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| 1934 - .... |
- Sassari, la Torres, svegliarsi all’IsolaRrossa, fare colazione al bar, il tramonto di Marinedda, la festa della birra trinitaiese, il "Che", il Genoa, la partitella di basket, l’alcool, gli amici, le tette enormi, la libertà, la birra, la fotografia, la musica, dipingere, correre, la gnocca, viaggiare, le sbornie, la pornografia, Diego Armando Maradona, i Led Zeppelin, lo stomaco attorcigliato e il cuore che batte per qualcuna (stronza), fottersene, George Best, vivere una crisi, i CCCP, mandare tutti a fare in culo, giocare a subbuteo, leggere, odiare, i p*mpini, il cibo, Dublino, il mare, le amiche del mare, lE d****e, il calcio, le donne, Fabrizio De Andrè, fare un giro con la vespa, l’amore, il venerdì sera, il cecio del giorno dopo, i libri, i Pink Floyd, gli assilli, le occhiaie sul viso, il comunismo, essere di sinistra, le scimmie, gli Afterhours, alcuni films, la lista delle persone che mi stanno sul cazzo, la pasta al forno di nonna, Janis Joplin, le scritte sui muri, il culo di una ragazza che ho visto l’altro giorno per strada, i campari soda, la musica sassarese, ascoltare un vinile, mincionare, la figa, una bella scopata, gli spaghetti n°5 Barilla aglio olio e peperoncino, le cazzate dette al bancone dei bar, il panino gorgonzola e mortadella a metà mattina, la colazione dei campioni, raccontare storie, i panini di Renato, la sculacciata a pecorina, il poker, festeggiare almeno un mondiale, impennare, andare in libreria, i tatuaggi, pisciare in mezzo alla natura, i vecchi oggetti, stare da solo, i polizieschi italiani anni '70, cucinare per gli amici, farsi un giro in bicicletta, la liquirizia, il signor G. Mina, giocare a carte, Andy Capp, i calamari fritti, la mattonella di melanzane della L, Capitan Harlock, Enrico Berlinguer, qualche serie tv, essere un Impiccababbu, l'nduja. il Duca Bianco, Charles Baudelaire, coltivare qualcosa, Snoopy, bestemmiare, i Joy Division, il gin tonic, Heminguay, il Picoolo Bar, i films con gli squali, Tina Modotti, i pistacchi, le botte al Fight Club, Charles Bukowski, la poesia, la pennicchella, i Litfiba ………. To be continued
martedì 24 marzo 2026
sabato 14 marzo 2026
Corri Forrest, corri!!!
Quel giorno, non so proprio perché, decisi di andare a correre un po’. Perciò corsi fino alla fine della strada, e una volta lì, pensai di correre fino alla fine della città, e una volta lì pensai di correre attraverso la contea di Geenbow. Poi mi dissi? Visto che, sono arrivato fino a qui tanto vale correre attraverso il bellissimo stato dell’Alabama. E così feci. Corsi attraverso tutta l’Alabama. E non so proprio perché continuai ad andare. Corsi fino all’Oceano. E una volta lì mi dissi? Visto che, sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando arrivai a un altro Oceano, mi dissi? Visto che, sono arrivato fino a qui tanto vale girarmi e continuare a correre. Quando ero stanco, dormivo. Quando avevo fame, mangiavo. Quando dovevo fare ..... insomma, la facevo. (e così lei ha corso e basta?) Già … Pensavo tanto a mamma, a Bubba e al tenente Dan, ma soprattutto pensavo a Jenny. Pensavo tanto a lei … (da più di due anni ormai un uomo di nome Forrest Gump, un giardiniere di Greenbow in Alabama, fermandosi solo per dormire corre attraverso l’america. Il servizio è di Charles Cooper: per la quarta volta nel suo viaggio attraverso l’america, Forrest Gump, un giardiniere di Greebow in Alabama, oggi sta per attraversare di nuovo il fiume Mississipi) … Perché corre? Lo fa per la pace nel mondo? Lo fa per i senza tetto? Corre per i diritti delle donne? Oppure per l’ambiente? O per gli animali? Non riuscivano a credere che uno poteva correre tanto senza una ragione particolare. Ma perché fa questo? Avevo voglia di correre. Avevo voglia di correre … (è lei? non ci posso credere è lei) … Ora, non so perché, quello che facevo sembrava avere un senso per le persone … (è come se in testa mi sia suonata una sveglia. Mi sono detto ecco uno che ha raggiunto l’equilibrio. Ecco uno che ha già chiaro tutto quanto. Ecco uno che ha la risposta. La seguirò ovunque signor Gump). E così ebbi compagnia. E poco dopo ebbi ancora più compagnia. E poi si unì ancora altra gente. Qualcuno più tardi disse che avevo dato una speranza alle persone ….. noooo. No io non sono un pozzo di scienza, ma qualcuna di quelle persone mi chiese se potevo aiutarla … (ehi amico, ehi chissà se puoi aiutarmi eehh. Senti mii occupo di adesivi per automobili, e sto cercando di trovare un bello slogan, visto che sei stato di così grande ispirazione per la gente di qui. Pensavo che magari potevi aiutarmi a farti venire uhhaw!!! amico hai visto? Hai appena pestato una grossa merda di cane. Capita. Cosa la merda? Qualche volta) … Qualche anno dopo sentii che quel tizio riuscì a trovare uno slogan per adesivo per automobili e ci fece un sacco di soldi (shit happens). Un’altra volta stavo correndo e uno che aveva perso tutti i suoi soldi nel commercio delle magliette, voleva mettere la mia faccia su una maglietta, ma non sapeva disegnare bene e non aveva una macchina fotografica (tenga usi questa, tanto quel colore non piace a nessuno. Sorridi alla vita!!!) Qualche anno dopo scorii che quel tale riuscì a trovare un’idea per una maglietta, e ci fece un sacco di soldi (smile). Comunque, come dicevo, avevo tanta compagnia. Mamma diceva sempre: devi gettare il passato dietro di te prima di andare avanti. E col fatto che correvo, c’emtrava questo, credo. Avevo corso per 3 anni, 2 mesi, 14 giorni e 16 ore ... (zitti, zitti, sta per dire qualcosa) … Sono un po’ stanchino!!! Credo che tornerò a casa … ora.
Forrest Gump:
di Robert Zemeckis, 1994. Con Tom Hanks.
Vincitore di 6 Oscar nel 1995
domenica 8 marzo 2026
L'america (più attuale che mai)
A noi ci hanno insegnato tutto gli americani. Se non c’erano gli americani a quest’ora noi, eravamo europei. Vecchi, pesanti, sempre pensierosi, con gli abiti grigi e i taxi ancora neri. Non c’è popolo che sia pieno di spunti nuovi come gli americani. E generosi, gli americani non prendono mai, danno, danno. Non c’è popolo che sia più giusto degli americani …..
….. *(I tedeschi sono cattivi, e per questo che le guerre gli vengono male, ma non stanno mai fermi, ci riprovano, c’hanno il diavolo che li spinge, dai dai. Intanto dio, fa il tifo per gli americani, e secondo me ci influisce eh, non è mica uno scalmanato qualsiasi dio, ci influisce, e il diavolo s’incazza, stupido, prende sempre i cavalli cattivi. Già, ma non può tenere per gli americani, per loro le guerre sono una missione, non lo fanno mica per prendere, tz tz tz, per dare, c’è sempre un premio per chi prende la guerra, quasi quasi conviene. Congraturazioni, lei ha preso ancora, e giù camion di caffè, a loro li basta regalare. Una volta gli invasori si prendevano tutto del popolo vinto, donne, religione, scienza, cultura, loro no, non sono capaci. Uno vince la guerra conquista l’europa, trova lì, una lampada liberty, che fai? Il saccheggio è ammesso, la fa sua. Nooooooo civilizzano loro, è una passione, e te ne mettono lì una al quarzo, tutto bianco. E l’europoa, con le sue luci colorate, i suoi film, le sue tradizioni, i violini, i walzer. Ahhhh. E poi luci e neon e colori e vita e poi ponti, autostrade, grattacieli, aerei. Chewing-gum, non c’è popolo più stupido degli americani. La cultura, non gli ha mai intaccati … volutamente, si perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura, vecchia, elaborata, contorta. Certo, più semplicità più immediatezza, loro, creano così, come cagare. Non c’è popolo più creativo degli americani, ogni anno ti buttano li un film, bello anche, bellissimo, ma guai, se manca quel minimo di superficialità necessaria, sotto sotto c’è sempre l’western, anche nei manicomi riescono a metterci gli indiani, e questa è coscienza eh. Gli americani hanno le idee chiare sui buoni e sui cattivi, chiarissime. Non per teoria, per esperienza, i buoni sono loro. E ti regalano scatole di sigari, cassette di whisky, navi, sapone, libertà, computer, abiti usati, squali … A me l’america non mi fa niente bene, troppa libertà, bisogna che glielo dica al dottore, a me l’america, mi fa venir voglia di un dittatore uuuuuhh. Si di un dittatore, almeno si vede, si riconosce. Non ho mai visto qualcosa che sgretola l’individuo come quella libertà lì, nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro. Come sono geniali gli americani, te lo mettono lì. La libertà è alla portata di tutti, come la chitarra, ognuno suona come vuole, e tutti suonano come vuole la libertà.)
*(…..) modificato poi nel corso degli anni con …..
….. Anche se sono costretti a fare una guerra, per cause di forza maggiore, s’intende, non la fanno mica perché conviene a loro. No! E’ perché ci sono ancora dei posti dove non c’è giustizia, né libertà. E loro, eccola lì, pum! Te la portano. Sono portatori, gli americani. Sono portatori sani di democrazia. Nel senso che a loro non fa male, però te l’attaccano. L’america è un arsenale di democrazia. E quello che mi ha sempre colpito degli americani è questo gran desiderio, questo gran bisogno di divulgare, di esportare il loro modo di vivere. La loro cultura … no, non la cultura … le innovazioni, i fatti di costume ecco, sono portatori sani di cose nuove gli americani. Sempre nel senso che a loro non fanno male, però te l’attaccano. Alla fine della seconda guerra mondiale, sono arrivati qui e hanno portato: jeep, scatolette, jeans, cultura … no non la cultura … movimenti dinoccolati, allegria, progresso, cultura … non la cultura … la coca cola, il benessere, la tecnologia, lo sviluppo … E di colpo, l’europa, con i suoi lampioni fiochi, le sue tradizioni, i fiumi, i vicini, i walzer … E poi luci e neon, e vita a colori, e poi ponti, autostrade, televisioni, grattacieli, aerei … chewing-gum! Non c’è popolo più stupido degli americani. La cultura non gli ha mica intaccati. Volutamente. Si, perché hanno ragione di diffidare della nostra cultura vecchia, elaborata, Leonardo, Shakespeare, Voltaire, Hegel, Shopenauer. Ma certo, più semplicità, più immediatezza. Loro hanno sempre creato, così, come andare al cesso. L’america è un paese di giovanotti. Gli americani sono gli unici al mondo, che a disneyland non si sentono idioti neanche per un attimo. No, io non ce l’ho mica con l’america, no anzi, mi piace. C’è l’ho con gli americanisti di tutto il mondo. L’america, si sa, è stato un errore di navigazione. Mica ci volevano andare, ci siamo cascati. Ecco cos’è l’america, è uno scivolo, una buca, un enorme buca col risucchio: SSSCCHHVVRRUMMM! No un momento, mica ci sono cascati tutti subito, nooo. All’inizio, c’era anche il vento dell’est, che tirava come dice la parola, un po’ più in là. Si, l’unione sovietica, con le sue promesse, il suo senso di uguaglianza, di giustizia, l’internazionale socialista, la sua cultura … no la cultura anche li … E l’italia, con le sue macerie, ma già con le sue prime luci al neon, oscillava, oscillava: “Meglio di qui … no, meglio di là …”. Chi faceva il tifo per l’uno, chi faceva il tifo per l’altro, insomma, si discuteva, chi si dibatteva tra due culture … ma no, quali culture, tra due bulldozer! Ecco. Poi a un cero punto, senza preavviso, senza nemmeno che un colonnello dell’aviazione ce lo dicesse, il vento dell’est smette. E da quel momento, SSSCCHHVVRRUMMM! Tutti in buca. Ma come? Non eravamo diversi? Non si oscillava? Non ci si dibatteva? Macchè più niente. Tra un imbucato e l’altro non si riconosce più nessuno. Quelli di destra, maledizione, mi diventano sempre più democratici. Quelli di sinistra sempre più liberali, e SSSCCHHVVRRUMMM! Quelli di centro … no, quelli di centro niente da dire: sono sempre stati bucaioli loro. Ma dagli altri, non me l’aspettavo. E ora tutti a dire: “Che bella la buca … ma che bella la buca … non c’è niente di più democratico della buca … a me piace la buca di reagan … no io sono per quella di clinton, kennediano, eh già, perché c’è buca e buca eh, viva la buca”. La buca è l’ineluttabile destino dell’umanità. E ‘ lo sviluppo incontrollato e selvaggio, è la spietata legge del più forte intesa come selezione naturale della specie. E’ l’eroico sacrificio di qualsiasi giustizia sociale. E’ la vittoria totale del mercato. E’ il trionfo dell’unica visione del mondo. La buca è l’america! Ed eccoci qui anche noi, liberi, liberali, liberisti, siamo per la rivoluzione liberale, ma con la solidarietà, siamo liberistici e per il liberalismo, siamo liberaloidi, libertani, libertini, libertinotti, liberi tutti! No, a me l’america non fa per niente bene. Troppa libertà, non c’è niente che appiattisca l’individuo coem quella libertà li. Nemmeno una malattia ti mangia così bene dal di dentro. Come sono geniali gli americani, te la mettono lì, la libertà è alla portata di tutti, come la chitarra. Ognuno suona come vuole, e tutti suonano come vuole la libertà.
mercoledì 4 marzo 2026
Avete rotto il cazzo
1 - Condizione di chi può agire senza costrizioni di qualsiasi genere.
giovedì 26 febbraio 2026
A proposito di risotto
Beh, visto che, l’ultimo post raccontava come approcciarsi alla cottura di un risotto; ecco qui, pronti via, l’ultima spadellata (ahahahahah). Risotto alla Milanese. Taaac!!! Tanto per cambiare le dosi non le so, ormai vado a occhio. Vabbè prima di preparare il risotto allo zafferano, dedicatevi all’ossobuco. In macelleria non avevano quelli di vitello, quindi ne ho preso 2 di vitellone. Si parte. Trito molto grossolano di sedano, carota e cipolla. Quando la cipolla inizia a imbiondire fate spazio e inserite gli ossibuchi (non ossobuchi, ho controllato com’era il plurale). Ricordatevi di tagliarli sui lati, altrimenti si arricciano. Giù in padella. Sigillateli da ambo i lati e salateli. Aggiungete un bicchiere d’acqua, un cucchiaio d’estratto di pomodoro (facoltativo), portare a ebollizione, mettete il coperchio e abbassate la fiamma al minimo (se riuscite anche meno del minimo). Lasciateli andare per almeno 2 ore. Una volta cotti, tagliateli come cazzo volete, cubetti grandi, piccoli, listarelle, insomma fate voi. Preparate il risotto allo zafferano. Solito iter: soffritto, tostatura, brodo un po’ alla volta, zafferano, mantecatura. Fatto ciò impiattate e adagiate sopra il trito di ossibuchi. Uè figa il risotto è pronto!!!
mercoledì 25 febbraio 2026
Lo Zen e l'arte di preparare un risotto
E’ un grande classico della cucina italiana, ma non è solo un piatto, a mio modo di vedere, il risotto è una vera e propria forma d’arte culinaria; capace di mettere d’accordo tutti. Un sapiente mix tra la semplicità della tradizione popolare e la raffinatezza dei piatti più elaborati. Prepararlo è un piccolo rito. Prima di ogni cosa mettete su un po’ di musica (stimola sicuramente). Richiede attenzione, pazienza e sensibilità, qualità che col tempo ho imparato a sviluppare (mmmhhh!!!), come quando dipingo, come se il risotto fosse una creazione nata nel mio studio artistico (si fa per dire). Alla base ci sono pochi ingredienti; riso, brodo, cipolla, burro (ma io ne uso veramente poco e non sempre) e formaggio. Tuttavia, proprio come quando realizzo un quadro, è il modo come questi elementi vengono trattati a fare la differenza. Partiamo dalla scelta del riso, io uso il carnaroli. Ogni chicco deve rimanere consistente senza perdere la sua cremosità. Per questo motivo va tostato, anche se spesso questo passaggio è sottovalutato, ma è indispensabile per sigillare il chicco, preparandolo all’assorbimento del brodo; che dev’essere caldo e mai versato tutto insieme. Gradualmente, poco alla volta e girato con cura. Un gesto ripetuto che richiede tempo. Non si può avere fretta davanti alla pentola. Sono io che mi devo adeguare al riso, non il contrario. Bisogna restare li, mescolare, aspettare e ascoltare il suo lento cambiamento. All’inizio i chicchi sembrano freddi e distanti, non ti danno confidenza, ma un po’ alla volta, con il calore di ogni mestolo di brodo, iniziano a prendere vita. Un semplice gesto che cambia il risotto, rendendolo sempre più morbido e unito. E’ un momento silenzioso basato solo sul presente. Se smetti di girare e distogli la dovuta attenzione, lui se ne accorge; si attacca e si rovina. E’ un piccolo insegnamento: “le cose fatte bene hanno bisogno di attenzione e cura”. Lo si piò preparare come si vuole. Ognuno lo può interpretare come vuole, a seconda dei gusti, della stagionalità dei prodotti o del luogo, ecc… ecc.. Ognuno lo personalizza come vuole, con ciò che ama, alla milanese, con i funghi, al radicchio, con le pere, fino alle varianti di mare. Un’identità nazional-popolare che mette d’accordo tutti. Quando arriva il momento della mantecatura (rigorosamente fuori dal fuoco) il risotto è finalmente pronto. L’ultima pennellata si dà proprio col formaggio o col burro (per quelli di mare un filo d’olio) che si sciolgono lentamente, regalandoci il premio per la nostra dedizione; cremosità e armonia. Non facciamolo raffreddare!!!
giovedì 19 febbraio 2026
Promemoria (#iostoconghali)
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la Guerra.






