Cammino da qualche minuto con una birretta in mano mentre il sole, in
tutto il suo furore, splende ancora alto. Fa un cazzo di caldo assurdo. Non si
respira e sono già appiccicaticcio, ci sarebbe voluto il classico polsino da
tennista, che oltre a fare molto rock & roll anni ’90 mi avrebbe aiutato a
contenere il sudore grondante. Penso fra
me e me a quanto sia stato geniale uscire di casa con una camicia hawaiana di
cotone scadente; ma vaffanculoooo!!! E’ già completamente fradicia. Merda.
Maledetta estate del cazzo e maledette queste ondate africane. Comunque
arriviamo finalmente all’ingresso. Entriamo e la tensione inizia a salire.
Ancora qualche birretta per stemperare il fottuto caldo e decidere dove
posizionarci durante il live. La folla inizia a rumoreggiare, capiamo che i
vecchietti stanno per iniziare. Finalmente dopo 10 mesi di attesa ci siamo. Piero
Pelù è in forma smagliante, con petto villoso e tatuaggi in vista, allarga le
bracccia iconicamente e parte con “17 Re”. Sono carichi a molla, Ghigo Renzulli
alla chitarra, Gianni Maroccolo al basso, Antonio Aiezzi alle tastiere e ultimo ma non ultimo Luca
“Mitraglia” Martelli alla batteria. Eccoli qui, in tutta la loro affascinante
bellezza, i LITFIBA. Un’onda energetica parte dal palco e si propaga velocemente
sulla folla. “Come un Dio”, “Oro nero”, “Sulla terra”, il pubblico si scalda. La
valvola è aperta, non solo musicalmente parlando, anche quella delle nostre
gole. Anche noi performiamo, ma con la birra. Ahahahahah!!! Piero ci ricorda di
quanto siano coglioni i potenti e quanto faccia schifo la guerra. Poi parte
opportunamente “Vendetta”. Hanno già quasi un’ora di live ma non stanno fermi
un secondo. “Apapaia”, “Ballata”, “Re del silenzio” (tra le mie preferite
sicuramente) e poi uno scalpo giallo roteato sul palco, alludendo a un presunto
presidente coglione e testa di cazzo. Ghigo è un treno, ci dimostra cosa voglia
dire amare le sei corde, così come Maroccolo che di corde ne ha solo quattro.
Le dita di Aiezzi sembrano possedute dal diavolo, così come le bacchette di
“mitraglia” Martelli. Sono passate quasi due ore e nonostante la schiena, le
gambe e i piedi abbiamo passato tempi migliori, teniamo ancora botta. “Caffè
mescal e Rosita” e “Resta” ci danno la giusta carica per dimenticare tutte le
sofferenze, e si continua, mentre i settantenni continuano a stupirci sul
palco. Quando Piero ci racconta che lui fa sempre e comunque “comecazzoglipare”,
partono le extra bonus promesse. “Istanbul” apre l’ultima parte delle danze,
“Tex” e “Cangaceiro” segnano l’esplosiva chiusura. Impazzisco. Ballo. Mi agito.
All’urlo di “El bandido Litfiba” ci aggrappiamo alle nostre ultime forze. Più
di due ore e mezza di rock anni Ottanta suonati senza sosta e senza sbavature
(e se anche ci son state, chi se ne frega). Che potenza, che performance, che
stile, che belloooo!!! Ma a cosa abbiamo assistito? “17 Re” invecchia (si fa
per dire), i Litfiba invece non ne vogliono sapere e noi con loro. Stanchi,
sudati, ubriachi e con i crampi ai polpacci ci dirigiamo verso l’uscita, felici,
con la spensieratezza e la gioia di aver passato insieme una bellissima serata.
E ora? Birretta da Sbisà?
Grazie P. Grazie R.
p.s. ooohhhh io me la ricordo così, ma potrebbe anche essere andata in maniera diversa. Ahahahahah!!!
Grazie P. Grazie R.
p.s. ooohhhh io me la ricordo così, ma potrebbe anche essere andata in maniera diversa. Ahahahahah!!!
.jpg)
Nessun commento:
Posta un commento