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sabato 26 settembre 2026

Compagni di stadio

“Al contrario di quello che state scrivendo, questa non è un’anarchia. Ditemi voi, quale Anarchia può esserci se tutto viene discusso e votato? E poi discusso e votato di nuovo? Io posso solo dire che noi giocatori brasiliani siamo al servizio dei cittadini e dei tifosi. Se il governo non vuole che si parli liberamente, noi parleremo liberamente. Se non vuole che i cittadini decidano in maniera diretta, noi lo facciamo. Provate a scrivere questo”
(Sòcrates ai giornalisti dopo la vittoria contro il Bangu)
 
Tra gli anni sessanta e la metà degli ottanta in gran parte del Sud e Centro America, si verificarono frequenti colpi di stato. In Argentina, Brasile, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Panama, solo per citarne alcuni, col consenso degli Stati uniti (i soliti pezzi di merda), che non volevano assolutamente democrazie socialiste nel “loro giardino”, arrivarono al potere capi militari e violente dittature. Ad accomunare questi pseudo-governi, oltre a profonde crisi economiche e istituzionali, a sistematiche censure seguite da falsa propaganda, ingiustizie e soprusi; fu che gli oppositori venissero spesso torturati, condannati a morte senza processo, giustiziati e fatti sparire  nel nulla. In Brasile dopo il rovesciamento del presidente Joaò Goulart, del 1964, il paese venne governato per ventun anni da una serie di governi militari. Ma nonostante un ventennio repressivo, fatto d’ingiustizie, di povertà, di privazioni dei diritti personali (i brasiliani non votarono per oltre vent’anni) e dove decine di milioni di persone delle zone più arretrate del paese vivessero isolate e all’oscuro di tutto, qualcosa iniziava a muoversi. Le proteste del 1983 in cui larghe rappresentanze di cittadini iniziarono a chiedere di poter eleggere direttamente i propri rappresentanti e il loro presidente, diedero il via a un lento processo di democratizzazione del paese, ostacolato però dalle frange più radicali dell’esercito, che non avevano intenzione di cedere facilmente il potere. E’ in questo contesto che una delle squadre di calcio più amate del Brasile, aiutò il cambiamento del paese con un esperimento rimasto unico nella storia del calcio; “La Democrazia Corinthiana”. Nata nel 1910 in un quartiere di operai come prima squadra popolare della città più industrializzata del paese, i “Timao” di San Paolo erano (e sono ancora) una delle squadre più importanti del campionato brasiliano. Nato come ribellione contro il controllo autoritario e filo governativo, della vecchia dirigenza sportiva, tra l’82 e l’85, misero in atto un esperimento che divenne presto un simbolo politico. Il Corinthias diede una lezione di giustizia capace di dar forza e coinvolgimento al movimento democratico del paese. Come? Semplicemente usando la democrazia. Ogni scelta del club (dagli orari degli allenamenti, agli ingaggi e i nuovi acquisti) veniva discussa e votata collettivamente dall’intera squadra, dai calciatori al mister, dallo staff tecnico ai magazzinieri. I tradizionali e rigidi ritiri pre-partita furono cancellati, responsabilizzndo, in questo modo, ogni giocatore. I premi e i guadagni venivano suddivisi in modo equo o concordati insieme all’interno del gruppo. Negli anni in cui il Brasile era ancora sotto il giogo della ditattura militare, lo spogliattoio del Corinthias si trasformò nell’unica isolata realtà di libertà del paese. I calciatori scendevano in campo indossando maglie con la scritta “Democracia” per invitare i cittadini a lottare per i propri diritti e a pretendere libere elezioni. All’interno del club Paolista ormai si respiravano gli ideali di libertà e partecipazione, le sfide alla dittatura militare erano plateali e alcuni giocatori scesero in campo apertamente. Tra cui, Sòcrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, il fuoriclasse conosciuto semplicemente come Sòcrates, persona istruita e colta, nato nella povertà e sensibile alle ingiustizie, di ruolo centrocampista, iconico e autentico portavoce del movimento. Morto purtroppo nel 2011, a soli 57 anni, per i danni provocati da anni di abuso di alcool e tabacco. Il giovane volto dell’attaccante Walter Casagrande, emblema delle nuove generazioni vogliose di cambiamento e libertà, capace di farsi portavoce delle molteplici espressioni culturali del Brasile, e per questo sempre più in contrasto col regime. E infine il difensore guerriero dalla pelle nera, meno celebrato, ma forse addirittura più influente degli altri due, Wladimir Rodrigues dos Santos, classe 1954, capitano storico dei “Timao”, che negli anni bui della dittatura, sperimentò a proprie spese, sia in campo che nella vita di tutti i giorni, la società implicintamente razziale e razzista. Una storia di calcio che racchiude valori come poche altre. Un calcio ben diverso da quello attuale, lontano da quella scatola vuota che, ora, muove soldi e superficialità (vedi la baracconata degli ultimi mondiali). Un calcio impegnato, amato in patria e nel mondo, protagonista di una delle vicende sportive e politiche più importanti, emozionanti e appasionate della storia contemporanea. Una storia che è già leggenda. Che bel libro questo “Compagni di stadio”. Leggettelo!!!
 
“Compagni di stadio” - Sòcrates e la Democrazie Corinthiana
di Solange Cavalcante, 2025 – Saggio storico-sportivo

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