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| Marjane Satrapi 1969-2026 |
- Sassari, la Torres, svegliarsi all’IsolaRrossa, fare colazione al bar, il tramonto di Marinedda, la festa della birra trinitaiese, il "Che", il Genoa, la partitella di basket, l’alcool, gli amici, le tette enormi, la libertà, la birra, la fotografia, la musica, dipingere, correre, la gnocca, viaggiare, le sbornie, la pornografia, Diego Armando Maradona, i Led Zeppelin, lo stomaco attorcigliato e il cuore che batte per qualcuna (stronza), fottersene, George Best, vivere una crisi, i CCCP, mandare tutti a fare in culo, giocare a subbuteo, leggere, odiare, i p*mpini, il cibo, Dublino, il mare, le amiche del mare, lE d****e, il calcio, le donne, Fabrizio De Andrè, fare un giro con la vespa, l’amore, il venerdì sera, il cecio del giorno dopo, i libri, i Pink Floyd, gli assilli, le occhiaie sul viso, il comunismo, essere di sinistra, le scimmie, gli Afterhours, alcuni films, la lista delle persone che mi stanno sul cazzo, la pasta al forno di nonna, Janis Joplin, le scritte sui muri, il culo di una ragazza che ho visto l’altro giorno per strada, i campari soda, la musica sassarese, ascoltare un vinile, mincionare, la figa, una bella scopata, gli spaghetti n°5 Barilla aglio olio e peperoncino, le cazzate dette al bancone dei bar, il panino gorgonzola e mortadella a metà mattina, la colazione dei campioni, raccontare storie, i panini di Renato, la sculacciata a pecorina, il poker, festeggiare almeno un mondiale, impennare, andare in libreria, i tatuaggi, pisciare in mezzo alla natura, i vecchi oggetti, stare da solo, i polizieschi italiani anni '70, cucinare per gli amici, farsi un giro in bicicletta, la liquirizia, il signor G. Mina, giocare a carte, Andy Capp, i calamari fritti, la mattonella di melanzane della L, Capitan Harlock, Enrico Berlinguer, qualche serie tv, essere un Impiccababbu, l'nduja. il Duca Bianco, Charles Baudelaire, coltivare qualcosa, Snoopy, bestemmiare, i Joy Division, il gin tonic, Heminguay, il Picoolo Bar, i films con gli squali, Tina Modotti, i pistacchi, le botte al Fight Club, Charles Bukowski, la poesia, la pennicchella, i Litfiba ………. To be continued
venerdì 5 giugno 2026
Punk is not ded
giovedì 28 maggio 2026
3:30 AM (error 404 - sleep not found)
Questa notte, colpito da uno strepitoso attacco d’insonnia, mi sono
seduto davanti al computer con l’intento di scrivere un post che parlasse di musica (mi frullava in testa da un bel pò) e in seguito, liberamente ispirato da Murakami
e dal suo libro “Ritratti di Jazz”, inprezziosirlo con una playlist che inglobasse gli album con cui
sono cresciuto, di quelli che tuttora ascolto spesso e che ormai conosco
praticamente a memoria. Facendo mente locale, e con l’aiuto di una
straordinaria lucidità notturna (insomma), mi sono reso conto che la cosa era
difficilissima. Fin da subito è diventato molto complicato individuare, fra
tantissimi, una decente selezione di dischi. Si, perché, tra album che ho
letteralmente consumato, tra artisti che amo, tra musiche e parole che ancora
mi stupiscono la lista sarebbe lunghissima. I dischi e la loro creazione non
sono solo una semplice raccolta di canzoni ma vere e proprie autobiografie
musicali (per lo meno, un tempo era così). Ogni volta che scelgo cosa mettere
su, è come se stia raccontando qualcosa di me, del mio umore o di un momento
particolare della mia vita; una sorta di diario fatto di suoni, di atmosfere
diverse e di colori emotivi particolari. Perché esistono dischi che trascendono
il tempo e lo spazio, opere che custodiscono gelosamente i miei pensieri. Sono
album seminali che hanno segnato la mia vita, la storia della musica e
sicuramente quella di qualcun altro. Album che continuano a parlarmi e che, a
mio modo di vedere, ogni appassionato di musica dovrebbe conoscere. Album che
dicono “questo sono io” o “questo mi fa pensare a te”; perché a volte un disco può
sostituire, attraverso la musica, tante parole e sentimenti che non sempre è
facile esternare a voce. Un’intima sensazione difficile da capire, nonostante,
questa lista contenga 50 titoli imperdibili del panorama musicale a me legati. Credetemi,
quando vi dico che, potevano essere molti di più (almeno il doppio), ma ho
optato per scegliere un solo album per artista. Scelta sanguinosissima perché
molti artisti hanno numerosi splendidi capolavori tra le loro discografie. E’
stato duro dover addirittura tenere qualcuno fuori, come il mio clamoroso amore
adolescenziale per Madonna (True Blue del 1988 vale una menzione) o quello più
maturo per Gaber, gli Area, i Talking Heads e i mostri scari del Jazz come
Baker, Mingus, Monk e via dicendo; passando pure per il Ligabue di “Lambrusco,
coltelli, rose & popcorn” (1991) o l’acid jazz degli Us3 (eccezionali), i
Marlene Kuntz e il rap oltraggioso dei Run Dmc e dei Public Enemy, ecc… ecc…
ecc… ecc…. Credo comunque, nonostante l’abbiocco notturno, di esser riuscito (forse
in modo sconclusionato) nel mio piccolo intento di parlare della mia più grande
passione ed esser stato capace anche, seppur in ordine causale, nel creare una lista
strampalatamente toga. Ahahahahah!!! (cazzo quanto mi piace scrivere liste).
Beh!!! Ora proviamo a dormire!!! Good night!!!
The
Velvet underground & Nico – The Velvet underground & Nico,
1967
London
Calling – The Clash,
1979
Kind
of Blue – Miles Davis, 1959
Abbey
Road – Beattles, 1969
Are
you experienced – Jimi Hendrix, 1967
Some
Girls – Rolling Stones, 1978
Best
of Bowie – David Bowie, 2002
Wish you where here – Pink Floyd,
1975
The
battle of Los Angeles – Rage Against the Machine, 1999
Genius+soul=Jazz – Ray Charles, 1961
L’indispensabile – Vinicio Caposela, 2003
Curre Curre Guagliò – 99 Posse, 1993
Verba Volant – Frankie Hi Nrg Mc. 1993
Carboni – Luca Carboni, 1992
New
Adventures in Hi-Fi – Rem, 1996
Fra la via Emilia e il West – Francesco Guccini, 1984
Blood
Sugar Sex Magic – Red Hot Chili Peppers, 1991
Neffa & I messaggeri della dopa – Neffa, 1996
Tracy
Chapman – Tracy Chapman, 1988
Blue’s –
Zucchero, 1987
Genius+soul=Jazz – Ray Charles, 1961
mercoledì 20 maggio 2026
Ma cosa cazzo ho visto ieri notte?
Mud Creek. Texas. Elvis Presley non è morto o almeno così dice. E’
invecchiato, appesantito e vive in un ospizio sotto falso nome. Non sta per
niente bene, mangia frutta cotta e ha una brutta infezione al pisello. Ha
scambiato la sua identità molti anni prima con quella di Sebastian Huff, un suo
imitatore, e ora nessuno gli crede quando dice di essere il vero e irripetibile
“Re” del Rock&roll. L’unico che gli dà retta è un altro ospite della casa
di riposo; un anziano di colore che crede di essere John Fitzgerald Kennedy,
sopravvissuto all’attentato di Dallas, a cui hanno tinto la pelle per nascondere
il complotto tramato da Lindon Jonson. Porca troia, già questo così mi
basterebbe. Due relitti della mitologia americana che marciscono insieme. Ma?
C’è dell’altro. A complicare la senile vita grama del Re e di JFK, ecco che l’ospizio
in cui risiedono viene infestato da una antica mummia egizio/cowboy; che per
acquistare forze e ritornare in vita ha bisogno di succhiare le anime dal culo
degli anziani pazienti. Si avete letto bene!!! Dal culo!!! Ahahahahah!!! Questa
è la trama di “Bubba Ho-Tep, Il Re è qui”, un film del 2002 del regista Don
Coscarelli (maestro dell’horror), tratto da un romanzo breve di uno scrittore cult
come Loe R. Lansdale (uno dei miei preferiti). Una storia al limite del buon
gusto, che sa di sudore, urina, muffa e malinconia, proprio come una stanza
d’ospizio. Letti cigolanti, infermiere svogliate, becchini dal discutibile
humor e passati da ricordare, a metà strada tra un capolavoro assoluto e un
pessimo B-movie. Non l’ho capito. Sono ancora confuso e incredulo. Vi giuro che
a un certo punto ho detto: ma che cazz!!! Niente salti sulla sedia, questo è un
Horror pacifico, quasi un divertissement del regista, sporco, ironico e
scalcagnato. Un ritmo che batte lento e arruginito. Strano. Kitsch. Delirante.
Ridicolo. Sincero. Geniale. Folle. Profondamente sbagliato e quindi
perfettamente giusto per le mie serate sul divano.
Bubba Ho-tep, il Re è qui
di Don Cascarelli (92 min.) - Horror, commedia - 2002
con Bruce Campbell
tratto dall’omonimo romanzo breve di Joe R. Lansdale
mercoledì 13 maggio 2026
Un'altra cavolata (New York bullshit)
Quando Gavino arrivò a New York, l’inverno sembrava non finire mai. Il
vento tra i palazzi gli tagliava il viso. Era cosi diverso dal maestrale che
spesso imperversava per Sassari, che sapeva di mare e polvere calda, questo era
glaciale, distaccato e inospitale. Gavino aveva vent’anni e conosceva
pochissime parole d’inglese, ma aveva una memoria ostinata che non lo lasciava
andare, e anche se quei palazzi sembravano scogli verticali la sua lontanissima
Sassari appariva sempre molto vicina. All’inizio, lavorò dove capitava:
lavapiatti, fattorino e anche commesso in un negozio cinese nel Queens. Le
giornate scorrevano veloci, ma le sere erano sempre troppo lunghe. Gli mancava
la pioggia, il rumore delle voci di piazza Tola, l’odore del pane dei fornai, il
bregheghedè e le grida dell’acquedotto. Trovò lavoro in una tavola calda, dove
tutto sapeva di fritto e carne bruciata. Un giorno mentre rassettava la cucina
vide una cassetta piena di cavolo cappuccio che non se la passava tanto bene.
Chiese se poteva prendere qualcuno, e quella sera da vero “magna caula”, a fine turno, tornò a casa con due cavoli sotto
braccio. Li assaggiò, erano buoni ma troppo lontani dal quel sapore che
conosceva fin troppo bene. Nel suo piccolo monolocale di Brooklyn, aprì il
frigo; che tristezza!!! Era semi vuoto; una cipolla, un barattolino di yogurt,
un vasetto aperto di senape, della maionese e una carota. Non si perse d’animo.
Aveva i cavoli, e voleva creare qualcosa che fosse suo, qualcosa che gli
parlasse di Sassari anche a migliaia di chilometri di distanza. Tagliò il
cavolo molto finemente, così come la cipolla e la carota, ci aggiunse tre
cucchiai di maionese, uno di senape e un pò di yogurt. Poi un pizzico di
zucchero, sale, pepe e una generosa spruzzata di aceto che aveva trovato sotto
il lavello. Mischio tutto. Quando l’assaggiò chiuse gli occhi, il cavolo
richiamava vagamente Sassari, ma la sua città non gli apparve. Era ancora a New
York. All’interno di quel “meltin’ pot” dove aveva scelto di vivere. Da quel
giorno, ogni volta che la nostalgia diventava troppo pesante, Gavino preparava
la sua insalata; prima solo per i colleghi di lavoro e poi anche per i clienti.
Dentro una semplice ciotola creare quell’insalata lo aiutava a restare illeso
dalla dura vita di emigrato, mescolare ciò che era stato con ciò che stava
diventando, era abbastanza. Fu così che inventò la sua “cavolata” (coleslaw),
dal gusto internazionale ma con un cuore sassarese.
Insalata Coleslaw: molto diffusa nel mondo
anglosassone, e in modo particolare nella “Grande Mela”. Il nome deriva
dall’olandese “koolslaw” (unione tra le parole “kool”, cavolo e “sla” abbreviazione
di salad). Gli ingredienti si contano sulle dita di una mano (si fa per dire),
ma di varianti ne esistono parecchie. Quella Newyorkese è la più famosa. Prepararla
è semplicissimo. Tagliate finemente i cavoli, la cipolla, la carota e mescolate
insieme a tutto il resto. Lasciate riposare un’oretta e servite.
Ingredienti: ¼ di cavolo cappuccio bianco, ¼ di cavolo cappuccio rosso, ½ di cipolla, 1
carota, 3 cucchiai di maionese, 1 cucchiaio di senape di Digione, 2 cucchiai di
yogurt bianco magro, 1 cucchiaio di aceto bianco, un pizzico di zucchero, sale,
pepe.
mercoledì 6 maggio 2026
La Cavolata
"La cauladda"
Passendi calchi volta in Santa Giara,
una casa lu zelu giè m’ammenta,
e l’occi sò di mè cumari cara
e la cauladda cun fiaggu d’ammenta.
Cumari m’ha imparaddu la ricetta:
dizi a piglia sasthizza e sasthizzoni,
fiancagliula e di lardhu bana fetta,
carri puschina e dui areccihoni boni,
Eba e i lu sali no fa calchi isbagliu.
Fattu lu brodu getta a foglia a foglia
la caula, e s’è cottapiglia lardhu
e fa lu pestu cun menta e cun l’agliu.
Lassala suffriggì; poi magna a voglia:
cun vinu bonu già ve bon’ismardhu.
“Thatharesu magna caula”, letteralmente “sassarese magnia cavoli”, è un
celebre appellativo dialettale usato in Sardegna per indicare gli abitanti di
Sassari, utilizzato principalmente come sfottò benevolo dagli altri sardi, ma
raramente usato all’interno della città stessa. Non sempre usato come
sbeffeggiamento o presa in giro, questo epiteto sottolinea l’identità e la
vocazione contadina degli orti sassaresi. Una simpatica etichetta che ha radici
profonde nell’economia cittadina. Un’eredità che va dal Medioevo fino agli
inizi del novecento; quando i terreni del “sassarese” erano una delle
principali zone di coltivazioni dell’isola. Nasce da qui la tradizione
culinaria turritana particolarmente diffusa nei rioni storici, dove il cavolo
era una risorsa povera ma centrale della cucina locale, che raccontava di una
città che non esiste più. Non è quindi un caso che diversi piatti tipici della
città, alcuni ormai meno in uso, siano spesso caratterizzati dalla presenza del
cavolo. Un esempio è la “csuladda” (cavolata). Ahahahahah!!! La cavolata era un
vero e proprio piatto tipico della città, fino almeno alla metà del novecento.
Tanto che si ritrova in diversi ricettari, in stornelli e persino in alcune
poesie. Gli ingredienti sono poveri, oltre al cavolo (da cui prende nome e
ispirazione), sono: salsiccia, salsiccione, lardo, costata di manzo, pancia e
orecchie del porco: il tutto condito con menta e aglio. Il procedimento è semplice,
si fa il brodo con acqua, sale e i vari tipi di carne, e poi al momento giusto
si buttano le foglie del cavolo verza. Un piatto da vero “sassaresu in ciabi”, caduto ormai in disuso e purtroppo sostituito,
con l’aggiunta del finocchietto e della
fabà (favata) o in alternativa dal fasgiòrudòndu (ceciata).Un vero
peccato che non si facciano più le cavolate di una volta!!!
Passendi calchi volta in Santa Giara,
una casa lu zelu giè m’ammenta,
e l’occi sò di mè cumari cara
e la cauladda cun fiaggu d’ammenta.
Cumari m’ha imparaddu la ricetta:
dizi a piglia sasthizza e sasthizzoni,
fiancagliula e di lardhu bana fetta,
carri puschina e dui areccihoni boni,
Eba e i lu sali no fa calchi isbagliu.
Fattu lu brodu getta a foglia a foglia
la caula, e s’è cottapiglia lardhu
e fa lu pestu cun menta e cun l’agliu.
Lassala suffriggì; poi magna a voglia:
cun vinu bonu già ve bon’ismardhu.
Buon Genetliaco Compagno N. A Zent'anni!!!
giovedì 30 aprile 2026
Playlist
Un viaggio tra luci basse, fumo nell’aria e palchi scricchiolanti. Un
viaggio per chi beve lento, ascolta davvero e non ha fretta. Note morbide,
improvvisazioni senza tempo, assolo sporchi, tanto sudore e notti storte. Tra
classici intramontabili e sonorità più moderne, tra emozioni, libertà e
creatività; ecco i cinquantacinque straordinari ritratti e gli Lp di cui
Murakami parla nel suo libro e, tra gli altri, metteva
su al “Peter Cat”. Rilassanti, malinconici, energici, sofisticati, complessi,
lineari, ecc… ecc… Mettetevi comodi.
Chat Baker (1929-1988): Chat Baker Quartet, 1953
Benny Goodman (1090-1956): Goodman presents Eddie Sauter Arrangements, 1940
Charlie Parker (1920-1955): Bird & Diz, 1952
Fats Waller (1904-1943): Herb Geller Fire in the West, 1957
Art Blakey (1919-1990): Les Liaisons Dangereuses, 1958
Stan Getz (1927-1991): At Staryville Vol. 1, 1990
Billie Holiday (1915-1959): The Golden Years, 1962
Cab Galloway (1907-1994): Chu Barry and his Stampy Stevedores with the
Cab Gallowey Orchestra, 1940
Charles Mingus (1922-1979): Pithecomthropus Erectus, 1956
Jack Teagarden (1905-1964): Bobby Hacket and his Jazz Band Coast Concert,
1955
Bill Evans (1929-1980): Waltz for Debby, 1962
Bix Beiderbecke (1903-1931): Bix Beiderbecke 1927-1929
Julian Cannonball Adderley (1928-1975): Cannonball Adderley Live, 1964
Duke Ellington (1899-1974): In a Melotone, 1940
Ella Fitzgerald (1918-1996): Ella and Louis Again, Vol 2, 1958
Miles Davis (1926-1991): “Four” and More, 1964
Charlie Christian (1916-1942): Charlie Christian Memorial Album, 2020
Eric Dolphy (1928-1964): Out There, 1960
Count Basie (1904-1984): Basie in London, 1956
Gerry Mulligan (1927-1996): What is there to Stay?, 1959
Nat King Cole (1919-1965): After Midnight, 1956
Dizzy Gilespie (1917-1993): At Newport, 1957
Dexter Gordon (1923-1990): Homecoming – Live at the Village Vanguard, 1977
Louis Amstrong (1901-1971): A Portrait of Louis Amstrong, 1928
Thelonious Monk (1917-1982): 5 by Monk by 5, 1959
Lester Young (1909-1959): Pres and Teddy, 1956
Sonny Rollins (1930): The Bridge, 1962
Horace Silver: (1928-2014) Song for My Father, 1965
Anita O’Day (1919-2006): Anita O’Day at Mister Kelly’s, 1959
Modern Jazz Quartet: Concorde, 1956
Teddy Wilson (1912-1986): Mr. Wilson (The Fabulous Teddy Wilson at the Piano), 1979
Gleen Miller (1904-1944): Music Made Famous by Gleen Miller .Silver
Jubilee Album, 1961
Wes Montgomery (1923-1968): Full House, 1962
Clifford Brown (1930-1956): Study in Brown, 1955
Ray Brown (1926-2002): Barney Keasel with Shelly Manne and Ray Brown. The Pool Winners, 1957
Mel Tormè (1925-1999): Olè Tormè! Mel Tormè Goes South of the Border with Billy May, 1959
Shelly Manne (1920-1984): Shelly Mane & his Man at The Black Hawk Vol.1, 1959
June Christy (1925-1990): Duet, 1955
Django Reinhardt (1910-1953): Djangology, 1949
Oscar Peterson (1925-2007): Nornan Granz Jazz at the Philharmonic Vol. 16, 1953
Omette Coleman (1930-2015): Town Hall, 1962
Lee Morgan (1938-1972): The Sidewinder, 1964
Jimmy Rushing (1901-1972): Little Jimmy Rushing and The Big Brass, 1958
Bobby Timmons (1935-1974): Art Blakey and the Jazz Messengers. A Night in Tunisia, 1961
Gene Krupa (1909-1973): Gene Krupa Plays Gerry Mulligan Arrangements, 1947
Herbie Hancock (1940): Maiden Voyage, 1966
Lionel Hampton (1908-2002): You Better Know It!!!, 1964
Herbie Mann (1930-2003): Windows Opened, 1968
Hoagy Carmichael (1899-1981): V-Disc Cats Party Vol 1 Featuring Hoagy Carmichael, 1975
Tony Bennet (1926-2023): The Ralph Sharon Trio. The Tony Bennet Song Back, 1965
Eddie Condon (1905-1973): Bixieland, 1955
Jackie & Roy: Saryville Presents Jackie & Roy, 1955
Art Pepper (1925-1982): Art Pepper Meets the Rhythm Section, 1957
Frank Sinatra (1915-1998): Swing Easy and Song for Young Lovers, 1953
Gil Evans (1912-1988): Helen Merill with Gil Evans Orchestra. Dreams of You, 1956
Charles Mingus (1922-1979): Pithecomthropus Erectus, 1956
Bill Evans (1929-1980): Waltz for Debby, 1962
Bix Beiderbecke (1903-1931): Bix Beiderbecke 1927-1929
Julian Cannonball Adderley (1928-1975): Cannonball Adderley Live, 1964
Duke Ellington (1899-1974): In a Melotone, 1940
Ella Fitzgerald (1918-1996): Ella and Louis Again, Vol 2, 1958
Miles Davis (1926-1991): “Four” and More, 1964
Charlie Christian (1916-1942): Charlie Christian Memorial Album, 2020
Eric Dolphy (1928-1964): Out There, 1960
Count Basie (1904-1984): Basie in London, 1956
Gerry Mulligan (1927-1996): What is there to Stay?, 1959
Nat King Cole (1919-1965): After Midnight, 1956
Dizzy Gilespie (1917-1993): At Newport, 1957
Dexter Gordon (1923-1990): Homecoming – Live at the Village Vanguard, 1977
Louis Amstrong (1901-1971): A Portrait of Louis Amstrong, 1928
Thelonious Monk (1917-1982): 5 by Monk by 5, 1959
Lester Young (1909-1959): Pres and Teddy, 1956
Sonny Rollins (1930): The Bridge, 1962
Horace Silver: (1928-2014) Song for My Father, 1965
Anita O’Day (1919-2006): Anita O’Day at Mister Kelly’s, 1959
Modern Jazz Quartet: Concorde, 1956
Teddy Wilson (1912-1986): Mr. Wilson (The Fabulous Teddy Wilson at the Piano), 1979
Wes Montgomery (1923-1968): Full House, 1962
Clifford Brown (1930-1956): Study in Brown, 1955
Ray Brown (1926-2002): Barney Keasel with Shelly Manne and Ray Brown. The Pool Winners, 1957
Mel Tormè (1925-1999): Olè Tormè! Mel Tormè Goes South of the Border with Billy May, 1959
Shelly Manne (1920-1984): Shelly Mane & his Man at The Black Hawk Vol.1, 1959
Django Reinhardt (1910-1953): Djangology, 1949
Oscar Peterson (1925-2007): Nornan Granz Jazz at the Philharmonic Vol. 16, 1953
Omette Coleman (1930-2015): Town Hall, 1962
Lee Morgan (1938-1972): The Sidewinder, 1964
Jimmy Rushing (1901-1972): Little Jimmy Rushing and The Big Brass, 1958
Bobby Timmons (1935-1974): Art Blakey and the Jazz Messengers. A Night in Tunisia, 1961
Gene Krupa (1909-1973): Gene Krupa Plays Gerry Mulligan Arrangements, 1947
Herbie Hancock (1940): Maiden Voyage, 1966
Lionel Hampton (1908-2002): You Better Know It!!!, 1964
Herbie Mann (1930-2003): Windows Opened, 1968
Hoagy Carmichael (1899-1981): V-Disc Cats Party Vol 1 Featuring Hoagy Carmichael, 1975
Tony Bennet (1926-2023): The Ralph Sharon Trio. The Tony Bennet Song Back, 1965
Eddie Condon (1905-1973): Bixieland, 1955
Jackie & Roy: Saryville Presents Jackie & Roy, 1955
Art Pepper (1925-1982): Art Pepper Meets the Rhythm Section, 1957
Frank Sinatra (1915-1998): Swing Easy and Song for Young Lovers, 1953
Gil Evans (1912-1988): Helen Merill with Gil Evans Orchestra. Dreams of You, 1956
domenica 26 aprile 2026
al "Peter Cat"
Immaginate di trovarvi a Tokio. Immaginate una di quelle giornate
perdute, una di quelle in cui vi sembra di aver superato un limite oltre il
quale qualcosa cambia. Nella solitudine di un angolo della città, sentite della
musica provenire da un piccolo bar. Sull’insegna al neon c’è scritto “Peter
cat”*, è un Jazz Club. Incuriositi
entrate. Arrivate al bancone, ordinate un Laphroaig e vi guardate intorno.
Nella fumosa oscurità intravedete pochi tavoli, uno in particolare attira la
vostra attenzione. Ci sono sedute due persone. Uno è Murakami Haruki, uno dei
più famosi scrittori orientali del momento, l’altro è un ecclettico illustratore
nipponico, Wada Makoto. Andate verso di loro, vi accomodate al tavolo e
ascoltate rapiti i loro discorsi. Stupiti, scoprite di essere capitati tra le
pagine di un libro. “Ritratti di Jazz” un piccolo brillante pamphlet, nato
grazie alla collaborazione di due talenti dediti a forme d’arte diverse, ma
complementari (scrittura e pittura), e accomunati da una viscerale passione per
la musica Jazz. Scordatevi il classico romanzo di Murakami. Questo è un
percorso appassionato, malinconico e personale dove in tono amichevole e
coinvolgente ci regala preziose opinioni e curiosità, oltre a un’eccezionale
Playlist. Cinquantacinque ritratti di musicisti che hanno scritto la storia del
Jazz. Chat Baker (il mio preferito), Charlie Parker, Billie Holiday, Miles
Davis, Duke Ellington, Thelonious Monk, John Coltraine, Luis Amstrong ….. sono
solo alcuni dei complessi (ma neanche troppo) e appaganti ritratti che ci
accompagnano in un viaggio unico e melodioso, ricamato dall’avvolgente penna di
Murakami e dai disegni di Wada. Una piccola antologia in cui si capisce che la
musica Jazz, spesso relegata a un ruolo di sottofondo in serate dall’atmosfera
bohemien, è molto più complessa. Il groviglio di date, artisti, brani preziosi,
album, performance storiche e stili diversi, è un cocktails perfetto anche per
chi non conosce il mondo del Jazz. Per chi, grazie alla straordinaria capacità
affabulatoria e la sottile malinconia dell’autore, desidera entrare in questo
universo intimo e complesso. Buon ascolto.
*Peter Cat – Jazz Club: Nel 1974, molto prima del suo primo romanzo, un giovane Haruki, ossessionato dal Jazz, e sua moglie Yokò, aprirono un bar a Tokio (a sud del confine, a ovest del sole). Il “Jazzu Kissa” (così si chiamano i jazz club in Giappone) che prese il nome dal loro animale domestico, era un piccolo spazio seminterrato, dove tra un bicchiere a l’altro; suonavano musicisti dal vivo e si mettevano dischi tutto il giorno e tutta la notte. Dopo il successo dei suoi primi libri Murakami, nel 1981, vendette la sua attività. Ora al suo posto c’è un ristorante italiano.
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