La legge di Brandolini (o principio di asimmetria della disinformazione)
stabilisce che l’energia e il tempo necessari per confutare una sciocchezza o
una notizia falsa sono di gran lunga superiori a quelli necessari per produrla.
In parole povere, ci vogliono cinque secondi per dire una stronzata ma almeno
20 minuti (a volte anche di più) per dimostrare che lo è. Ormai una battaglia
persa in partenza. Questo perché l’aumento dei coglioni nella società va di
pari passo con la diminuzione dell’insulto pedagogico. Non scherzo!!! Una volta
quando dicevi una stronzata, immediatamente interveniva tuo padre, tuo zio,
l’insegnate, un amico (l’amico forse no, lui rideva) o una sconosciuta signora
per strada, che, anche se non l’avevi mai incontrata prima, si sentiva comunque
investita dell’autorità istituzionale di educarti, e ti diceva. “sei scemo o lo
fai di proposito?”. 3 secondi, nessun trauma infantile, nessuna seduta dallo
psicologo, nessuna lacrima; ma tornavi a casa con una cosa meravigliosa, che
oggi sembra essersi estinta, il dubbio di aver detto o fatto una cazzata. Quel
dubbio era fondamentale perché impediva allo stupido di raggiungere la
sicurezza necessaria per diventare pericoloso e rifarlo. Oggi invece uno dice
la più grande stronzata mai concepita dall’essere umano con una frase secca,
violenta, virale e subito si sente: “è
il suo punto di vista”, “la sua verità conta”, “bisogna rispettare le idee di
tutti” ecc… ecc… Noooo cazzzzooo!!! Non tutte le opinioni meritano rispetto.
Può suonare antipatico ma è la verità. La persona conta, ma la sua opinione può
essere tranquillamente una cagata pazzesca (cit. Rag. Ugo Fantozzi). Le
opinioni delle persone competenti vanno prese sul serio, le stronzate vanno
demolite. E mente tu cerchi di smontare l’enorme inesattezza spiegando la cosa
con leggi (di qualsiasi natura: matematica, fisica, economia, climatiche, ecc…
ecc…), contesti storici, contenuti e precedenti, il cretino ha già convinto
migliaia di persone. Tutto perché abbiamo eliminato il predatore naturale del
coglione e cioè la paura di fare una figura di merda. Un tempo prima di parlare
davanti alle persone, uno pensava: “ma sono sicuro di quello che sto per dire?”
Oggi invece una persona può non sapere assolutamente un cazzo, ma ha un
telefono, e l’algoritmo non gli dice guarda che sei un cretino. Magari!!! Fa
qualcosa di molto peggio, trova altri cretini che la pensano come lui. E se
scrive le piramidi le hanno costruite gli alieni, che la terra è piatta o che i
vacini servono per impiantarci antenne miniaturizzate, invece di comparire tuo
zio che ti dice di smettere di drogarti male, l’algoritmo ti presenta altre
mille persone convinte che dentro la piramide di Chope ci sia un parcheggio per
astronavi , che la terra sia un’enorme piscina o che ormai siamo dei ripetitori
di segnale umani. Improvvisamente non sei più lo scemo del paese, sei un
pensatore indipendente, apri un blog, poi un podcast e nel giro di sei mesi
organizzi convegni su ”Quello che non vogliono farti sapere”. Boommmm!!!
Abbiamo industrializzato il coglione di turno e reso famosa l’ennesima stupida
persona. La bugia è veloce perché è estremamente semplice mente la verità
fatica perché lenta e complessa. E internet oltre a premiare la velocità e poco
l’accuratezza, ha risolto il più grande problema degli stupidi, e cioè
incontrarsi, e quando trovi altre migliaia di persone convinte della tua stessa
stronzata, inizi a pensare che quello intelligente sei tu. Siamo proprio nella
merda, questa è un’inarrestabile situazione concreta. Per questo dobbiamo
recuperare uno dei più importanti strumenti della nostra infanzia, il: “ma che
cazzo stai dicendo?”. Basta con questo ipocrita falso mito dell’etica pubblica,
e col fatto che tutte le opinioni debbano essere rispettate, se uno dice
cazzate senza qualità a sostegno della sua tesi, c’è solo bisogno che uno lo
guardi negli occhi e gli dica: “stai dicendo una marea di stronzate”.
p.s. Ricordati di questo post la prossima volta che leggerai una cazzata
clamorosa e ti sfiorerà il pensiero di riproporla.
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