“Al contrario di quello che state
scrivendo, questa non è un’anarchia. Ditemi voi, quale Anarchia può esserci se
tutto viene discusso e votato? E poi discusso e votato di nuovo? Io posso solo
dire che noi giocatori brasiliani siamo al servizio dei cittadini e dei tifosi.
Se il governo non vuole che si parli liberamente, noi parleremo liberamente. Se
non vuole che i cittadini decidano in maniera diretta, noi lo facciamo. Provate
a scrivere questo”
(Sòcrates ai giornalisti dopo la vittoria contro il Bangu)
Tra gli anni sessanta e la metà degli ottanta in gran parte del Sud e
Centro America, si verificarono frequenti colpi di stato. In Argentina,
Brasile, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Panama, solo per citarne alcuni,
col consenso degli Stati uniti (i soliti pezzi di merda), che non volevano
assolutamente democrazie socialiste nel “loro giardino”, arrivarono al potere
capi militari e violente dittature. Ad accomunare questi pseudo-governi, oltre
a profonde crisi economiche e istituzionali, a sistematiche censure seguite da
falsa propaganda, ingiustizie e soprusi; fu che gli oppositori venissero spesso
torturati, condannati a morte senza processo, giustiziati e fatti sparire nel nulla. In Brasile dopo il rovesciamento
del presidente Joaò Goulart, del 1964, il paese venne governato per ventun anni
da una serie di governi militari. Ma nonostante un ventennio repressivo, fatto
d’ingiustizie, di povertà, di privazioni dei diritti personali (i brasiliani
non votarono per oltre vent’anni) e dove decine di milioni di persone delle
zone più arretrate del paese vivessero isolate e all’oscuro di tutto, qualcosa
iniziava a muoversi. Le proteste del 1983 in cui larghe rappresentanze di cittadini
iniziarono a chiedere di poter eleggere direttamente i propri rappresentanti e
il loro presidente, diedero il via a un lento processo di democratizzazione del
paese, ostacolato però dalle frange più radicali dell’esercito, che non avevano
intenzione di cedere facilmente il potere. E’ in questo contesto che una delle
squadre di calcio più amate del Brasile, aiutò il cambiamento del paese con un
esperimento rimasto unico nella storia del calcio; “La Democrazia Corinthiana”.
Nata nel 1910 in un quartiere di operai come prima squadra popolare della città
più industrializzata del paese, i “Timao” di San Paolo erano (e sono ancora)
una delle squadre più importanti del campionato brasiliano. Nato come
ribellione contro il controllo autoritario e filo governativo, della vecchia
dirigenza sportiva, tra l’82 e l’85, misero in atto un esperimento che divenne
presto un simbolo politico. Il Corinthias diede una lezione di giustizia capace
di dar forza e coinvolgimento al movimento democratico del paese. Come? Semplicemente
usando la democrazia. Ogni scelta del club (dagli orari degli allenamenti, agli
ingaggi e i nuovi acquisti) veniva discussa e votata collettivamente
dall’intera squadra, dai calciatori al mister, dallo staff tecnico ai
magazzinieri. I tradizionali e rigidi ritiri pre-partita furono cancellati,
responsabilizzndo, in questo modo, ogni giocatore. I premi e i guadagni venivano
suddivisi in modo equo o concordati insieme all’interno del gruppo. Negli anni
in cui il Brasile era ancora sotto il giogo della ditattura militare, lo
spogliattoio del Corinthias si trasformò nell’unica isolata realtà di libertà
del paese. I calciatori scendevano in campo indossando maglie con la scritta
“Democracia” per invitare i cittadini a lottare per i propri diritti e a pretendere
libere elezioni. All’interno del club Paolista ormai si respiravano gli ideali
di libertà e partecipazione, le sfide alla dittatura militare erano plateali e
alcuni giocatori scesero in campo apertamente. Tra cui, Sòcrates Brasileiro
Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, il fuoriclasse conosciuto semplicemente
come Sòcrates, persona istruita e colta, nato nella povertà e sensibile alle
ingiustizie, di ruolo centrocampista, iconico e autentico portavoce del
movimento. Morto purtroppo nel 2011, a soli 57 anni, per i danni provocati da
anni di abuso di alcool e tabacco. Il giovane volto dell’attaccante Walter
Casagrande, emblema delle nuove generazioni vogliose di cambiamento e libertà,
capace di farsi portavoce delle molteplici espressioni culturali del Brasile, e
per questo sempre più in contrasto col regime. E infine il difensore guerriero
dalla pelle nera, meno celebrato, ma forse addirittura più influente degli
altri due, Wladimir Rodrigues dos Santos, classe 1954, capitano storico dei
“Timao”, che negli anni bui della dittatura, sperimentò a proprie spese, sia in
campo che nella vita di tutti i giorni, la società implicintamente razziale e
razzista. Una storia di calcio che racchiude valori come poche altre. Un calcio
ben diverso da quello attuale, lontano da quella scatola vuota che, ora, muove
soldi e superficialità (vedi la baracconata degli ultimi mondiali). Un calcio
impegnato, amato in patria e nel mondo, protagonista di una delle vicende
sportive e politiche più importanti, emozionanti e appasionate della storia
contemporanea. Una storia che è già leggenda. Che bel libro questo “Compagni di
stadio”. Leggettelo!!!
“Compagni di stadio” - Sòcrates e la
Democrazie Corinthiana
di Solange Cavalcante, 2025 – Saggio storico-sportivo
(Sòcrates ai giornalisti dopo la vittoria contro il Bangu)
di Solange Cavalcante, 2025 – Saggio storico-sportivo

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