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giovedì 18 giugno 2026

Pensiero Anarchico

Passaggi tratti da “L’Anarchia e il nostro programma” di Enrico Malatesta.
 
Anarchia è parola che viene dal greco, e significa propriamente senza governo: stato di un popolo che si regge senza autorità costituite, senza governo. […] La parola anarchia era presa universalmente nel senso di disordine, confusione; ed è ancora oggi adoperata in tal senso dalle masse ignare e dagli avversari interessati a sviare la verità. […] Il senso volgare della parola non misconosce il suo significato vero ed etimologico; ma è un derivato di quel senso, dovuto al pregiudizio che il governo fosse organo necessario alla vita sociale, e che per conseguenza una società senza governo dovesse essere in preda al disordine, e oscillare tra la prepotenza sfrenata degli uni e la vendetta cieca degli altri. […] essendo nato e vissuto nei ceppi, essendo l’erede di una lunga progenie di schiavi, l’uomo, quando ha incominciato a pensare, ha creduto che la schiavitù fosse condizione essenziale della vita, e la libertà gli è sembrata cosa impossibile. Se poi agli effetti naturali dell’abitudine si aggiunga l’educazione data dal padrone, dal prete, dal professore, ecc.., i quali sono interessati a predicare che i signori e il governo sono necessari;  se si aggiunga il giudice e il birro, che si forzano di ridurre al silenzio chi pensasse diversamente e fosse tenuto a propagare il suo pensiero, si comprenderà come abbia messo radice, nel cervello poco coltivato della massa laboriosa, il pregiudizio dell’utilità, della necessità del padrone e del governo. Qual è la ragion d’essere del governo? Perché abdicare nelle mani di alcuni individui la propria libertà? Sono essi tanto eccezionalmente dotati da potersi sostituire alla massa e fare tutti gli interessi degli uomini meglio di quello che saprebbero farlo gli interessati? Sono essi infallibili e incorruttibili al punto da poter affidare la sorte di ciascuno alla loro scienza e alla loro bontà. […] In tutto il corso della storia, così come nell’epoca attuale, il governo, o è la dominazione brutale, violenta, arbitraria di pochi sulle masse, o è uno strumento ordinato ad assicurare il dominio e il privilegio a coloro che, per forza, o per astuzia, o per eredità, hanno accorpato tutti i mezzi di vita, primo tra essi il suolo, e se ne servono per tenere il popolo in schiavitù e farlo lavorare per loro conto. Ora dunque, se un giorno le masse oppresse si rifiuteranno di lavorare per gli altri, se leveranno ai proprietari la terra e gli strumenti di lavoro o vorranno adoperarli per conto e profitto proprio, cioè di tutti, se esse non vorranno più subire dominazione nè di forza brutale, né di privilegio economico, se la fratellanza fra i popoli, il sentimento di solidarietà umana  rafforzato dalla comunanza d’interessi avrà messo fine alle guerre e alle conquiste, quale ragione avrebbe di esistere avrebbe più il governo? […] Dal libero concorso di tutti, mediante l’aggrapparsi spontaneo degli uomini secondo i loro bisogni e le loro simpatie, dal basso all’alto, dal semplice al composto, sorgerebbe un’organizzazione sociale, che avrebbe per scopo il maggior benessere e la maggiore libertà di tutti. […] Questa società di liberi, questa società di amici è l’anarchia. Noi vogliamo  dunque abolire radicalmente la dominazione e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo; noi vogliamo che gli uomini, affratellati da una solidarietà cosciente e voluta, cooperino tutti volontariamente al benessere di tutti; noi vogliamo che la società  sia costruita allo scopo di fornire a tutti gli esseri umani i mezzi per raggiungere il medesimo benessere possibile, il massimo possibile sviluppo morale e materiale; noi vogliamo per tutti pane, libertà, amore, scienza. E per raggiungere questo scopo supremo noi crediamo necessario che i mezzi di produzione siano a disposizione di tutti, e che nessun uomo, o gruppo di uomini possa obbligare gli altri a sottostare alla sua volontà, né esercitare la sua influenza altrimenti che con la forza della ragione e dell’esempio.

Enrico Malatesta (1853-1932) è stato uno dei principali teorici dell’anarchismo italiano tra Ottocento e Novecento. Il suo pensiero si fonda sull’idea che ogni forma di autorità imposta, Stato, sfruttamento economico e oppressione sociale, limiti la libertà umana. Per Malatesta una società giusta dovrebbe basarsi sulla cooperazione volontaria, sull’uguaglianza e sull’aiuto reciproco tra individui liberi. A differenza di altri rivoluzionari del suo tempo Malatesta non vedeva l’anarchia come caos o disordine, ma come la forma di organizzazione sociale senza potere coercitivo. Credeva che le persone potessero autogestirsi attraverso associazioni libere, solidarietà e responsabilità collettiva. Un aspetto centrale del suo pensiero è il rapporto tra libertà individuale e giustizia sociale; la libertà non può esistere davvero se ci sono povertà, privilegi e sfruttamento. Per questo sosteneva una trasformazione rivoluzionaria della società, ma allo stesso tempo insisteva sull’importanza dell’educazione, della partecipazione popolare e dell’azione concreta quotidiana. Malatesta criticò sia il Capitalismo sia i regimi autoritari nati dal Socialismo di stato, perché riteneva che ogni concentrazione di potere rischiasse di creare nuove forme di dominio. Le sue riflessioni, nei numerosi testi, ben descrivono cos’è l’Anarchismo, influenzando grazie a rivendicazioni e analisi politiche, molti movimenti libertari, continuando ancora oggi a essere studiate nel dibattito politico e filosofico contemporaneo.

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