• Sassari, la Torres, svegliarsi all’IsolaRossa, fare colazione al bar, il tramonto di Marinedda, la festa della birra trinitaiese, il "Che", il Genoa, la partitella di basket, l’alcool, gli amici, le tette enormi, la libertà, la birra, la fotografia, la musica, dipingere, correre, la gnocca, viaggiare, le sbornie, la pornografia, Diego Armando Maradona, i Led Zeppelin, lo stomaco attorcigliato e il cuore che batte per qualcuna (stronza), fottersene, George Best, vivere una crisi, i CCCP, mandare tutti a fare in culo, giocare a subbuteo, leggere, odiare, i p*mpini, il cibo, Dublino, il mare, le amiche del mare, le d****e, il calcio, le donne, Fabrizio De Andrè, fare un giro con la vespa, l’amore, il venerdì sera, il cecio del giorno dopo, i libri, i Pink Floyd, gli assilli, le occhiaie sul viso, il comunismo, essere di sinistra, le scimmie, gli Afterhours, alcuni films, la lista delle persone che mi stanno sul cazzo, la pasta al forno di nonna, Janis Joplin, le scritte sui muri, il culo di una ragazza che ho visto l’altro giorno per strada, i campari soda, la musica sassarese, ascoltare un vinile, mincionare, la figa, una bella scopata, gli spaghetti n°5 Barilla aglio olio e peperoncino, le cazzate dette al bancone dei bar, il panino gorgonzola e mortadella a metà mattina, la colazione dei campioni, raccontare storie, i panini di Renato, la sculacciata a pecorina, il poker, festeggiare almeno un mondiale, impennare, andare in libreria, i tatuaggi, pisciare in mezzo alla natura, i vecchi oggetti, stare da solo, i polizieschi italiani anni '70, cucinare per gli amici, farsi un giro in bicicletta, la liquirizia, il signor G. Mina, giocare a carte, Andy Capp, i calamari fritti, la mattonella di melanzane della L, Capitan Harlock, Enrico Berlinguer, qualche serie tv, essere un Impiccababbu, l'nduja. il Duca Bianco, Charles Baudelaire, coltivare qualcosa, Snoopy, bestemmiare, i Joy Division, il gin tonic, Hemingway, il Picoolo Bar, i films con gli squali, Tina Modotti, i pistacchi, le botte al Fight Club, Francesco Guccini, Charles Bukowski, la poesia, la pennicchella, i Litfiba ………. To be continued
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martedì 6 ottobre 2026

Happiness is ......

“Se corri sei un runner. Non importa quanto veloce o quanto lontano corri. Non importa se oggi è il tuo primo giorno o se corri da vent’anni. Se t’infili le scarpe ed esci a correre, sei un runner, fai perte del club”
 
Apro gli occhi. E’ ancora buio. Verso le 2 mi sono svegliato per chiudere la finestra, pioveva. Chiedo ad Alexa, che ore sono?  Le 6 e 34. E’ ora. Lo faccio ormai da un mese e mezzo; mi sveglio, vado in cucina, caffettiera sul fornello, aspetto che il caffè salga ascoltando l’edicola di La7, mi preparo ed esco. Vado a correre. Nuovamente. Quasi ogni giorno. Da quando ho ripreso a correre ho notato il cambiamento, ora le giornate sono più corte e anche la mattina perde quotidianamente minuti di luce. Allle 7 e 30 inizia a fare luce ma oggi è nuvoloso e minaccia pioggia, c’è ancora buio. I primi 5 minuti sono tremendi, le gambe sono dure e i polpacci mi supplicano di fermarmi. Non vanno. Nooo cazzoooo!!! Resisto. Vado avanti. Arrivo all’ippodromo. Non c’è nessuno. Sembra un quadro dei “Macchiaioli toscani”, una piccola opera d’arte. Continuo ad andare, senza fretta, godendomi la splendida giornata uggiosa che sa di autunno. Sto bene, benissimo. Figata. Le gambe rispondono molto meglio. Non importa quanto vado piano, l’importante è non rovinare questa bella sensazione. Continuo. Faccio due giri e rientrando allungo verso la facoltà di veterinaria. Altri 10 minuti, voglio beneficiare a pieno di questa mattinata in cui tutto sembra cosi tranquillo. Calmo. Pacifico. Arrivo sotto casa completamente sudato e stanco morto. Ma oggi sono contento, penso: “è la più bella corsa di sempre?” Forse no. Ma cosa importa, questa mattinata è stata veramente speciale. E ora? Mi godo le endorfine!!!

mercoledì 13 maggio 2026

Un'altra cavolata (New York bullshit)

Quando Gavino arrivò a New York, l’inverno sembrava non finire mai. Il vento tra i palazzi gli tagliava il viso. Era cosi diverso dal maestrale che spesso imperversava per Sassari, che sapeva di mare e polvere calda, questo era glaciale, distaccato e inospitale. Gavino aveva vent’anni e conosceva pochissime parole d’inglese, ma aveva una memoria ostinata che non lo lasciava andare, e anche se quei palazzi sembravano scogli verticali la sua lontanissima Sassari appariva sempre molto vicina. All’inizio, lavorò dove capitava: lavapiatti, fattorino e anche commesso in un negozio cinese nel Queens. Le giornate scorrevano veloci, ma le sere erano sempre troppo lunghe. Gli mancava la pioggia, il rumore delle voci di piazza Tola, l’odore del pane dei fornai, il bregheghedè e le grida dell’acquedotto. Trovò lavoro in una tavola calda, dove tutto sapeva di fritto e carne bruciata. Un giorno mentre rassettava la cucina vide una cassetta piena di cavolo cappuccio che non se la passava tanto bene. Chiese se poteva prendere qualcuno, e quella sera da vero “magna caula”, a fine turno, tornò a casa con due cavoli sotto braccio. Li assaggiò, erano buoni ma troppo lontani dal quel sapore che conosceva fin troppo bene. Nel suo piccolo monolocale di Brooklyn, aprì il frigo; che tristezza!!! Era semi vuoto; una cipolla, un barattolino di yogurt, un vasetto aperto di senape, della maionese e una carota. Non si perse d’animo. Aveva i cavoli, e voleva creare qualcosa che fosse suo, qualcosa che gli parlasse di Sassari anche a migliaia di chilometri di distanza. Tagliò il cavolo molto finemente, così come la cipolla e la carota, ci aggiunse tre cucchiai di maionese, uno di senape e un pò di yogurt. Poi un pizzico di zucchero, sale, pepe e una generosa spruzzata di aceto che aveva trovato sotto il lavello. Mischio tutto. Quando l’assaggiò chiuse gli occhi, il cavolo richiamava vagamente Sassari, ma la sua città non gli apparve. Era ancora a New York. All’interno di quel “meltin’ pot” dove aveva scelto di vivere. Da quel giorno, ogni volta che la nostalgia diventava troppo pesante, Gavino preparava la sua insalata; prima solo per i colleghi di lavoro e poi anche per i clienti. Dentro una semplice ciotola creare quell’insalata lo aiutava a restare illeso dalla dura vita di emigrato, mescolare ciò che era stato con ciò che stava diventando, era abbastanza. Fu così che inventò la sua “cavolata” (coleslaw), dal gusto internazionale ma con un cuore sassarese.
 
Insalata Coleslaw: molto diffusa nel mondo anglosassone, e in modo particolare nella “Grande Mela”. Il nome deriva dall’olandese “koolslaw” (unione tra le parole “kool”, cavolo e “sla” abbreviazione di salad). Gli ingredienti si contano sulle dita di una mano (si fa per dire), ma di varianti ne esistono parecchie. Quella Newyorkese è la più famosa. Prepararla è semplicissimo. Tagliate finemente i cavoli, la cipolla, la carota e mescolate insieme a tutto il resto. Lasciate riposare un’oretta e servite.
Ingredienti: ¼ di cavolo cappuccio bianco, ¼  di cavolo cappuccio rosso, ½ di cipolla, 1 carota, 3 cucchiai di maionese, 1 cucchiaio di senape di Digione, 2 cucchiai di yogurt bianco magro, 1 cucchiaio di aceto bianco, un pizzico di zucchero, sale, pepe.

mercoledì 6 maggio 2026

La Cavolata

"La cauladda"
Passendi calchi volta in Santa Giara,
una casa lu zelu giè m’ammenta,
e l’occi sò di mè cumari cara
e la cauladda  cun fiaggu d’ammenta.
Cumari m’ha imparaddu la ricetta:
dizi a piglia sasthizza e sasthizzoni,
fiancagliula e di lardhu bana fetta,
carri puschina e dui areccihoni boni,
Eba e i lu sali no fa calchi isbagliu.
Fattu lu brodu getta a foglia a foglia
la caula, e s’è cottapiglia lardhu
e fa lu pestu cun menta e cun l’agliu.
Lassala suffriggì; poi magna a voglia:
cun vinu bonu già ve bon’ismardhu.
 
“Thatharesu magna caula”, letteralmente “sassarese magnia cavoli”, è un celebre appellativo dialettale usato in Sardegna per indicare gli abitanti di Sassari, utilizzato principalmente come sfottò benevolo dagli altri sardi, ma raramente usato all’interno della città stessa. Non sempre usato come sbeffeggiamento o presa in giro, questo epiteto sottolinea l’identità e la vocazione contadina degli orti sassaresi. Una simpatica etichetta che ha radici profonde nell’economia cittadina. Un’eredità che va dal Medioevo fino agli inizi del novecento; quando i terreni del “sassarese” erano una delle principali zone di coltivazioni dell’isola. Nasce da qui la tradizione culinaria turritana particolarmente diffusa nei rioni storici, dove il cavolo era una risorsa povera ma centrale della cucina locale, che raccontava di una città che non esiste più. Non è quindi un caso che diversi piatti tipici della città, alcuni ormai meno in uso, siano spesso caratterizzati dalla presenza del cavolo. Un esempio è la “csuladda” (cavolata). Ahahahahah!!! La cavolata era un vero e proprio piatto tipico della città, fino almeno alla metà del novecento. Tanto che si ritrova in diversi ricettari, in stornelli e persino in alcune poesie. Gli ingredienti sono poveri, oltre al cavolo (da cui prende nome e ispirazione), sono: salsiccia, salsiccione, lardo, costata di manzo, pancia e orecchie del porco: il tutto condito con menta e aglio. Il procedimento è semplice, si fa il brodo con acqua, sale e i vari tipi di carne, e poi al momento giusto si buttano le foglie del cavolo verza. Un piatto da vero “sassaresu in ciabi”, caduto ormai in disuso e purtroppo sostituito, con l’aggiunta del finocchietto e della fabà (favata) o in alternativa dal fasgiòrudòndu (ceciata).Un vero peccato che non si facciano più le cavolate di una volta!!!

Buon Genetliaco Compagno N. A Zent'anni!!!

lunedì 24 marzo 2025

Lo Zen e l'arte di allenarsi

Apro gli occhi, è ancora buio. “Alexa che ore sono?” Le 4 e 38 risponde. Butto giù qualche madonna, tutti i santi e visto che ci sono ci passa pure Gesù, perché so già che ritornare tra le braccia di Morfeo sarà impossibile. Bestemmiando, inizia la mia giornata. Bestemmiando, inizia una nuova settimana. E sempre bestemmiando, inizia anche questo lunedì. Come la maggior parte delle persone non provo odio nei confronti del lunedì, e non mi dispiace svegliarmi presto (anche se così è troppo) anzi per certi versi potrei dire che quasi mi piace esibire un bel paio di occhiaie. Con estrema calma: doccia, caffè, qualche telegiornale, un po’ di musica (sempre) e tra qualche ora andrò nuovamente a combattere le mie battaglie. Una liturgia laica che si ripete da 8 anni, 3 volte a settimana, la mattina, all’ora del “Disagio”. Combatto ma non si vede. Combatto contro il dolore, la fatica, i miei pensieri e il caos che ho dentro. Non ho avversari, affronto ogni volta quella cazzo di voce che sussurra; “non alzarti, non andare, fermati, non ce la fai, arrenditi”. Sto grandissimo cazzo, sono qui, stanco e assonato, ma fino a quando ne ho, continuo. Il sorriso è largo per nascondere lo sguardo triste e convincermi che tutto vada bene. Chiedo scusa al mio corpo. Oggi è dura, la spalla destra fa veramente male (altre bestemmie), le ginocchia, tanto per cambiare, chiedono una tregua e lo psoas … che ve lo dico a fare. Sono un unico, insopportabile, dolore. Sono rotto. Il fiato è corto e ansimo, la testa gira, le gambe tremano e i muscoli bruciano, mancano pochi secondi alla fine del round, non ci sono scorciatoie, non si molla. Soffro. Non è solo fatica, è un bisogno viscerale, una necessità impellente, non so spiegarlo bene [ …. un rapimento, un estasi ….. Mi ami? - CCCP 1984]. Mi rifugio qui, non lo faccio per la gloria (come dicevano i Led Zeppelin nel ’71 in “Stairway to heaven”), ne per avere gli addominali scolpiti e un corpo perfetto, qui vengo alla ricerca del dolore, per superare i miei demoni, mettere alla prova le mie debolezze, scoprire chi sono e trovare la pace. Un passo alla volta, giorno dopo giorno. Una soddisfazione che non avrei mai provato stando fermo. Non si sfugge dalle difficoltà e dalle sfide, bisogna andargli incontro. Perché quando il sudore si asciuga e il respiro si calma, anche lo spirito rifiata. Le endorfine calmano animo e cuore. Raggiungo il mio traguardo felice e ritiro finalmente il mio premio ….. “Una maglietta sudata”.

lunedì 3 novembre 2014

P3 Brewing Company "Riff" Session White IPA

Riff: E’ una frase musicale (ossia una successione di note con una propria identità espressiva, come lo è in linguistica una frase di un discorso) che si ripete frequentemente all’interno di una composizione e che viene utilizzato di solito come accompagnamento. Il termine è probabilmente un’abbreviazione e alterazione del refrain.

La voce girava per Sassari già da un po’ di tempo. Gli ambienti alcoolici e no, fornivano informazioni circondate da aloni di mistero. Ognuno faceva le sue supposizioni. Ma fino al giorno del lancio nel mercato brassaiolo italiano, nessuno, tranne i diretti interessati, aveva una chiara idea del tipo di birra che avrebbe varcato i cancelli della strada 32 di Predda Niedda. Mercoledì 24 settembre 2014. Finalmente i “P3” hanno donato la luce alla loro ultima maltata creazione. Il poker è servito, come recitava l’annuncio aziendale. E sono quattro, dico io!!! Il nome della nuova nata è “Riff”, lo stile che i ragazzi hanno scelto è “session white IPA”.  Uno stile in rapida ascesa, che unisce il white, l’uso del frumento, a quello classico delle IPA. Un’idea stuzzicante. Le caratteristiche di questa birra sono il colore giallo paglierino, le inconfondibili note agrumate (scorza d’arancia), le ottime spezie usate e una energetica “schitarrata” di malti e luppoli (non chiedetemi quali, io bevo, non produco). Servita alla giusta temperatura 6-8°C e grazie alla non elevata gradazione (4,5%) permette a noi consumatori abituali un massiccio e piacevole ingurgitamento. Beverina e gradevolissima. Nelle giornate sassaresi, ancora abbastanza calde, scende, scende, scende e scende che è un piacere!!! L’etichetta è figa, segue l’inconfondibile stile e grafica delle sue sorelle maggiori. Insomma un esecuzione perfetta!!! Clap clap clapi!!!

P.S. quando mi date la maglietta?

mercoledì 7 maggio 2014

Per la maglia e boh....

Il rosso, il blu e il verde sono gli unici tre colori primari. Tre colori dello spettro elettromagnetico percepibile dell’occhio umano. Mischiati tra loro possono dare una miriade di altri colori, ma se affiancate il rosso al blu e li mettete su uno sfondo verde creerete “magia”. Un’affinità elettiva, un qualcosa che deve esistere e senza la quale il mondo sarebbe diverso. Un qualcosa che ho amato, e mi ha stregato, fin dal primo momento in cui l’ho vista. Indossavo quella maglia e in un attimo il cortile in cui giocavo da bambino diventava l’Acquedotto. Partivo da metà campo palla al piede, dribblavo tutti e goal!!! Non succedeva quasi mai, ma quando accadeva…… La maglia della Torres, poesia, romanticismo, passione, sacralità. Quei colori sono l’unica forma di amore eterno. Sono tifoso e lo resterò per tutta la vita. Potrò cambiare moglie, amante, partito politico e perfino religione, ma mai la squadra del cuore. Il rossoblu su un prato verde è una fede. Alcuni credono che il calcio sia questione di vita o morte, non concordo con questa affermazione, posso assicurarvi che è una questione molto, ma molto più seria. Sono incazzato nero. L’ignobile spettacolo che domenica pomeriggio i giocatori della Torres hanno offerto all’Acquedotto, me le ha fatte girare parecchio. Come è possibile non amare quei colori e scendere a patti con avversari disonesti. Come è possibile fare un biscotto e concordare un pareggino accomodante per entrambi. Mi sono proprio fracassato il cazzo di giocatori mercenari, di giocatori che non rispettano la maglia che indossano, di giocatori che non rispettano i tifosi. Ogni maledetta domenica, indipendentemente dal tempo, dagli impegni e dall’umore di merda, passati in curva a soffrire e urlare, col solo scopo di aiutarli a metterla dentro. Questo è il riconoscimento? E come se niente fosse sono pure venuti sotto la curva a prendersi un applauso. Vaffanculo!!! Giocatori di merda!!! Basta divinizzarli, di chiunque si tratti, sono solo stipendiati… Dov’è finita la poesia, la folgorazione e l’ineluttabilità di un goal fatto per la vittoria? Tra due domeniche sarà di nuovo partita vera, conterà nuovamente il risultato, conterà metterla dentro, conterà il sudore dentro quella maglia. Vorrei proprio vederli giocare 90 minuti senza la spinta dei nostri cori. Canterò, perderò ancora una volta la voce, ma non per i giocatori. Lo farò per Sassari, per la Torres, per quei colori, e soprattutto……. per la maglia e boh, per la maglia e boh, per la maglia e boh, per la maglia canterò…….. 

martedì 15 ottobre 2013

P3 Brewing Company "110" Imperial Stout

19 aprile 1903, nasce la S.E.F. Torres. 110 anni di gioie e dolori, di passione e amore incondizionato. 110 anni in cui i sassaresi si sono sentiti orgogliosi e fieri di tifare, incitare e sostenere i colori di Sassari. 110 anni di amari calici della sconfitta e spensierate sbornie post vittoria. Ora, grazie al birrificio sassarese della “P3 Brewing Company”, in città c’è un motivo in più per mandare giù una delusione o brindare a un successo. In onore di questo storico traguardo è nata la “110”. Una Imperial Stout in edizione limitata (solo 500 bottiglie, tutte certificate) per gli amanti della Torres e della birra. I sostenitori non potevano che immaginarsela cosi, grande (2 litri), graficamente un bè torresina, dove oro e rossoblu la fanno da padroni e bedda teccia 7,3%. Questa “cotta unica di imperial stout, si presenta con una schiuma di trama fitta e cremosa, e un misterioso colore scuro con riflessi color tonaca di frate. Al naso si rivelano note di frutta matura e aromi torrefatti, il gusto è un labirinto di sensazioni e ammalianti trame, al palato la ritroviamo vellutata con eleganti note di rovere, richiami salmastri e intense note di whisky che riscaldano cuore e anima”. Il classico Torres e birra della domenica pomeriggio, con questo nuovo ingresso, si fa molto più interessante. Una birra speciale per occasioni speciali. Ora non devo far altro che aspettare il momento giusto per stappare la mia N°99…. E come sempre ZI VIDIMMU ALLA TORRESE!!!



lunedì 2 settembre 2013

P3 Brewing Company "50 Nodi" IPA

E’ già sul mercato da un bel po’!!! Ne ho già ingurgitato parecchi ettolitri!!! E’ arrivata l’ora di parlarvene!!!  La ”50 Nodi”è il secondo gioiellino, in ordine di apparizione, della P3 Brewing Company. Dopo la “Speed” il birrificio artigianale sassarese ha stupito ancora. Questa “50 Nodi” ha colpito veramente nel segno. Il formato è sempre lo stesso, quello confortante della bottiglia da 75 cl.. Questa ottima IPA è una birra di colore ambrato, la schiuma è compatta e persistente. Al gusto  è caratterizzata da lievi note di caramello e intensi profumi floreali. Si percepiscono agrumi e frutta esotica (pompelmo e ananas). La miscela di luppoli inglesi, neozelandesi e americani da a questa birra un corpo deciso dal bel carattere forte, il tutto racchiuso in soli 5,8%. Il retrogusto è proprio come piace a me bella amara fino alla fine. Ottima compagna nelle calde serate estive, ma credo che anche nelle notti da vecchi lupi di mare faccia un ottima compagnia. Oste un'altra per dio, la ciurma ha sete!!! Buona IPA. Bravi P3!!!

Il vento dell'oceano soffiava impazzito. Come fruste le onde schiccavano sulla prua e le vele stridevano gonfie di maestrale, ma il tuo sguardo è fisso sulle luci del porto che brillano in lontananza... anche questa traversata si è conclusae la ciurma festosa ammaina le velee inizia a brindare!

martedì 4 giugno 2013

Ciaccuttèndi pà Sassari

Scarpe comode, buon passo e macchina fotografica. Pronti via. Non c’è niente di più bello che uscire di buon ora e passeggiare per le vie di Sassari. Durante questo lungo inverno uggioso spesso ho pensato di farlo, ma clima avverso e attacchi di vera e propria “mandronia” me lo hanno sempre impedito. Fino a questa mattina quando senza pensarci su sono uscito per qualche ora di cazzeggio bello e buono. Dopo la colazione consumata assolutamente al bar, sono partito verso il centro in compagnia solo dei miei pensieri e della reflex. Quant’è bello passeggiare per la città? Girare per le vie di Sassari è sempre una avventura, lo spirito paripatetico ti spinge a soffermarti su particolari di solito trascurati, affrontando diversi itinerari e nuovi percorsi, all’insegna della libertà. Camminando, la città mi appare diversa da quando mi capita di attraversarla in motorino. Camminare è una piccola esperienza aperta al nuovo e all’imprevisto. Si possono scoprire angoli della città poco conosciuti, ci si può fermare con calma ad ammirare un palazzo mai osservato con attenzione oppure assaporare l’atmosfera di una vecchia via o lo spettacolo della diversità delle persone. Passeggiare stimola la produzione di idee e la riflessione, il flusso dei miei pensieri durante quei passi è florido e travolgente. Una rilassante camminata, qualche bello scatto, un energico panino con mortadella, la birretta in office e la ricetta per una perfetta mattinata di cazzeggio è completa.


lunedì 29 aprile 2013

“Quando in campo scenderai, non ti lasceremo mai sola, sola, con te sempre sarem, Torres Torres”.

Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh  
I più forti ormai si sa, l’avversario sta a tremar, e l’attacco segna reti a volontà,
le difese son stupite dal nostro gioco son incantate andiamo a rete con tanta facilità,
centrocampo lancia bene difensori son catene gli avversari non riescono a passar,
e chi ci fermerà? nessuno ci riuscirà, i tifosi tutti in coro insieme stanno a cantar,
e avanti fozza fozza fozza Torres si lu me cori, la vittoria si sa sempri nostrha sarà,
e avanti fozza fozza fozza Torres si lu me cori, la vittoria si sa sempri nostrha sarà.
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh  
Nel continente tutti sanno dove andiamo noi vinciamo, I tifosi che ci seguono sempre più,
 ci incoraggiano da morire gli avversari stanno a soffrire per il ritmo che facciamo ancor di più,
dirigenti soddisfatti batton mani come matti, allenatore con le sue grida sembra cantar,
nessuno ci batterà, grida con tutto il fiato, e per tutti i tifosi vinceremo il campionato,
e avanti fozza fozza fozza Torres si lu me cori, la vittoria si sa sempri nostrha sarà,
e avanti fozza fozza fozza Torres si lu me cori, la vittoria si sa sempri nostrha sarà.
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh
Oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh oh  
e avanti fozza fozza fozza Torres si lu me cori, la vittoria si sa sempri nostrha sarà,
e avanti fozza fozza fozza Torres si lu me cori, la vittoria si sa sempri nostrha sarà,
e avanti fozza fozza fozza Torres si lu me cori, la vittoria si sa sempri nostrha sarà,
e avanti fozza fozza fozza Torres si lu me cori, la vittoria si sa sempri nostrha sarà.

Dopo quella maledetta estate del 2008 ci sono voluti cinque lunghissimi anni. C’è voluta una incontrastata stagione in promozione, giocata sui campi in terra battuta. Ci sono voluti tre campionati di eccellenza, passati anche per la delusione di un playoff sciagurato. C’è voluta una trionfale cavalcata in serie D. E poi tanta merda ingoiata, lezioni di calcio ad avversari mediocri, grida, urla, incitamenti e incidenti, tanta birra per dimenticare e tanta birra per festeggiare, trasferte assurde e trasferte vietate, tante discussioni inconcludenti, troppe delusioni, tantissimi gol, giornate tristi e altre estremamente gioiose, la stampa sempre contro, boccioni di vino, pioggia e neve, giocatori forti e brocchi mai visti, bandiere e sciarpe Rossoblu spiegate al cielo. Ci sono voluti cinque lunghissimi anni di notti insonni prima delle partite importanti, di amore incontrastato, rinunce, fierezza e dignità, amicizia, ansia e preoccupanti palpitazioni. Ci sono voluti cinque lunghissimi anni ma alla fine siamo usciti dal pantano del calcio dilettante. Finalmente la “Torres” è tornata nel calcio che conta, finalmente la “Torres”  ha quello che gli spetta, finalmente la “Torres” è tornata in serie C (o come cazzo si chiama ora). Finalmente sono felice.

lunedì 4 marzo 2013

Una sera a Montelepre!!

Nato solo pochi mesi fa il birrificio “P3 Brewing Company”, ormai può annoverare numerosissimi sostenitori tra gli appassionati sassaresi di birra artigianale, e non solo. Il suo approccio anglosassone alla birrificazione, la loro artigianalità e la scelta di ottimi prodotti hanno fatto si che questa birra, interamente creata a Sassari, sia diventata un must delle serate turritane.  Ecco perché l’evento organizzato, in un noto locale di “Montelepre”, questo sabato, aveva una valenza particolare. Non solo si poteva degustare l’intera gamma delle birre P3, ma c’era anche la possibilità di assaggiarle associandole a dei piatti, insomma una perfetta cena per gli amanti di cibo, alcool e buona compagnia. Dismessi i panni della mosca da bar bukoschiana, con le persone giuste per una serata del genere, mi sono calato in quelli un po’ più professionali del novello critico culinario (si fa per dire). Bel tavolo, bella gente, bei colori, la serata può iniziare. La cena era composta da tre portate ognuna delle quali associata a una birra. Abbiamo iniziato con un risotto agli asparagi con gamberi, accoppiato alla “Speed”. Il risotto era cotto perfettamente, terra e mare si sono sposati ottimamente, l’amaro dell’asparago era ben contrastato dal dolce del gambero, la “golden ale” c’è scesa voracemente senza intromettersi troppo col sapore del piatto, dando al palato il giusto riposo dopo le forchettate. Anche la lingua ha iniziato a sciogliersi e dopo un pò di diplomazia iniziale anche i miei compagni d'avventura hanno iniziato a essere più loquaci.  Back door, pick & roll, blocchi e cosi via hanno dato inizio a discussioni interminabili sul basket, tediando notevolmente donne e gente poco sportiva seduta al tavolo… Vabbè cambiamo discorso e anche portata. Seconda portata e secondo ciarammeddo, entrambi coinvolgenti e contrastanti. Il baccalà alla vicentina servito su un letto di polenta si è presentato accompagnato dalla “50 nodi”. Sapori forti e decisi, come la discussione al tavolo…. cazzo poco è tonto quello! perché quella li! cazz ma come si fa! vuol dire che proprio non ne ha gana! ma ghosa no è così ecc. ecc…. Intanto la “IPA sassarese” col suo gusto possente di frutta esotica ed agrumi, aiutava benissimo l’assaggio del baccalà (forse un pò troppo salato). Accoppiata energica per  una bella botta al palato. Siamo pronti per il dolce, per il dibattito finale sulla cena e gli accoppiamenti. Ognuno dice la sua, ma nonostante le diverse opinioni sui sapori e i gusti, tutti concordano che la torta al cioccolato con gelato all’arancia e “Turkunara”, vince la serata. Questa “imperial stout” con le sue vellutate note di caffè e caramello, unita a l’ottimo dolce ha concluso degnamente il banchetto. Mi sono molto divertito, in fondo per passare una piacevole serata basta poco. Quattro amici (un calciatore, un musicista, una pallavolista e uno che si occupa della cosa pubblica), del buon cibo, una interessante controversa conversazione e come sempre la birra.

giovedì 24 gennaio 2013

Sassari rules

Molti la criticano, alcuni la disprezzano, altri colgono qualsiasi occasione per denigrarla e farla a pezzi, ma è solo gente che non la vive, non la conosce e forse non se la merita.  Non è solo la città in cui vivo, dove ho la famiglia e gli amici. Sassari è uno stato mentale, un modo di vivere, un modo di pensare, una parte importante del mio essere. La trovo fantastica in qualsiasi momento della giornata, a partire dalla mattina quando l’odore del pane caldo avvolge le vie del centro storico e quello delle paste appena sfornate inonda gli interni dei bar, e quando le strade iniziano ad essere esageratamente trafficate perché siamo troppo “mandroni”, fino alla sera quando i bar iniziano a riempirsi per l’ultima birretta prima di rientrare a casa. Adoro girare per i circoli di Sassari vecchia, incontrare gente sconosciuta, berci insieme come se ci conoscessimo da una vita, adoro la “cionfra” che si crea in quelle situazioni e il rincoglionimento dato da quel vino un po’ vigliacco. Adoro quei momenti di amicizia e sincerità che solo un altro sassarese sconosciuto ti sa dare. Adoro andare a pranzo nelle trattorie tipiche, mangiare la solita trippa, i soliti piedini e le solite lumache. Iniziare giusto con un’ammazza caffè per digerire, prenderci la mano e non rientrare più a casa, se non a notte fonda “beddu inciarinaddu”. Adoro la musica folk sassarese e i suoi cantori. Adoro le parole struggenti di alcune canzoni che riescono sempre a mettermi qualche brivido adosso, cosi come le fantastiche rime allegre insinuano gioia e felicità. Adoro Sassari in festa, quando tutto diventa rossoblu, il suono dei tamburi scandisce il battito del tuo cuore, il tuo candeliere scende e i portatori lo fanno ballare sputando l’anima. E tu vai fiero di vivere quel momento. Adoro i sassaresi, specialmente quelli un po’ cosi, personaggi tanto affascinanti quanto un “pogareddu macchi”, sempre disposti a due “ciarameddi” ed a dispensare qualche perla di saggezza. Macchiette innocue che tutti amano, ma adoro anche gli altri, quelli un po’ “figliori di bagassa”. Quelli del “conto confusione”, quelli che quando c’è da fare una colletta mancano sempre almeno due quote, quelli che sanno sempre tutto loro, quelli che “fazzini tutto alla cua” ecc. ecc.. Adoro svegliarmi presto la domenica mattina e “alzare” all’Acquedotto per tifare la Torres, quel sentimento di fratellanza che ti lega ad altri anche senza conoscerli è fantastico, ti fa sentire vero e orgoglioso di essere sassarese. E poi quando arriva l’estate adoro le organizzazioni per le “ziminatte”, tutti sono pronti a dare una mano, arrivi nella campagna prescelta, e colpo di scena: niente è pronto, ognuno ha portano una cassa di birra e boh, e come sempre non si mangia mai un cazzo. Adoro non mangiare un cazzo alle “ziminatte” e prendermi cotture memorabili. Adoro, adoro, adoro……. Ci sarebbe da scrivere tomi interi su Sassari e i suoi abitanti. Questi e altri mille motivi che non sto qui a citare mi fanno sentire fiero di essere sassarese. Amo Sassari e non me ne vergogno. 

venerdì 21 dicembre 2012

P3 Brewing Company "Speed" Golden Ale

Ale oh oh ale oh oh ale oh oh ale oh oh!!! Finalmente dopo tanta attesa e trepidazione i ragazzi della P3 Brewing Company hanno reso felici tutti i sassaresi amanti della buona birra. Già da qualche settimana infatti, circola in alcuni locali della città, il primo biondo prodotto creato interamante nella nostra amata Sassari. La “Speed”, questo è il nome, si presenta graficamente accattivante in bottiglia da 75 cl. Il frutto della combinazione di acqua, malto d’orzo, luppolo e lievito ha creato una ottima Golden Ale dal colore biondo ambrato con una gradazione di 5%. Versandola nella tazza si sentono immediatamente i luppoli, che poi si riscontrano anche nel primo sorso. Il gusto è agrumato ed erboreo ( per chi non si fida, c’è scritto pure sull’etichetta) prima del finale secco si avverte un leggero sentore di miele. Questa “Speed” ci scende che è un piacere, nome indovinatissimo, prima di finire la prima bottiglia neanche ti rendi conto e ne stai già ordinando un'altra. Servita tra gli 8 e i 10 °C è la morte sua. Esordio felice e meritato per i P3, finalmente anche Sassari può annoverare dei mastri birrai degni di nota. Ora non resta che aspettare i prossimi prodotti, a breve si sentirà parlare di “Turkunara” e “50 nodi” noi birrafondai sassaresi non vediamo l’ora, nel frattempo tanti auguri e continuate cosi.

... lanciato a folle velocità sulla pista, il rombo del motore grida nell'aria, sai bene che pochi secondi ti separano dal grande trionfo. Imboccherai come un razzo l'ultima curva, la bandiera a scacchi vorticherà nell'aria... e sarà vittoria! ... alziamo i calici!

sabato 17 marzo 2012

Siamo fatti cosi

Il vero sassarese non va al mare, fara a platamona.
Il vero sassarese il 14 agosto molla tutto perché è festa manna.
Il vero sassarese ganci e virgolette come se piovessero, ma non tira dal centro.
Il vero sassarese non le ha mai prese (figuriamoci da un marocchino).
Il vero sassarese sa cucinare lo zimino, e se non lo sa fare sta intorno alla grabiglia a dare consigli.
Il vero sassarese quando non va a scuola, è in ferie.
Il vero sassarese almeno una volta ha impennato con il si.
Il vero sassarese  frequenta i circoli di Sassari vecciu.
Il vero sassarese succia la giogga.
Il vero sassarese sa suonare con la chitarra “rha milinzana”.
Il vero sassarese  ha passato almeno una notte a san sebastiano, o c’è andato vicino.
Il vero sassarese ha un ingiuglio.
Il vero sassarese mangia un bè di fainè.
Il vero sassarese va alla  Materland ogni volta che arriva a Sassari.
Il vero sassarese sa che cos’è la cabisthuria.
Il vero sassarese fa parte di un gremio, o per lo meno ha un suo candeliere preferito.
Il vero sassarese conosce sempre uno che ne mena un bè.
Il vero sassarese da piccolo zaccava alla standa.
Il vero sassarese ogni volta che beve diventa isgiabiddu.
Il vero sassarese quando si affarra  parte di stumbata, ma solo dopo aver detto “aba ti crebbu”.
Il vero sassarese non va allo stadio ma “zi bidimmu alla torrese” (e se piove alla dinamo).
Il vero sassarese non bacia le ragazze, le crociera, e dopo se le codda.
Il vero sassarese non sa' dire psicologo ma dice pissicologo.
Il vero sassarese la prima volta che ha la macchina fà il puttan tour.
Il vero sassarese si beve una birretta (anche se ne beve di più).
Il vero sassarese gioca a palmo zembo e dichiara in anticipo ZEMBO!
Il vero sassarese mangia i panini di renato.
Il vero sassarese “cazz ari notti ogna imbriagghera!”.
Il vero sassarese conosce i tram dalla 1 alla 7 tutti gli altri sono sconosciuti tranne la MP perche ti porta a platamona.
Il vero sassarese  non paga mai il biglietto del tram.
Il vero sassarese va ai concerti di giovannino giordo.
Il vero sassarese  sta sempre pigliendi pa lu culu.
Il vero sassarese  conosce a memoria tutte la puntate di aspirina.
Il vero sassarese  al posto della virgola usa CAZZ.
Il vero sassarese  non parla male della gente, ciaramedda.
Il vero sassarese  è di Sassari vecciu, di lu monti, di latti dozzi e un poggu monteleprino, gli altri quartieri non contano.
Il vero sassarese  alza al blu star.
Il vero sassarese  sa giocare a mariglia (o crede di saperlo fare, poi prende un 35 e da la colpa alle carte)
Il vero sassarese  almeno una volta si è fatto una mondezzina.
Il vero sassarese  ha la greffa.
Il vero sassarese  fazzi solo beddi figuri di m….
Il vero sassarese  è un figlioru di bagassa.
Il vero sassarese  sa chi erano trappadè, parabà, peppino lu ponciu, vincenzo buffa buffa e regina 5000.
Il vero sassarese  è azziccaddu, iscrucconi ed un pogareddu fauraggiu.
Il vero sassarese  punta il piede.
Il vero sassarese  ogni volta che è nella merda chiama il cugino.
Il vero sassarese  ama le sardine arrosto.
Il vero sassarese quando è al bar prova sempre a fare conto confusione.
Il vero sassarese sa qual è la differenza tra parabattula e mariposa.
Il vero sassarese è fatto cosi.

venerdì 17 febbraio 2012

Dipendenze sassaresi

La prima volta te lo fa provare un amico, a cui l’ha fatto provare un altro amico, e da quel momento hai una dipendenza. Da giovane fai colletta con gli amici pur di dividerne uno in due, e se sei in truscia, raccatti monete e lo paghi esclusivamente in spiccioli. Appena acquistato da perfetto tossico lo consumi li, seduto sullo scalino di un negozio ormai chiuso. Non sto parlando di droga ma del panino di renato, e statene pur certi, se qualcuno è riuscito a smettere con la droga, non ho mai sentito nessuno che abbia smesso con quei panini. Via roma 122 (la vecchia sede) è più frequentata del s.e.r.t. di latte dolce, ma a differenza dell’ameno luogo di via bottego, popolato da simpatiche canaglie, da renato, ogni volta che entri incontri uno che ti sta sul cazzo o una tua ex col nuovo manico. Ogni sera si ripete questo rito, giovani e meno giovani si indirizzano da renato in cerca della loro dose, ognuno coi suoi gusti e le sue preferenze, ma tutti rigorosamente con patate. Mangiarlo è un vero piacere ma è anche operazione delicata, che impari a fare bene solo con l’esperienza, prima di affrontarlo e necessario osservarlo con attenzione, lo si deve studiare per qualche minuto e solo a quel punto sferrare il primo morso, facendo attenzione nel darlo al punto giusto, altrimenti ti smerdi e per tutta la durata del pasto sarà una sofferenza cercare di recuperare l’errore di quel primo morso sbagliato. Dopo averlo finito sei esausto, pieno e giuri :”questo è l’ultimo”, ma non son come e perché, solo dopo 10 minuti da quello sforzo enorme tutti pronunciano questa frase :”mi pari chi mi ni magnu un altru”. Credo che qualsiasi sassarese, leggendo queste poche righe si sia rivisto sul quel marciapiede col suo panino preferito in mano, e credo che, come è successo a me nel scriverle, gli sia venuta gana (infatti entro pochi giorni ognuno di noi andrà a mangiarne uno). Per questo motivo il panino di renato è una delle cose per cui vale la pena vivere.

martedì 14 febbraio 2012

Qualcuno è torresino perchè........

Non è solo la squadra di Sassari, la Torres è uno stato mentale, è gioia e tristezza, è felicità e delusione, è amicizia e fierezza, ma soprattutto è una delle cose per cui vale la pena vivere...

 
Qualcuno è torresino perché è nato a Sassari…
Qualcuno è torresino perché il nonno, il padre, la madre, lo zio, il fratello sono torresini…
Qualcuno è torresino perché ha visto perdere quasi tutte la partite importanti…
Qualcuno è torresino perché quelle poche partite che ha visto vincere le ha cantate in gola fino alla fine con le lacrime agli occhi…
Qualcuno è torresino perché ha solo visto vendere giocatori…
Qualcuno è torresino perché la maglia rossoblu è bellissima sullo sfondo di un prato verde
Qualcuno è torresino perché quando da bambino diceva di tenere alla Torres, negli occhi degli adulti vedeva quella malinconia e quell’orgoglio che non avrebbe più ritrovato se non nei suoi occhi di adulto…
Qualcuno è torresino perché gli hanno regalato l’inno del Trio Latte Dolce…
Qualcuno è torresino perché non vede l’ora che entrino le squadre per cantare l’inno…
Qualcuno è torresino perché si retrocede con fierezza…
Qualcuno è torresino perché quando in curva nord si tendono le braccia all’urlo Torres sembra un colpo di cannone…
Qualcuno è torresino perché da bambino credeva che al mondo esistessero solo due colori
Qualcuno è torresino perché si va in 1000 a grosseto convinti di farcela…
Qualcuno è torresino perché si va in 600 ad obia per vedere una partita di merda…
Qualcuno è torresino perché Sassari si colora di rossoblu ogni volta che è festa…
Qualcuno è torresino perché prima di sapere che ha fatto la Torres controlla se il cagliari ha perso...
Qualcuno è torresino perché ci si deve sempre salvare…
 Qualcuno è torresino perché ogni tanto si fallisce…
Qualcuno è torresino perché si commuove cantando “carraiolu di ruseddu”…
Qualcuno è torresino perché ha visto giocare Zola, Piga Bardi, Greco……..
Qualcuno è torresino perché ha visto giocare Monaco, Savarese, Pandolfi, Bonavita e sperato lo stesso di poter vincere…
Qualcuno è torresino perché Marras, Gasparoni, Marrosu, Carta e Lorenzoni non sono riusciti neanche per un attimo a mettere in discussione il suo essere torresino…
Qualcuno è torresino perché gli altri quando perdono non si vedono…
Qualcuno è torresino perché tutti in Sardegna tifano il cagliari…
Qualcuno è torresino perché mincia mincia mincia a gà no brinca…
Qualcuno è torresino perché si va a città di castello in 200 per incitare la squadra sotto il diluvio...
Qualcuno è torresino perché si inchioda sulla sedia di un bar a parlare di Torres per ore con un altro torresino mai conosciuto prima…
Qualcuno è torresino perché negli ultimi anni ha visto giocare la Torres anche sui campi in terra battuta…
Qualcuno è torresino perché olbia merda alè, olbia merda alè. olbia merda alè….
Qualcuno è torresino perché è sempre la stessa storia…
Qualcuno è torresino perché la Torres è vivere Sassari ed essere Sassaresi…
Qualcuno è torresino perché si è cambiato lavoro, moglie, partito, Dio, ma la squadra no…
Qualcuno è torresino perché non c’è umiliazione, non c’è ingiustizia, non c’è niente (niente) che possa interrompere questo amore…
Qualcuno è torresino perché esiste la curva Nord…
Qualcuno è torresino perché finchè esisterà la Torres non si potrà che essere torresini, e finchè esisteranno i torresini la Torres continuerà ad esser magica.
FORZA TORRES!!!!