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venerdì 18 settembre 2026

El bandido LITFIBA

Cammino da qualche minuto con una birretta in mano mentre il sole, in tutto il suo furore, splende ancora alto. Fa un cazzo di caldo assurdo. Non si respira e sono già appiccicaticcio, ci sarebbe voluto il classico polsino da tennista, che oltre a fare molto rock & roll anni ’90 mi avrebbe aiutato a contenere il sudore grondante. Penso fra me e me a quanto sia stato geniale uscire di casa con una camicia hawaiana di cotone scadente; ma vaffanculoooo!!! E’ già completamente fradicia. Merda. Maledetta estate del cazzo e maledette queste ondate africane. Comunque arriviamo finalmente all’ingresso. Entriamo e la tensione inizia a salire. Ancora qualche birretta per stemperare il fottuto caldo e decidere dove posizionarci durante il live. La folla inizia a rumoreggiare, capiamo che i vecchietti stanno per iniziare. Finalmente dopo 10 mesi di attesa ci siamo. Piero Pelù è in forma smagliante, con petto villoso e tatuaggi in vista, allarga le bracccia iconicamente e parte con “17 Re”. Sono carichi a molla, Ghigo Renzulli alla chitarra, Gianni Maroccolo al basso, Antonio Aiezzi  alle tastiere e ultimo ma non ultimo Luca “Mitraglia” Martelli alla batteria. Eccoli qui, in tutta la loro affascinante bellezza, i LITFIBA. Un’onda energetica parte dal palco e si propaga velocemente sulla folla. “Come un Dio”, “Oro nero”, “Sulla terra”, il pubblico si scalda. La valvola è aperta, non solo musicalmente parlando, anche quella delle nostre gole. Anche noi performiamo, ma con la birra. Ahahahahah!!! Piero ci ricorda di quanto siano coglioni i potenti e quanto faccia schifo la guerra. Poi parte opportunamente “Vendetta”. Hanno già quasi un’ora di live ma non stanno fermi un secondo. “Apapaia”, “Ballata”, “Re del silenzio” (tra le mie preferite sicuramente) e poi uno scalpo giallo roteato sul palco, alludendo a un presunto presidente coglione e testa di cazzo. Ghigo è un treno, ci dimostra cosa voglia dire amare le sei corde, così come Maroccolo che di corde ne ha solo quattro. Le dita di Aiezzi sembrano possedute dal diavolo, così come le bacchette di “mitraglia” Martelli. Sono passate quasi due ore e nonostante la schiena, le gambe e i piedi abbiamo passato tempi migliori, teniamo ancora botta. “Caffè mescal e Rosita” e “Resta” ci danno la giusta carica per dimenticare tutte le sofferenze, e si continua, mentre i settantenni continuano a stupirci sul palco. Quando Piero ci racconta che lui fa sempre e comunque “comecazzoglipare”, partono le extra bonus promesse. “Istanbul” apre l’ultima parte delle danze, “Tex” e “Cangaceiro” segnano l’esplosiva chiusura. Impazzisco. Ballo. Mi agito. All’urlo di “El bandido Litfiba” ci aggrappiamo alle nostre ultime forze. Più di due ore e mezza di rock anni Ottanta suonati senza sosta e senza sbavature (e se anche ci son state, chi se ne frega). Che potenza, che performance, che stile, che belloooo!!! Ma a cosa abbiamo assistito? “17 Re” invecchia (si fa per dire), i Litfiba invece non ne vogliono sapere e noi con loro. Stanchi, sudati, ubriachi e con i crampi ai polpacci ci dirigiamo verso l’uscita, felici, con la spensieratezza e la gioia di aver passato insieme una bellissima serata. E ora? Birretta da Sbisà?
 
Grazie P. Grazie R.
 
p.s. ooohhhh io me la ricordo così, ma potrebbe anche essere andata in maniera diversa. Ahahahahah!!!

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