!! amico hai visto? Hai appena pestato una grossa merda di cane. Capita. Cosa la merda? Qualche volta) … Qualche anno dopo sentii che quel tizio riuscì a trovare uno slogan per adesivo per automobili e ci fece un sacco di soldi (shit happens). Un’altra volta stavo correndo e uno che aveva perso tutti i suoi soldi nel commercio delle magliette, voleva mettere la mia faccia su una maglietta, ma non sapeva disegnare bene e non aveva una macchina fotografica (tenga usi questa, tanto quel colore non piace a nessuno. Sorridi alla vita!!!) Qualche anno dopo scorii che quel tale riuscì a trovare un’idea per una maglietta, e ci fece un sacco di soldi (smile). Comunque, come dicevo, avevo tanta compagnia. Mamma diceva sempre: devi gettare il passato dietro di te prima di andare avanti. E col fatto che correvo, c’emtrava questo, credo. Avevo corso per 3 anni, 2 mesi, 14 giorni e 16 ore ... (zitti, zitti, sta per dire qualcosa) … Sono un po’ stanchino!!! Credo che tornerò a casa … ora.
 
Forrest Gump:
di Robert Zemeckis, 1994. Con Tom Hanks.
Vincitore di 6 Oscar nel 1995

domenica 8 marzo 2026

L'america (più attuale che mai)

monologo teatrale di Giorgio Gaber, 1976
 
A noi ci hanno insegnato tutto gli americani. Se non c’erano gli americani a quest’ora noi, eravamo europei. Vecchi, pesanti, sempre pensierosi, con gli abiti grigi e i taxi ancora neri. Non c’è popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli americani. E generosi, gli americani non prendono mai, danno, danno. Non c’è popolo che sia più giusto degli americani …..
….. *(I tedeschi sono cattivi, e per questo che le guerre gli vengono male, ma non stanno mai fermi, ci riprovano, c’hanno il diavolo che li spinge, dai dai. Intanto dio, fa il tifo per gli americani, e secondo me ci influisce eh, non è mica uno scalmanato qualsiasi dio, ci influisce, e il diavolo s’incazza, stupido, prende sempre i cavalli cattivi. Già, ma non può tenere per gli americani, per loro le guerre sono una missione, non lo fanno mica per prendere, tz tz tz, per dare, c’è sempre un premio per chi prende la guerra, quasi quasi conviene. Congraturazioni, lei ha preso ancora, e giù camion di caffè, a loro li basta regalare. Una volta gli invasori si prendevano tutto del popolo vinto, donne, religione, scienza, cultura, loro no, non sono capaci. Uno vince la guerra conquista l’europa, trova lì, una lampada liberty, che fai? Il saccheggio è ammesso, la fa sua. Nooooooo civilizzano loro, è una passione, e te ne mettono lì una al quarzo, tutto bianco. E l’europoa, con le sue luci colorate, i suoi film, le sue tradizioni, i violini, i walzer. Ahhhh. E poi luci e neon e colori e vita e poi ponti, autostrade, grattacieli, aerei. Chewing-gum, non c’è popolo più stupido degli americani. La cultura, non gli ha mai intaccati … volutamente, si perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura, vecchia, elaborata, contorta. Certo, più semplicità più immediatezza, loro, creano così, come cagare. Non c’è popolo più creativo degli americani, ogni anno ti buttano li un film, bello anche, bellissimo, ma guai, se manca quel minimo di superficialità necessaria, sotto sotto c’è sempre l’western, anche nei manicomi riescono a metterci gli indiani, e questa è coscienza eh. Gli americani hanno le idee chiare sui buoni e sui cattivi, chiarissime. Non per teoria, per esperienza, i buoni sono loro. E ti regalano scatole di sigari, cassette di whisky, navi, sapone, libertà, computer, abiti usati, squali … A me l’america non mi fa niente bene, troppa libertà, bisogna che glielo dica al dottore, a me l’america, mi fa venir voglia di un dittatore uuuuuhh. Si di un dittatore, almeno si vede, si riconosce. Non ho mai visto qualcosa che sgretola l’individuo come quella libertà lì, nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro. Come sono geniali gli americani, te lo mettono lì. La libertà è alla portata di tutti, come la chitarra, ognuno suona come vuole, e tutti suonano come vuole la libertà.)
*(…..) modificato poi nel corso degli anni con …..
 
….. Anche se sono costretti a fare una guerra, per cause di forza maggiore, s’intende, non la fanno mica perché conviene a loro. No! E’ perché ci sono ancora dei posti dove non c’è giustizia, né libertà. E loro, eccola lì, pum! Te la portano. Sono portatori, gli americani. Sono portatori sani di democrazia. Nel senso che a loro non fa male, però te l’attaccano. L’america è un arsenale di democrazia. E quello che mi ha sempre colpito degli americani è questo gran desiderio, questo gran bisogno di divulgare, di esportare il loro modo di vivere. La loro cultura … no, non la cultura … le innovazioni, i fatti di costume ecco, sono portatori sani di cose nuove gli americani. Sempre nel senso che a loro non fanno male, però te l’attaccano. Alla fine della seconda guerra mondiale, sono arrivati qui e hanno portato: jeep, scatolette, jeans, cultura … no non la cultura … movimenti dinoccolati, allegria, progresso, cultura … non la cultura … la coca cola, il benessere, la tecnologia, lo sviluppo … E di colpo, l’europa, con i suoi lampioni fiochi, le sue tradizioni, i fiumi, i vicini, i walzer … E poi luci e neon, e vita a colori, e poi ponti, autostrade, televisioni, grattacieli, aerei … chewing-gum! Non c’è popolo più stupido degli americani. La cultura non gli ha mica intaccati. Volutamente. Si, perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura vecchia, elaborata, Leonardo, Shakespeare, Voltaire, Hegel, Shopenauer. Ma certo, più semplicità, più immediatezza. Loro hanno sempre creato, così, come andare al cesso. L’america è un paese di giovanotti. Gli americani sono gli unici al mondo, che a disneyland non si sentono idioti neanche per un attimo. No, io non ce l’ho mica con l’america, no anzi, mi piace. C’è l’ho con gli americanisti di tutto il mondo. L’america, si sa, è stato un errore di navigazione. Mica ci volevano andare, ci siamo cascati. Ecco cos’è l’america, è uno scivolo, una buca, un enorme buca col risucchio: SSSCCHHVVRRUMMM! No un momento, mica ci sono cascati tutti subito, nooo.  All’inizio, c’era anche il vento dell’est, che tirava come dice la parola, un po’ più in là. Si, l’unione sovietica, con le sue promesse,  il suo senso di uguaglianza,  di giustizia, l’internazionale socialista, la sua cultura … no la cultura anche li … E l’italia, con le sue macerie, ma già con le sue prime luci al neon, oscillava, oscillava: “Meglio di qui … no, meglio di là …”. Chi faceva il tifo per l’uno, chi faceva il tifo per l’altro, insomma, si discuteva, chi si dibatteva tra due culture … ma no, quali culture, tra due bulldozer! Ecco. Poi a un cero punto, senza preavviso, senza nemmeno che un colonnello dell’aviazione ce lo dicesse, il vento dell’est smette. E da quel momento, SSSCCHHVVRRUMMM! Tutti in buca. Ma come? Non eravamo diversi? Non si oscillava? Non ci si dibatteva? Macchè più niente. Tra un imbucato e l’altro non si riconosce più nessuno. Quelli di destra, maledizione, mi diventano sempre più democratici. Quelli di sinistra sempre più liberali, e SSSCCHHVVRRUMMM! Quelli di centro … no, quelli di centro niente da dire: sono sempre stati bucaioli loro. Ma dagli altri, non me l’aspettavo. E ora tutti a dire: “Che bella la buca … ma che bella la buca … non c’è niente di più democratico della buca … a me piace la buca di reagan … no io sono per quella di clinton, kennediano, eh già, perché c’è buca e buca eh, viva la buca”. La buca è l’ineluttabile destino dell’umanità. E ‘ lo sviluppo incontrollato e selvaggio, è la spietata legge del più forte intesa come selezione naturale della specie. E’ l’eroico sacrificio di qualsiasi giustizia sociale. E’ la vittoria totale del mercato. E’ il trionfo dell’unica visione del mondo. La buca è l’america! Ed eccoci qui anche noi, liberi, liberali, liberisti, siamo per la rivoluzione liberale, ma con la solidarietà, siamo liberistici e per il liberalismo, siamo liberaloidi, libertani, libertini, libertinotti, liberi tutti! No, a me l’america non fa per niente bene. Troppa libertà, non c’è niente che appiattisca l’individuo coem quella libertà li. Nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro. Come sono geniali gli americani, te la mettono lì, la libertà è alla portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole, e tutti suonano  come vuole la libertà.

mercoledì 4 marzo 2026

Avete rotto il cazzo

Libertà: s.f. (li-ber-tà)
1 - Condizione di chi può agire senza costrizioni di qualsiasi genere.
2 - Stato di un popolo non soggetto al dominio straniero o a una dittatura.
3 - Autonomia di pensiero e azione.
4 - Assenza di impedimenti, obblighi, impegni.
5 - Mancanza di controllo, arbitrio, licenza.
6 - Liberazione da uno stato negativo, doloroso.
 
Finalmente quella macchina merdosa, fatta di populismo e grottesca mediocrità è finita. Finalmente ci siamo tolti dai coglioni, canzonette scadenti, cantanti stereotipati e fiori finti. Almeno per un anno non ne sentiremo parlare più (forse), anche se incombe la minaccia di un ulteriore scarto verso il basso, vista con la nuova, prossima conduzione. Comunque un festival è finito e una guerra è iniziata. Dio porco!!! Non so esattamente cosa dire. Sarei molto contento se il regime tenebroso e ipocrita degli Ayatollah dovesse finalmente stamazzare. Mezzo secolo di un governo sanguinario e repressivo in cui il complesso modus di norme religiose, morali e giuridiche ha imprigionato e giustiziato migliaia di persone. Sarei molto contento se finalmente si levassero le mai di dosso dalle donne persiane. Sarei felicissimo se la sharia cadesse grazie alla spinta di un popolo oppresso, in modo civile o quasi. Sarei felice se la “polizia della morale” e i “guardiani della rivoluzione” prendessero finalmente coscienza dei loro crimini. Però non riesco a essere felice se il discusso regime iraniano dovesse cadere per opera dell’imposizione armata degli stati uniti e di israele. Nazioni di merda governate da persone di merda e azioni di merda; “ruggito del leone” e “furia epica” nomi straordinari se sei un ragazziono che gioca a un videogame, non certo se sei un capo di stato e vuoi liberare un popolo. Che altro c’è da dire. “La libertà” imposta con le buone (si fa per dire) o le cattive (questo è il caso), è un argomento da toccare con estrema delicatezza. Esportare la democrazia con le bombe ha sempre portato a vergognosi fallimenti (vedi Afghanistan Iraq, Libia ecc... ecc...). Non riesco proprio a mettermi nei panni sorridenti e soddisfatti dei liberatori, a maggior ragione se si libera con altra violenza, altra oppressione e dissenso. Dov’erano tutti i “buoni” in questi 50 anni? Dov’erano quando donne e uomini venivano bastonati, incarcerati e ammazzati, solo perché volevano ballare a ritmo di musica? Dov’erano quando ingiustizie e terrore religioso imperversavano tranquillamente tra gente affamata e senza speranza? Dove cazzo erano i "buoni liberatori" quando venivano chiuse scuole, università e giornali solo perchè pensavano in modo diverso? Dov’erano quando Teheran faceva tutto ciò? Certo e facile prendere parte all’ennesimo, sanguinario, progetto di liberare i popoli che hanno il petrolio. Certo è facile schierarsi con gli immobiliaristi e ricostruire tutto dopo che tutto è stato raso al suolo. E' facile salire sul carro dei vincenti per poter guadagnare alle spalle dei poveri. E’ facile per molti, forse troppi, schierarsi con la potenza delle armi e le autocrazie fascio-sioniste. E’ facile per molti, forse troppi, scegliere chi sono i buoni e chi i cattivi. E’ facile per le istituzioni (europa e governo italiano) fare finta di niente e continuare a essere sudditi dei peggiori stati canaglia del mondo. Continuate pure cosi (servi di merda), ma vi prego, “non fatelo nel mio nome”.

giovedì 19 febbraio 2026

Promemoria (#iostoconghali)

di Gianni Rodari,  1985
 
Ci sono cose da fare ogni giorno;
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
 
Ci sono cose da fare di notte;
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
 
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la Guerra.

venerdì 13 febbraio 2026

Zingarata

“Amici di scuola, di caserma … e dunque, amici da tutta la vita. Eccoli qui gli amici miei. Cari amici. Oh, ma che fai? Dove vai? Ha svoltato a sinistra Che c’è a sinistra? So ‘na sega! Allo zingaro quando gli gira … gli gira Ecco, questo è essere zingari. Questa è la zingarata: una partenza senza meta e senza scopi, un’evasione senza programmi. Può durare un giorno, due o una settimana. Una volta mi ricordo durò venti giorni. Salvo complicazioni”
Amici miei – 1975
 
 Zingaratas.f. (zin-ga-ra-ta)
Azione da zingaro. Beffa ingegnosa, organizzata da più persone, condotta con spirito anticonformistico, dissacratore e goliardico.

Sasari. La sveglia suona alle 4 e 40, ma sono già sveglio da un paio d’ore. Caffè. Bagno. Doccia. Mi vesto. Due cose dentro la borsa. Giù in strada. Ecco gli amici miei col caffettino. Grazie. Aereoporto di Alghero. Check-in. Volare oh oh!!! Fiumicino. Roma. Taxi. Circo Massimo. Colosseo. Piramide. Cazzo quanto parla stò tassinaro. Boohh!!! Scendiamo qui. Ito (participio passato del verbo Andare). Appedi!!! Pantheon. Via del corso. Pizza bianca alla romana con acciughe. Birra. Cammina. Cammina. Pioggia. Panetteria. Birra. Pioggia. Taxi. Via Marmorata. Bar. Birra (abbiamo solo Ichnusa). Porco dio. Vabbè. Gruppo Padova. Altro bar. Birra. Birra. Pranzo. Da Perilli a Testaccio dal 1911. Carciofo alla romana. Vino. Cacio e pepe. Vino. Abbacchio alla cacciatora. Vino. Caffè. Pullmino. Autista laziale. Olimpico. Tribuna Tevere. Infarto in corso. Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta ….. Birra. Meta. Birra. Pioggia. Birra. Birra. Birra. Ancora pioggia. Ancora Birra. Vittoria. 18 a 15. Doccia scozzese. Confusione. Un sacco di uomini vestiti da donna (ahahahahah). Terzo tempo. Pioggia di birre. Ancora birre. Ancora pioggia. Pullmino. Autista romanista. Termini. Cammina. Cammina. Bestemmie. Freccia Rossa. Birra. Stronzate. Birra. Birra. Bestemmie. Padova. Staffa. Bloody Mary. Bloody Mary. Gin tonic. Gin tonic. Bagassa di staffa!!! Appartamento. Letto. Coma. Zzzzz zzz zzzz!!! Sveglia. Caffè. Bagno. Doccia. Cecio furibondo. Tachipirina 1000. Giù in strada. Pasticceria vicino al Duomo. Antico Forno. Caffè. Frittella (buona). Bò. Da Mario. Saluti e baci. Poca gente. Andiamo sotto al Salone. Davis. Panino porchetta calda e rafano. Eccezionale. Birra. Torniamo da Mario. Meglio. Altri saluti e baci. Birra. Birra. Birra. Cappelli a punta.  Gaudeamus. Birra. Tramezzini di Mario.  Birra. Pranzo. Piazza delle Erbe. Fusilli con ragù d’anatra. Birra. Pasticceria Breda. Caffè. Frittelle. Bar Pedrocchi. Canti di gioia. Andiamo agli Osei? No. Bullismo. Andiamo al Davis. Birra dentro. Birra fuori. Birra. Birra. Birra. E perché no, un’altra birra. Cena. Via Palestro. Da Giorgia. Birra. Pizza. O’ scemo. Birra. Sorbetto. Staffa al Coccodrillo. Birra scura. Saluti. Abbracci. Cammina. Cammina. Appartamento. Letto. Coma. Zzzzz zzz zzzz!!! Sveglia. Caffè. Bagno. Doccia. Cecio modesto. Bruffen 600. Giù in strada. Bar. Pasta. Caffè. Acqua (che buona l’acqua). Stazione. Treno regionale (non abbiamo fretta). A Verona si cambia. A Brescia si cambia. A Bergamo scendiamo. Pranzo. Ristorantino. Risotto alla milanese (buono). Formaggi. Caffè. Bus per Orio al Serio. Aereoporto. Check-in. Volare oh oh!!! Alghero. Sassari. Casa. Letto. Coma. Zzzz zzz zzzz!!!

sabato 24 gennaio 2026

Post Pulp

Dedicato alla cattiva scrittura
 
Leggere “Pulp” di Bukowski è come accettare un passaggio su un’auto senza freni, guidata da un ubriaco; probabilmente finirà male. Era meglio restare al bar e continuare a bere. Quello di “Pulp” è un Bukowski alla fine, che non ha più niente da dire o dimostrare. E’ caustico, disordinato e molto probabilmente svogliato. Sa che morirà a breve (Pulp è stato pubblicato postumo nel’84) ma continua a scrivere digrignando i denti, con l’ultima sigaretta e l’ultima bottiglia quasi vuota. Nick Belane, il protagonista del romanzo, è un detective che non indaga veramente, sopravvive, è grasso, gioca ai cavalli, beve e si trascina per tutto il libro. Affronta casi assurdi e irrisolvibili senza mai mollare (questo va detto). I capitoli sono irreali, irrazionali, pieni di persone che non dovrebbero esistere, tenuti insieme tra loro solo da una stanca narrazione e una feroce ironia (a volte mi è scappato da ridere). Se cercate un senso a questo libro siete nel libro sbagliato. Bukowski prende il mito della letteratura noir e lo fa letteralmente a pezzi. Lo mastica, lo rigurgita, poi rutta e gli sputa sopra. Il noir viene ridotto a caricatura. Non succede niente, è sconclusionato, volgare e sbilenco, probabilmente l’ultima provocazione di un uomo che sta guardando la morte in faccia e gli fa l’ultima pernacchia. Non è sicuramente il miglior Bulowski, quello che ho amato in “Storie di ordinaria follia” e “Compagni di sbronze” o nelle sue poesie nichiliste, ma è l’ultimo Bukowski possibile. Forse più sincero e sfrontato. Chiudi questo libro e ti resta addosso una sensazione strana. E’ un libro brutto, è una smorfia, è una rissa in un bar alle 6 del mattino, dove nessuno ricorda perché è iniziata. Non cerca di piacere o insegnare, non ha questa ambizione, è solo l’ultima sbornia triste prima di morire. Se questo libro ti fa schifo, va tutto bene. Se ti fa ridere, sei messo male (come me). Se ti sembra inutile, hai capito tutto. Io vado a bere, il caso è chiuso.

sabato 3 gennaio 2026

Mi sento uno schifo

Eccomi qui, dopo qualche tempo di vacanza e dopo aver superato indenne, o quasi, le tanto odiate feste natalizie (ci sarebbe ancora la Befana, ma le streghe mi stanno simpatiche da sempre), pronto per scrivere l’annuale post contro tutti e tutto. Il solito resoconto caustico, anzi “faustico” (neologismo) di un 2025 tremendo e disastroso come pochi. Mi sento uno schifo, perché anche quest’anno il natale sembrava una gara a chi fosse più felice (falsi), e la smetto qui. Mi sento uno schifo perché  non riesco a gioire per nulla. Mi sento uno schifo perché la tregua in Palestina è una farsa assurda. La chiamano pace, ma di pace sa ben poco. Si è solo smesso di parlare di genocidio, ripulendosi la bocca con belle parole tipo: ricostruzione, aiuti, diritti ma quelle merde di israeliani continuano a fare quello che cazzo vogliono. Mi sento uno schifo perché il mondo è uno schifo. Non ho alcun potere per cambiare le cose, e a parte scrivere e indignarmi non posso dare seguito all’incazzatura. Mi sento uno schifo perché vorrei uscire e spaccare tutto, come fanno gli “antagonisti”.  Perché in questo mondo dove, si estremizza tutto, ci vuole anche un po’ di sana violenza rivoluzionaria. Mi sento uno schifo perché ho tolto la Keffiah dal collo e ogni volta che mi riprometto di metterla esco di casa dimenticandomela. Mi sento uno schifo perché questo cazzo di capitalismo sfrutta molti a beneficio di pochi. Perché i più forti sterminano e saccheggiano incontrastati. Perché sono convinti che avere tutto in qualsiasi momento sia la chiave per essere felici. Mi sento uno schifo perché vivo in uno stato razzista, dove i nuovi nemici sono i maranza, gli studenti che protestano, i cittadini che manifestano (solo il venerdi. Meloni vai affanculo), i musicisti (di una certa sinistra), i centri socilai, gli operai cassaintegrati, ecc… ecc… Mi sento uno schifo perché non si trovano più le birre da 66 cl. nei bar. Mi sento uno schifo perché il ministro della famiglia definisce “gite di piacere” i viaggi ad Auschiwitz. Mi sento uno schifo perché il nostro governo boiccotta le leggi contro l’educazione sessuale nelle scuole. Perché hanno paura che qualcuno possa spiattellare ai bambini quali sono i propri diritti e doveri nel campo sentimentale. C’è la convinzione che possa arrivare un insegnante a spiegare quanto è bello essere gay e che gioia si raggiunga nel tagliare il cazzo ai maschi. Ma finiamolaaaa!!!  Ma ci credete davvero? La scuola dovrebbe insegnare a emanciparsi dalla famiglia, a dare degli strumenti di difesa, soprattutto a chi ha la sfortuna di nascere in famiglie autoritarie, oscurantiste, ignoranti e povere; e invece deleghiamo a loro le scelte dei propri figli. Mi sento uno schifo perché questo governo sarà il mandante dei prossimi femminicidi. Mi sento uno schifo perchè Salvini spara cazzate ogni giorno, sobbillando le folle all’odio. Perché Tajani non capisce una beata minchia e dice stronzate come se piovesse. Perché la Meloni è convinta di fare un buon lavoro. Mi sento uno schifo perché il governo (per raccattare consensi e voti) parla solo all’uomo medio (piccolo elettore dell’ohio). Mi sento uno schifo perché dopo la morte del romanzo, del cinema, del catenaccio e dell’amore spensierato, anche a MTV hanno staccato la spina. Quanti pomeriggi abbiamo passato insieme? L’unico canale democratico della tv, un confort food catodico che non imponeva niente tranne la musica a tutte le ore. Chi sarei senza l’umplaggerd dei Nirvana, senza i Pearl Jam, i Rage Against the Machine, i Radio Head o Jeff Buclkey. Grazie MTV. HANNO AMMAZZATO MTV, VIVA MTV!!! Mi sento uno schifo perché Zero Calcare viene attaccato per aver preso la decisione di non partecipare a una convention letteraria in cui erano presenti anche editori fascisti (vero e unico leader di una sinistra inconsistente). Mi sento uno schifo perché la legge “Scelba” del 1952, che punisce penalmente chi pubblicamente esalti esponenti, principi, fatti o metodi del fascismo e le sue finalità antidemocratiche ecc… ecc.. venga ogni volta tranquillamente ignorata e calpestata, a favore di disagiati nostalgici e qualunquisti metà uomini metà minchioni con 3 neuroni, bianchi, etero, che fanno uso di cocaina e vanno a troie. Si parla di rispetto delle leggi, ma vaffanculo!!! Mi sento uno schifo perché chi lavora 8 ore al giorno (incluse le domeniche) spesso sfruttato e vessato, seduto su una sedia progettata da un torturatore, venga licenziato perché un testa di cazzo aziendale ha nascosto un rossetto dentro una cassa di birra e il povero lavoratore non si è accorto. Merdeeeee!!! Mi sento uno schifo perché lo spot energetico cantato dalla Mannoia dice che siamo tutti eroi perché paghiamo le bollette, una mondezza così retorica non la sentivo da tempo. Mi sento uno schifo perché questo 2025 è pieno zeppo di contradizioni, rivendicazioni, gente che parla a sproposito, stronzi, guerre, famiglie del bosco del cazzo, fascisti, leggi anti qualcosa o qualcuno, inconcludenze, crisi umanitarie, personaggi senza sostanza che pur di avere un like, nei loro fottuti social, venderebbero l’anima. Mi sento uno schifo perché anche la stampa sta perdendo la sua indipendenza. Perché non si può più protestare e criticare quello che non va. Mi sento uno schifo perché non ci occupiamo di clima e di disastri idrogeologici, giocando con le nostre vite e col nostro futuro. Mi sento uno schifo perché c’è troppa musica di merda e i fottiti algoritmi ancora non hanno capito che sanremo non mi piace. Mi sento uno schifo perché da quando la cucina italiana è diventata patrimonio unesco, mangiare un kebab è quasi un reato. HASTA SIEMPRE KEBABBARO!!! Mi sento uno schifo perché il guscio che sto costruendo tra me e il mondo ancora non è abbastanza duro e mi tocca ancora indignarmi e incazzarmi. Mi sento uno schifo perché ognuno nel proprio dolore esiste (ma sembra non importi a nessuno). Mi sento uno schifo perché potrei parlare per ore di tutta questa merda ma non ne ho più voglia. Sono stanco!!! Mi sento uno schifo perché, mettiamoci l’animo in pace, anche il 2026 sarà la stessa merda Ma come diceva Bertold Brecht: “Quando sei nella merda fino al collo non ti resta che cantare”.. Mi sento uno schifo perché le parole hanno perso il loro significato (forse anche le mie).

venerdì 28 novembre 2025

Resta una parte di me. Quella più vicino al nulla.

Trilogia: s.f. [tri/lo/gi-/a]
Complesso di tre opere di uno stesso autore, teatrali, narrative, musicali, cinematografiche, ecc… ecc… che costituiscono un’unità artistica collegata tra loro per temi, affinità tecnica, artistica o stilistica.
 
del: preposizione articolata. Forma che deriva dalla fusione di “di e l’articolo determinativo “il”.
 
Potere: s.m. [po/te/re] sostantivo del verbo potenza.
Facoltà di fare qualcosa, secondo la propria volontà. Potere di decidere liberamente. Influenza esercitata su qualcuno o su qualcosa. Capacità straordinarie o sovranaturali (potere magico o potere dei supereroi). Organismo che esercita l’autorità politica, amministrativa o religiosa (poteri locali o poteri centrali).
Sinonimi: autorità, ascendente, influsso, dominio, supremazia, forza, comando, egemonia, supremazia.
 
Dieci mesi prima (adesso sono 9). Un tempo che sembra lontanissimo. Una distanza che può sembrare infinita. Non riesco neanche a immaginare quel giorno. O forse si!!! Perché comprare il biglietto per il concerto dei Litfiba non è stata una decisione improvvisa e neanche frutto di un’idea del momento. L’annuncio era nell’aria, ho aspettato, ho controllato le date e il luogo e ….. l’ho comprato. Fine. Una passione per la band fiorentina che nasce 35 anni fa (anno più anno meno), quando comprai il primo cd di Pelù e compagni, “Aprite i vostri occhi”. Un live che mi lascio letteralmente senza fiato. Arrivarono poi “Desaparecido”,17 Re” e “Litfiba 3”. La famosa “Trilogia del Potere”. Una bomba a mano innescata nelle mani di un sedicenne. Tutti a quell’età si sentono ribelli e i Litfiba rappresentavano un certo tipo di rock che prometteva evasione e libertà, fuori dagli schemi. Che nostalgia per quei tempi lì ….. Dicevo: “La trilogia del potere”, uno dei momenti più intensi e significativi della storia del rock italiano. Tre album, non solo consecutivi, ma un vero e proprio percorso narrativo e musicale, che rifletteva le tensioni politiche degli anni ’80, trasformandole in energia artistica di denuncia. Il cui filo conduttore è proprio quello del potere. Un potere visto come qualcosa che imprigiona, controlla e sopprime le identità personali. Tre album legati da testi che spesso parlano di società che controllano, di persone che si ribellano e di pensiero individuale. Una vera e propria chiamata alla consapevolezza. Una sveglia potentissima. Rock, new wave, influenze mediterranee con una generosa dose di suono inglese. Non proprio una musica comoda, le atmosfere sono scure e ipnotiche, urla, distorsioni, riflessioni profonde e visioni, spesso, oniriche, il cui scopo è quello di denunciare e trasmettere un messaggio di libertà e di rinascita. Una cosa mi stupisce (ma non più di tanto), nonostante siano passati 40 anni, la trilogia è attuale anche oggi. Ritmi di vita frenetici dove è difficile fermarsi, informazioni spesso inutili e divisive, governi prepotenti e protagonisti di privazioni delle libertà, fobie e guerre non ci hanno mai lasciato. Ghigo e Piero sapevano benissimo, nel loro gigantesco percorso, che la via giusta era quella della libertà e della verità. Dieci mesi. Ancora dieci mesi (adesso 9). Per non smettere mai di resistere.
 

Trilodia del Potere
:
Desaparecido – 1985
17 Re – 1986
Litfiba 3 – 1988

domenica 23 novembre 2025

'ngazzate nire

“Il mio sax porta le cicatrici della gioia e del dolore della vita”
 
Devo essere sincero, fino a qualche anno fa, non conoscevo affatto James Senese. L’ho scoperto tardi e per i primi tempi l’ho addirittura snobbato, perché l’idea di un jazzista partenopeo che sovvertiva le regole di un genere musicale (tanto amato e ascoltato) mi faceva storcere parecchio il naso. Per dirla alla napoletana “’o madonna du Carmine”. Ahahahahah!!! Che mi son perso. E invece, piano piano (grazie alla madonna ‘o Carmine) ho scoperto un mondo musicale nuovo, in cui l’unione del jazz, del blues e del soul al dialetto napoletano ha trasformato la sofferenza in melodia. Che figata assurda questo artista. James Senese (il vero nome era Gaetano) è stato uno dei più talentuosi musicisti italiani, ma così come ho fatto io per molto tempo, è stato vittima di ostracismo. Nato nel 1945 “diverso” (madre napoletana e padre afroamericano), tra le baraccopoli di Miano (quartiere poverissimo di Napoli). Crescendo ha saputo trasformare il suo disagio in musica. Combattendo sempre contro i pregiudizi per il suo colore della pelle. Una sperimentazione reale, creando un suono ibrido fatto di groove e tradizione popolare dal sapore internazionale (20 anni prima di tutti gli altri). Uno “Spiritual jazz” fatto di melodie e testi che sapevano, e sanno, raccontare le difficoltà del Sud. Uno che sfuggiva alle definizioni del classico jazzista. E’ stato la voce di una Napoli inquieta, orgogliosa e meticcia. Per 60 anni ha attraversato la musica italiana e non solo. Per me è difficilissimo consigliarvi, questo o quell’altro album, ancora devo ascoltare tanto per capire a pieno il suo suono “Black and white” basato su rabbia e melodia mediterranea, ma se un sabato mattina, piove e avete le balle girate, provate ad ascoltare qualche album dei “Napoli Centrale” o quelli da solista; quel suono di sassofono inconfondibile, furioso e palpitante, unito a una vocalità aspra ma conciliante vi rimetterà a posto, tanto da farvi vedere il sole. Oooohhhhh!!! Tranquilli, non è gesù cristo e non fa miracoli è solo una persona che grazie alla sua passione e dedizione per la musica ha ispirato generazioni di artisti. Il primo “Napolitan Power” lo si deve proprio a lui. Un musicista a cui si deve molto, non ripagato mai abbastanza per ciò che ha dato. Ca altro tanghe da dirt? Nulla!!! Se vi ho stuzzicato la curiosità, andate su spotify o su youtube e ascoltate un po’ di libera, sana e inesauribile energia musicale. “Bon voyage” James.

domenica 16 novembre 2025

Curre curre guagliò

22-9-1991. Un giorno come tanti ma non certo per qualcuno. Qualcuno da giorni mesi anni sta lottando. Contro chi di questo stato una gabbia sta facendo. Reprimendo attento ascolta dico reprimendo. Chi da solo denuncia e combatte sti fetiente e sa bene che significa emarginazione. Esattamente quanto costa amere un centro sociale. Officina 99. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Siente ste parole d’odio e pure d’amore. Si nu scatto di manette strette ai polsi dentro un cellulare. Guagliò. Fa più rumore nel tuo cuore di un comizio elettorale. Guagliò. Si nu bisogno soddisfatto sei sicuro non ti puoi sbagliare. Guagliò. Allora è chistu ‘o momnento e tu l’he a’ superà. Ca te piace o t’allamiente e ‘o mumento d’occupa. E’ di una fragilità guagliò. Si può vivere una vita intera come sbirri di frontiera, in un paese neutrale, anni persi ad aspettare. Qualcosa, qualcuno, la sorte o perché no la morte. Ma la tranquillità tanta cura per trovarla. Si la stabilità un onesto stare a galla. E’ di una fragilità guagliò. E’ di una fragilità guagliò. Forse un tossico che muore proprio al tuo portone. Forse un inaspettato aumento d’ ‘o pesone.  Forse nu licenziamento in tronco d’ ‘o padrone. Forse na risata ‘nfaccia ‘e nu carabiniere. Non so bene non so dire dove nasca quel calore. Ma so che brucia, arde e freme. Trasforma la tua vita no tu non lo puoi spiegare. Una sorte di apparente illogicità. Ti fa vivere una vita che per altri è assurdità. Ma tu fai la cosa giusta te l’ha detto quel calore. Ti brucia in petto è odio mosso da amore. Da amore guagliò. E’ di una fragilità guagliò. E’ di una fragilità guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò. Curre curre guagliò.
 
99 posse - 1993

venerdì 14 novembre 2025

..... sienteme mò, sienteme a mme, siente a 'O Zulù .....

Cinque giorni scarsi. E’ il tempo che ho impiegato per leggere “Vocazione Rivoluzionaria”, l’autobiografia (mai autorizzata) di Luca Persico. Luca chi? ‘O Zulù, quello dei 99 posse. Aaahhhhh!!! Era dai tempi di “Open” di Andrà Agassi che un’autobiografia non mi coinvolgesse così tanto. Mi è dispiaciuto tanto finirla, avrei voluto tanto leggere ancora aneddoti e vicende di un’anima così inquieta e intensa. E si, lo storico frontman dei 99 posse (band che ho sempre amato) mi ha coinvolto pienamente nella sua complessa vita di musicista, attivista, militante, artista e uomo. Una vita intera come sbirri di frontiera in un paese neutrale ….. dove si intrecciano ingiustizia e bellezza, tradizione e ribellione, musica e poesia. Dai primi movimenti giovanili fino alla scoperta della scrittura, dall’officina alla musica dei 99 posse, dalla denuncia sociale agli scontri in piazza, dall’esigenza collettiva di un’identità al rifiuto del mainstream, passando per la denuncia e l’antagonismo. Una forma di resistenza attuata per combattere contro le diseguaglianze e i soprusi, per dare voce a chi voce non ne ha. Palchi, centri sociali, viaggi (tantissimi), incontri (tantissimi pure quelli), scontri, successo e notorietà, ma anche conflitti, responsabilità, alienazione, droga e cadute. Che cazzo di vita affascinante. E poi il bisogno di ritrovare una propria autentica e autonoma identità senza paura di nascondere le fragilià personali. Diretto e incisivo come la sua voce e la sua personalità. ‘O Zulù, anzi Luca (anche se non ci conosciamo), Ci regala una gran bella narrazione, di battaglie dure e realistiche (….. tante mazzate pigliate, tante mazzate pigliate. Tante mazzate, ma tante mazzate pigliate. Ma una buona l’aimmo data …..), fino a un meritato rinnovamento personale. Un avvincente e intimo viaggio che batte, in cassa dritta, al tempo di emozioni, politica e suoni “vio-lenti”. Per chi, come me, è cresciuto ascoltando i 99 posse, e ha avuto anche il piacere di goderseli dal vivo, questa brutale autobiografia crea una intima connessione che va ben oltre gli ideali condivisi. “Vocazione Rivoluzionaria” è un intenso viaggio all’insegna della musica e dell’antifascismo. Una strada che per quanto dura, amara e difficile sia, vale sempre la pena percorrere. Bellissima “ ..… la versione integrale dei tuoi pensieri ….. ” Grazie Zulù, anzi grazie Luca.


domenica 9 novembre 2025

A bocca chiusa

Fatece largo che ….. passa domani, che adesso non si può. Oggi non apro perchè sciopererò, e andremo in strada cò tutti gli stiscioni, a fare come sempre la figura dei fregnoni. Ma a me de questo sai, non me ne importa niente, io oggi canto in mezzo all’altra gente. Perché ce credo o forse per decenza, che partecipazione certo è libertà ma è pure resistenza. E non ho scudi per proteggermi, ne armi per difendermi, ne caschi per nascondermi o santi a cui rivolgermi. Ho solo questa lingua in bocca e forse un mezzo sogno in tasca. E molti, molti errori brutti. Io però li pago tutti. Fatece largo che ….. passa il corteo e se riempiono le strade, via Merulano così pere un presepe e semo tanti che quasi fa paura. O solo tre sfigati come dice la questura. E le parole, si lo so, so sempre quelle. Ma è uscito il sole e a me me sembrano più belle. Scuola e lavoro, che temi originali, se non per quella vecchia idea de esse tutti uguali. E senza scudi per proteggermi, né armi per difendermi, né caschi per nascondermi o santi a cui rivolgermi. Con solo questa lingua in bocca. E se mi tagli pure questa, io non mi fermi, scusa canto pure a bocca chiusa. Guarda quanta gente c’è, che sa rispondere dopo di me a bocca chiusa. Guarda quanta gente c’è, che sa rispondere dopo di me a bocca chiusa. Mmmmmhhhh, mmmmmhhhh, mmmmmhhhh, mmmmmhhh, mmmmmhhhh, mmmmmhhhh!!! A bocca chiusa. A bocca chiusa. Guarda quanta gente c’è. A bocca chiusa. Guarda quanta gente c’è. A bocca chiusa. Mmmmmhhhh, mmmmmhhhh, mmmmmhhhh, mmmmmhhh, mmmmmhhhh, mmmmmhhhh!!!
 
Daniele Silvestri, 2013

martedì 4 novembre 2025

Canta che ti passa

Venerdì mattina. Dovrebbe piovere e invece oggi c’è proprio un bel sole. Metto le scarpe, prendo un paio di pantaloncini e via. Vado a correre. Sto decisamente meglio (esci mi tocco “rhi cuglioni”), e la corsetta piano piano ritorna a essere una piacevole routine. Sento, tranquillamente, il mio fiatone tra un passo e l’altro, l’ippodromo è quasi deserto. Che figata. Sto bene. Benissimo. Inizio a canticchiare una canzone senza preoccuparmi di niente. Senza badare alle persone che incrocio durante il percorso. Poi un’altra e un’altra ancora. Fluiscono incontrastate dalla mia mente, trasformandosi in energia. Corro e canticchio. CAZZO!!! canta che ti passa!!! È un’espressione che ha una sua verità. Mentre arranco in cerca di un’ambulanza o di un defibrillatore (ahahahahah!!! Scherzo, ma non troppo), penso alla musica e soprattutto alle canzoni; alla loro capacità di evocare emozioni, trasmettere messaggi e creare connessioni. Una storia lunga ed eterogenea che affiora fin dai miei ricordi più lontani. In effetti, ascolto musica fin da quando sono piccolo. Ho ancora il mangiadischi con i 45 giri dei cartoni, una marea di musicassette, vinili e cd a smerdo; e ogni volta che ho 5 minuti al posto della tv, io, accendo lo stereo. Rock, pop, jazz, reggae, metal, rap, cantautorale, di protesta, dance, disco, soul, country, folk e anche la classica (tranne quella merda di trap); ogni volta che sento una canzone ho un ricordo ben specifico di un momento della mia vita. Gioia, tristezza e nostalgia così come amici, familiari, ex e i più svariati personaggi, riecheggiano dopo sole poche note di una determinata canzone. Un archivio ricco e colorato di suoni, emozioni e pensieri. Canticchiare una canzone o ascoltarla è terapeutico. Allevia le preoccupazioni e lo stress, ma può anche essere tremendamente triste e dolorosa quando porta alla mente brutti e spiacevoli ricordi. Quando sei felice ti godi la musica ma è solo quando sei triste che capisci i testi, e se hai un ricordo o una persona dimenticata le canzoni li trovano. Cazzo sta iniziando a piovere!!! E’ passata un’ora e non me ne sono accorto. Volata tra stonature, pensieri distorti, gambe doloranti e tanta, tanta fatica. Poco importa. Oggi sto bene. Benissimo (altra vigorosa toccata di coglioni). Ahahahahah!!!


giovedì 9 ottobre 2025

#iosonopalestina - Le parole di Enrico Berlinguer


Discorso di Enrico Berlinguer tenuto dal palco della Festa dell’Unità di Tirrenia (Pisa), il 19 settembre 1982.

Avete sentito nei resoconti di questi giorni delle fucilazioni di massa, delle famiglie intere sgozzate, di malatti, medici, infermieri, strappati agli ospedali e uccisi. Dei bulldozer e delle mine che fanno saltare le case per impedire il calcolo dei morti. Sia ben chiaro che compiendo questa denuncia noi restiamo risolutamente  ostili all’antisemitismo. Perchè contrari a ogni forma di odio razziale a cominciare naturalmente da quello da cui sono pervasi gli attuali governanti d’israele. E anche in questa occasione vogliamo esprimere la nostra solidarietà e ammirazione sia al partito comunista d’israele e a tutti quegli ebrei che dentro e fuori lo stato d’israele si sono opposti e hanno condannato la condotta dei governanti di quel paese. Ma dovrebbe esser ormai evidente a tutte le persone di buona fede che un governo, come quello di begin e di sharon, che si comporta in questo modo, che cerca di annientare un intero popolo, che occupa militarmente un altro paese, non agisce ceerto per garantire la propria sicurezza. Ma agisce per impedire che un altro popolo, quello Palestinese, abbia anch’esso un suo territorio e uno stato col quale convivere pacificamente. E agisce secondo un disegno di espansione e di dominio da imporre nella zona più ampia possibile del Medio Oriente. Bisogna domandarsi come si sia potuto arrivare a tante atrocità e tanta tracotanza bellicista. Troppo lunga sarebbe l’analisi di tutte le responsabilità dirette e indirette. Di quelle di coloro che hanno sostenuto l’impresa israeliana, di coloro che non hanno fatto niente per impedirla e fermarla e di coloro che non hanno fatto abbastanza. Sta di fatto che due cose sostanzialmente emergono: !) israele si è valsa dell’appoggio pieno degli stati uniti, senza il quale non avrebbe potuto agire come ha agito. Ora anche Reagan esprime indignazione e disgusto. Ma il governo degli stati uniti quante volte ha avuto e non ha utilizzato la possibilità di agire verso israele in modo tale da impedirgli di giungere al punto in cui è giunta oggi? Perché ha posto il veto alle proposte di sanzioni dell’ONU? Perché non ha bloccato l’invio di aiuti economici e di pezzi di ricambio agli armamenti forniti dagli stati uniti a israele? 2) La comunità internazionale nelle sue varie espressioni (di organizzazioni, d’istituzioni mondiali, statali e anche popolari) non ha fatto niente di sostanzialmente incisivo per fermare l’aggressione e il massacro. (…..) Ma ora è chiaro che le parole, anche di condanna più dura non bastano più. Ne basta l’invito a israele votato questa volta all’unanimità dal Consiglio di Sicurezza dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, perché ritiri le forze armate da Beirut ovest, ne può bastare l’invito di osservatori dell’ONU. Ci vuole, abbiamo detto ieri nel comunicato della segreteria del nostro partito, un ultimatum che costringa israele con il ricorso alle misure più energiche a cessare il massacro, l’aggressione e l’occupazione. E riaffermiamo anche la richiesta che il governo italiano interrompa le relazioni diplomatiche con lo stato d’israele. Noi pensiamo, ce lo ricorda anche il messaggio del compagno Arafat, che sono in gioco anche l’onore a la parola dell’Italia.


lunedì 6 ottobre 2025

#iosonopalestina - Le parole del Lider Maximo


Discorso di Fidel Castro a nome del Movimento dei “Paesi Non Allineati” tenuto all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dell’ONU, il 12 ottobre 1979.


Egregio Signor Presidente. Egregi rappresentanti della comunità  mondiale.
Non sono venuto a parlare di Cuba. Non vengo a rappresentare in seno a questa assemblea la denuncia delle aggressioni di cui è stato vittima il nostro piccolo ma degno paese per ben 20 anni. Non vengo nemmeno a ferire con aggettivi non necessari il vicino potente nella sua propria casa. La VI conferenza dei Capi di Stato e di Governo dei “Paesi Non Allineati” ci ha incaricato di presentare presso la Nazioni Unite l’esito delle sue deliberazioni e gli atteggiamenti che ne derivano. Siamo in 95 i paesi di tutti i continenti, che rappresentiamo la stragrande maggioranza dell’umanità. Siamo uniti dalla determinazione di difendere la collaborazione tra i nostri paesi, il libero sviluppo nazionale e sociale, la sovranità, la sicurezza, l’uguaglianza e l’autodeterminazione. Siamo uniti nell’impegno di cambiare l’attuale sistema di relazioni internazionali, basato sull’ingiustizia, la disuguaglianza e l’oppressione. In politica internazionale, siamo un fattore globale autonomo. (…..) Noi, i Paesi Non Allineati, ribadiamo la necessità d’eliminare l’enorme disuguaglianza tra i paesi sviluppati e i paesi in via di sviluppo. Perciò lottiamo per debellare la povertà, la malattia e l’analfabetismo di cui soffrono ancora centinaia di milioni di esseri umani. Aspiriamo a un nuovo ordine mondiale basato sulla giustizia, l’equità e la pace, che sostituisca il sistema ingiusto e diseguale che prevale oggi, nel quale, secondo quanto si proclamò nella dichiarazione dell’Avana, “la ricchezza è ancora centrata tra le mani di alcune potenze le cui economie, fondate sullo spreco, si mantengono grazie allo sfruttamento dei lavoratori e al trasferimento e il saccheggio delle risorse naturali e altre risorse dei popoli dell’Africa, dell’America Latina ,dell’Asia e di altre regioni del mondo”. Tra gli argomenti da dibattere in questo periodo di sessione all’Assemblea Generale la pace è al primo posto delle nostre preoccupazioni. La ricerca della pace è anche un’aspirazione del movimento dei Paesi Non Allineati, ciò che è stato esaminato nella VI conferenza. Tuttavia la pace, per i nostri paesi è indivisibile. Vogliamo una pace ugualmente vantaggiosa a tutti, vale a dire, ai grandi e ai piccoli, ai potenti e ai deboli,  che abbracci tutti gli ambiti del mondo e che sopraggiunga tutti i cittadini. I Paesi Non Allineati, dalla loro fondazione, proclamano che i principi della coesistenza pacifica devono essere la pietra angolare delle relazioni internazionali, essi sono alla base del consolidamento della pace e della sicurezza internazionale, della riduzione della tensione e dell’espansione di questo processo a tutte le regioni del mondo e in tutte le relazioni, e devono essere applicati universalmente nelle relazioni tra gli stati. Ma nello stesso tempo, il VI Vertice pondera che tali principi attinenti alla coesistenza pacifica contengono anche  il diritto dei popoli sottomessi alla dominazione straniera e coloniale all’autodeterminazione, all’indipendenza, alla sovranità, all’integrità territoriale degli Stati, al diritto di ogni paese a metter fine all’occupazione straniera, all’acquisizione dei territori con la forza e a scegliere il loro sistema sociale, politico ed economico. Solo così la coesistenza pacifica potrà essere alla base di tutte le relazioni internazionali. Non ci si può negare che esaminando la struttura del mondo contemporaneo si costata che tali diritti dei nostri popoli non sono ancora garantiti. Noi, i Paesi Non Allineati, sappiamo quali sono i nostri nemici storici, da dove vengono le minacce e come dobbiamo combatterle. Per tale motivo abbiamo decisi all’Avana di riaffermare che: “La quintaessenza della politica di non allineamento, secondo i principi originali e fondamentali, implica la lotta contro l’imperialismo, il colonialismo, il neocolonialismo, l’apartheid, il razzismo, incluso il sionismo e qualsiasi forma d’aggressione, occupazione, dominazione, ingerenza oppure egemonie straniere, nonché la lotta contro le politiche delle grandi potenze e blocchi”. Così si capisce anche che la Dichiarazione dell’Avana abbina la lotta per la pace “all’appoggio politico , morale e materiale ai movimenti di liberazione nazionale e alla realizzazione di azioni comuni per eliminare la dominazione coloniale e la discriminazione raziale” (…..)
Signor Presidente.
La questione del Medio Oriente è, senz’altro, una delle situazioni più allarmanti nell’epoca contemporanea. Il VI Vertice l’esamina nei suoi due volti.  Da una parte, la conferenza riafferma che la determinazione d’israele di continuare la sua politica di aggressione, espansionismo e insediamento coloniale nei territori coloniali, con l’appoggio degli stati uniti, è una grave minaccia alla pace e alla sicurezza mondiali. Ugualmente, la conferenza esamina dal punto di vista dei diritti dei paesi arabi e della questione palestinese. Per Noi, i Paesi Non Allineati, la questione palestinese è il nocciolo del problema del Medio Oriente, cioè, fa parte del tutto quindi è impossibile risolverla separatamente. La base della pace nella regione comincia con il ritiro complessivo e incondizionato di israele dai territori arabi occupati e presuppone per il popolo palestinese la restituzione di tutti i territori occupati e il recupero dei suoi diritti nazionali inalienabili, incluso il diritto al rientro nella sua patria, all’autodeterminazione e allo stabilimento di uno Stato indipendente nella Palestina, nei limiti della Risoluzione 3236 dell’Assemblea Generale. Quanto sopra indica l’illegalità e la nullità delle misure adottate da israele nei Territori Palestinesi e arabi occupati, nonché lo stabilimento delle colonie o insediamenti nei Territori Palestinesi e arabi, il cui smantellamento immediato è un’esigenza per trovare una soluzione al problema. Come dissi nel mio discorso al VI Vertice:“ … non siamo dei fanatici. Il movimento rivoluzionario si è formato nell’odio alla discriminazione razziale e ai programmi di qualsiasi tipo, dal più profondo delle nostre anime, rifiutiamo con tutte le nostre forze la spietata persecuzione e il genocidio scatenato dal razzismo contro il popolo ebraico. Tuttavia non c’è niente di più simile nella nostra storia contemporanea che lo sgombero, la persecuzione e il genocidio che portano avanti oggi l’imperialismo e il sionismo contro il popolo palestinese. Privati delle loro terre, cacciati dalla loro patria, dispersi per il mondo, perseguitati e assassinati, gli eroici palestinesi sono un esempio impressionante d’abnegazione e patriottismo, e sono il simbolo vivente del crimine più grande della nostra epoca” ( …..)
 

domenica 5 ottobre 2025

Guida galattica per superare un'estate di merda - Camminare

(…..) Non potendo fare sport, o meglio non volendo (ho ancora una fottuta paura di avere le vertigini) ho camminato tantissimo. Un modo per schiarire la mente, calmarsi, riflettere e trovare soluzioni ai problemi. Ogni giorno mi prendevo cura di me, soprattutto lungo il “sentireo Pakistano” (cosi ho battezzato una stradina). Ho macinato parecchi km, eliminando i pensieri negativi, tra Paduledda e Marinedda (…..) Come ti senti quando cammini? Camminare ogni giorno fa bene, ve lo assicuro. Specialmente in questa merdosissima estate, che per fortuna è finita. In una testa piena di rumore, cercare il silenzio tra un passo e l’altro, è servito. Una sorta di disconnessione attiva. Una scelta che giorno dopo giorno, ha contribuito a migliorare corpo e mente. Non sto parlando d’imprese epiche, nè di km da vantare. Affrontavo lenti i miei 10 km al giorno, anche spezzettati, attivando l’umore, la serotonina e la dopamina, necessari al mio scopo. Funzionava anche nei giorni “No”, quando la testa era pesante e mi sentivo sbandare. Camminare ogni giorno era una piccola terapia, un modo per tornare a casa con un’idea in più e un peso in meno. Non è stato un ripiego della corsa ma una scelta consapevole. Ho scoperto che un gesto apparentemente semplice era la cosa migliore da fare. Una meditazione in movimento e un modo per riconnettermi a me stesso. Gratuito e accessibile a tutti, camminare è un gesto sovversivo. Camminare è lento ma potentissimo. Cazzo sto filosofeggiando troppo!!! Merito o colpa delle camminate? Ahahahaha!!! A volte serve un passo alla volta, dove anche il più piccolo conta.
 
p.s. questa serie di post “Guida galattica per superare un’estate di merda” sono frutto di una lunga camminata. Non so se camminare è poi così tanto produttivo. Ahahahahah!!! Tranquilli sono finiti.

mercoledì 1 ottobre 2025

Guida galattica per superare un'estate di merda - Pensare

“ ….. ma un’altra grande forza spiegava allora le sue ali, perole che dicevano: gli uomini son tutti uguali. E contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via, la bomba proletaria e illuminava l’aria la fiaccola dell’anarchia, la fiaccola dell’anarchia, la fiaccola dell’anarchia …..”
Francesco Guccini  - La Locomotiva, 1972
 
 […..] e riflettuto sul mondo grazie al trattato “La morale Anarchica” di Alekseevic Kropotkin […..] Devo essere sincero, non ero troppo convinto di scrivere un post su questo tipo di lettura. Visto che “La Morale Anarchica” di Petr Alekseevic Kropotkin, non è il classico romanzo di cui parlo e scrivo. Non è una di quelle letture che finisci per amare e non vorresti che finissero mai. Non parlerò troppo e spero di riuscire a spiegarvi in poche righe. Questo è un fottuto trattato di filosofia politica, che lascia ben poco spazio alla spensieratezza, alla fantasia e alla divagazione pura. Premetto che sono sempre stato affascinato dall’ideale anarchico e il pensiero di leggerlo l’avevo da un bel po’. Quando ho trovato l’e-book per pochi euro, non ho resistito. Acquista con un click!!! Fatto!!! Ecco come, questa estate, mi sono finalmente deciso ad affrontare una simile lettura. Impegnativa, difficile da leggere e da spiegare. Perché l’anarchia è molto più complessa di quanto generalmente si affermi frettolosamente nei discorsi da bar. In questo libretto (sono veramente poche pagine) Kropotkin, propone l’idea di una società libera, solidale e egualitaria, grazie alla sovversione e alla disubbidienza contro ogni autorità politica e religiosa. Le celebri parole “Dichiarandoci anarchici proclamiamo innanzitutto di rinunciare a trattare gli altri come non vorremo essere trattati noi da loro, di non tollerare più la diseguaglianza che permetterebbe ad alcuni di esercitare la propria forza, astuzia o abilità in maniera odiosa” sono il cardine su cui si basa tutto il pamphlet. Una morale basata sul rispetto della natura umana, libera da imposizioni e restrizioni in nome della reciprocità tra ogni singolo uomo. Libertà individuale, autogoverno e solidarietà umana contro capitalismo, strutture sociali autoritarie e imposte. Scritto nel 1890 è un’opera fondamentale per comprendere l’anarchia e il suo sviluppo; dato che, la lotta di classe, le ingiustizie, i soprusi e i governi autoritari continuano a non passare mai di moda, porco dio!!! La vera anarchia non ammette la violenza, è pur vero che significa società senza autorità, ma ne professa una, dove la ragione è l’unico governo legittimo. Non è una favola, ma una testarda constatazione del fatto che le nostre vite non possono essere affidate a re, preti, governi, politici e generali. Una dottrina teorizzata in cui organizzarsi liberamente senza l’imposizione di autorità è alla base. Ma, visto come va il mondo in questi tempi, “né dio, né padroni” purtroppo rimane un discorso utopistico. Mi fermo qui perchè mi sto agitando. E’ un attimo. Voglia di bestemmiare!!! **** *** ******** ******!!! Ahahahahah!!!
 
p.s. israele merda, ci sta sempre bene

D'amore e d'Anarchia - Ovvero "Stamattina alle 10 in via Fiori nella nota casa di tolleranza ..."
di Lina Wertmuller, 1973

sabato 27 settembre 2025

Guida galattica per superare un'estate di merda - Leggere

“Questa era la vita dei pirati (…..) Non eravamo come gli altri marinai. Le nostre navi non navigavano per arrivare da qualche parte. Ci chiamavamo fratelli e compagni, ma la famiglia e gli amici erano l’ultimo dei nostri pensieri. I benpensanti ci chiamavano nemici dell’umanità, e in un certo senso avevano ragione, perché  nessuno poteva essere nostro amico, neppure noi stessi. No, avevamo la memoria corta, e così doveva essere, sul piano umano, se volevamo conservare il buonumore (…..) Ne avevamo visti troppi inghiottiti nel mare dell’incertezza, che era quello in cui vagavamo come anime in pena senza lasciar scia ne onde di prua”.
La vera storia del pirata Long John Silver . Bjorn Larsson - 1998 

 […..] Nuove prospettive, nuove visioni e nuove idee. Perché leggere in fin dei conti e come viaggiare. I libri ti portano in mondi nuovi ti fanno incontrare persone interessanti e vecchi amici (come nel mio caso). Ho navigato col pirata Long John Silver grazie alla sua fantastica (è proprio il caso di dirlo) autobiografia scritta dai Bjorn Larsson (ve ne parlerò sicuramente) … […..] Eccomi. Può una storia di pirati tenere col fiato sospeso un cinquantenne? Certo che si!!! E’ quello che è capitato a me, questo agosto. Ritrovarmi adulto a leggere una storia fantastica, come un adolescente, è stato un piacevole rifugio dalla realtà. Tesori, taverne fumose, porti affollati, vascelli, cattivi capitani, arrembaggi, battaglie epiche e pericolose tempeste, mi hanno trasportato in giro per mari. Merito di Long John Silver che in prima persona ha raccontato tutto ciò in una splendida autobiografia. Mmmhhh!!! Un momento, John Silver non è mai esistito veramente. E’ Stevenson che l’ha creato nel suo romanzo “L’isola del tesoro”, per poi farlo sparire nel nulla. Come ha fatto a riapparire vivo, vecchio e ricco in Madagascar? Questa resurrezione la dobbiamo a Bjorn Larsson (di cui vi ho già parlato per altri libri) che, come un pugno nello stomaco a sorpresa, mi ha trasportato nel crudo realismo della vita piratesca, lontano dalle fiabe per ragazzi. Se state cercando un libro di avventura per adulti, questo è il vostro. Il racconto di una vita mai esistita con riferimanti storico culturali reali. Tutto si intreccia magnificamente tra romanzo e realtà. Una vera ricostruzione fedele sulle impiccagioni, lo schiavismo, il contrabbando, la condiscendenza dalla marina inglese e il suo successivo accanimento, la guerra con la Spagna ecc… ecc… Un bellissimo romanzo storico che offre una prospettiva unica e coinvolgente sulla società inglese del XVIII secolo. Che personaggio questo Long John Silver, che carattere a tratti talmente reale che scordavo il fatto che non fosse mai esistito. Merito di Larsson che ha reso le avventure, del pirata senza una gamba, veramente credibili, grazie a una scrittura fluida e appassionata. Pagine che si leggono velocemente. Che attraggono il lettore come una calamita, per ore, senza mai provare noia. Pronti a salpare per mare? “Chi avrebbe potuto credere che sarebbe finita così? L’avventurosa e veritiera storia di John Long Silver, detto Barbeque dai suoi amici, se mai ne ha avuti, e dai suoi nemici, che invece erano di sicuro tanti. Basta con le buffonate e le invenzioni. Basta con i bluff e le sparate. Scopriamo le carte (…..) Solo la verità , da cima a fondo, senza trucchi ne secondi fini”