No cazzo!!! E ora?
Cosa faccio? Sono perso!!! Voltare l’ultima pagina e vedere il bianco mi ha
preso malissimo. Non volevo che finisse. Non volevo vedere quell’ultimo punto.
Avrei voluto altre pagine, nuovi aneddoti, nuove avventure, altre notizie sul
mare. Mi sarei immerso ancora una volta nelle profondità del mare intorno alle
isole Lofoten. Sarei andato ancora volentieri a caccia dell’enorme squalo della
Groenlandia, il gigantesco predatore ancestrale capace di mangiarsi di tutto
(pesce, foche addirittura renne) nonchè il più longevo vertebrato del pianeta
(sono stati pescati esemplari di 500 anni); brutto, pericoloso e velenoso (tra
i 6 e 7 metri di lunghezza e intorno alla tonnelata di peso). Sarei salito,
ancora una volta, sul gommone di Morten e Hugo, con quattrocento metri di lenza
e animali putridi come esca. Ancora una volta mi sarei perso in questa
esperienza tra i fiordi norvegesi, sulla scia di Melvile e Hemminguay, un
meraviglioso vortice di scienze, storia e poesia dell’universo marino. Ancora
una volta avrei vissuto con piacere antiche leggende di marinai perduti, della
vita degli abissi, di geologia e biologia e di grandi esplorazioni. Sarei
rimasto a osservare mostri acquatici, leviatani marini, kraken, meduse lunghe
45 metri con 300 stomaci, draghi di mare e calamari lampeggianti. Ancora una
volta avrei affrontato il viaggio dal Big Bang al Paleocene. Avrei ascoltato
ancora una volta i punti di riflessione su allarmi ecologici e stupidità umana.
Ma purtroppo ho finito di leggere “Il
libro del mare o come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo
gommone sul vasto mare”. Un romanzo che ha poco del romanzo, anzi quasi
nulla. E’ la storia vera di un’affascinante quanto semplice battuta di pesca.
Un’avventura. Un libro che diventa un esperienza, un viaggio senza confini, un
reportage storico-naturalistico ….. Perché il mare è anche questo, un infinito
contenitore di racconti.
- Sassari, la Torres, svegliarsi all’IsolaRossa, fare colazione al bar, il tramonto di Marinedda, la festa della birra trinitaiese, il "Che", il Genoa, la partitella di basket, l’alcool, gli amici, le tette enormi, la libertà, la birra, la fotografia, la musica, dipingere, correre, la gnocca, viaggiare, le sbornie, la pornografia, Diego Armando Maradona, i Led Zeppelin, lo stomaco attorcigliato e il cuore che batte per qualcuna (stronza), fottersene, George Best, vivere una crisi, i CCCP, mandare tutti a fare in culo, giocare a subbuteo, leggere, odiare, i p*mpini, il cibo, Dublino, il mare, le amiche del mare, le d****e, il calcio, le donne, Fabrizio De Andrè, fare un giro con la vespa, l’amore, il venerdì sera, il cecio del giorno dopo, i libri, i Pink Floyd, gli assilli, le occhiaie sul viso, il comunismo, essere di sinistra, le scimmie, gli Afterhours, alcuni films, la lista delle persone che mi stanno sul cazzo, la pasta al forno di nonna, Janis Joplin, le scritte sui muri, il culo di una ragazza che ho visto l’altro giorno per strada, i campari soda, la musica sassarese, ascoltare un vinile, mincionare, la figa, una bella scopata, gli spaghetti n°5 Barilla aglio olio e peperoncino, le cazzate dette al bancone dei bar, il panino gorgonzola e mortadella a metà mattina, la colazione dei campioni, raccontare storie, i panini di Renato, la sculacciata a pecorina, il poker, festeggiare almeno un mondiale, impennare, andare in libreria, i tatuaggi, pisciare in mezzo alla natura, i vecchi oggetti, stare da solo, i polizieschi italiani anni '70, cucinare per gli amici, farsi un giro in bicicletta, la liquirizia, il signor G. Mina, giocare a carte, Andy Capp, i calamari fritti, la mattonella di melanzane della L, Capitan Harlock, Enrico Berlinguer, qualche serie tv, essere un Impiccababbu, l'nduja. il Duca Bianco, Charles Baudelaire, coltivare qualcosa, Snoopy, bestemmiare, i Joy Division, il gin tonic, Hemingway, il Picoolo Bar, i films con gli squali, Tina Modotti, i pistacchi, le botte al Fight Club, Francesco Guccini, Charles Bukowski, la poesia, la pennicchella, i Litfiba ………. To be continued
martedì 3 settembre 2019
venerdì 26 luglio 2019
sabato 20 luglio 2019
La donna alla finestra
“I libri in edizione economica sono molto interessanti ma
penso che non sostituiscano mai i libri con le copertine classiche, sono degli
ottimi fermaporta”
Sir Alfred Hitchcock
E’ successo anche ieri
sera. Così come quella prima e altre volte in questi ultimi giorni. Verso le 21
ho cenato, senza ingozzarmi troppo, bisogna stare attenti alla linea. Ahahahahah!!!
ma ghosa!!! Ho spento le luci di casa e aperto le finestre, di giorno c’è caldo
ma la sera arriva quella piacevole arietta rigenerante. Mi sono messo sul
divano. Ho acceso la Tv. Ho frugato dentro la memoria del mio sky Q, sezione
film scaricati. Eccovi qua. Vecchi films di Alfred Hitchcock. Ho schiacciato
play. Un rito quasi monastico, una liturgia serale che spesso, e devo dire
volentieri, si ripete. Tutta colpa di Anna Fox. Chi cazzo è? Anna vive
rinchiusa nella sua casa di New York, il solo pensiero di mettere piede fuori
dalla porta rischia di provocarle un attacco di panico. E’ affetta da agorafobia.
Passa le giornate a osservare dalla finestra con la sua Nikon, il quartiere che
la circonda e le famiglie che lo abitano. Ogni sera, dopo essersi sparata una
bella dose di medicinali mischiati e dell’ottimo Merlot, spegne le luci di
casa, accende la Tv e guarda vecchi films in bianco e nero di Hitchcock. Ora
avete capito? Sono stato contagiato. Porca troia ci manca solo che diventi pure
agorafobico, Ahahahahah!!! Anna Fox è la protagonista del libro, scritto da
A.J. Finn, “La donna aal finestra”. Una notte dalla finestra di casa sua,
assiste a qualcosa di terribile. Qualcosa che sconvolgerà il suo precario
equilibrio mentale, mettendo a nudo sepolte verità. Una vicenda Hitchcockiana,
un mix, ben scritto, ispirato ai classici del regista inglese; come “La
finestra sul cortile”, “L’ombra del dubbio”, “La donna che visse due volte”, “Notorius”
e qualche altro. Questo thriller psicologico e sicuramente cinematografico,
potrebbe sembrare un po’ banale e poco innovativo, ma a mio parere ha colpito
nel segno. E’ scritto bene, piacevole da leggere e coinvolgente. E’ ben
congeniato, intrigrante e con quel tocco di noir d’epoca. E non dimentichiamo
che, grazie a queste pagine, ho riscoperto (avevo una collana in videocassette,
dove cazzo sarà finita) il buon vecchio Hitch, la sua magia della suspense, la
sua genialità, la sua arte …..….. comunque l’assassino è il maggiordomo!!!
venerdì 19 luglio 2019
Ti ho sognata
di Nazim Hikmet
Ti ho sognata
mi sei apparsa sopra i rami
passando vicino alla luna
tra una nuvola e l’altra
andavi e io ti seguivo
ti fermavi e io mi fermavo,
mi fermavo e tu ti fermavi,
mi guardavi e io ti guardavo,
ti guardavo e tu mi guardavi,
poi tutto è finito.
domenica 9 giugno 2019
Le vostre mani e le menzogne loro
di Nazim Hikmet
Le vostre mani e le menzogne loro
Le vostre mani austere come pietre,
meste come menie intonate in
prigione,
massicce ed enormi come animali
strani,
le vostre mani simili a volti crucciati
di bimbi affamati.
Le vostre mani rapide e solerti come
api,
pesanti come seni colmi di latte,
valorose come la natura,
le vostre mani che celano una
familiare tenerezza sotto la ruvida pelle.
Il mondo non si regge sulle corna dei
buoi,
il mondo è retto dalle vostre mani
O uomini, uomini miei!
Vi nutrono di menzogne,
mentre affannati
avete bisogno di pane e carne.
E senza aver nemmeno una volta
mangiato a sazietà
Ad una tavola coperta di bianca
tovaglia,
abbandonate questo mondo
e i suoi alberi carichi di frutta.
O uomini, uomini miei!
Soprattutto voi dell’Asia, dell’Africa,
del medio e prossimo Oriente,
delle Isole del Pacifico,
e della mia terra,
che superate il settanta per cento
del genere umano,
antichi e riflessivi, siete, come le vostre mani,
e come le vostre mani giovani e
curiosi ed entusiasti.
O uomini, uomini miei!
Voi dell’Europa, voi dell’America
Siete audaci, siete vigilanti,
indulgenti siete come le vostre mani,
e come le vostre mani facili all’inganno, facili all’illusione.
O uomini, uomini miei!
Se mentiscono le antenne,
se le tipografie mentiscono,
se mentiscono le insegne sui muri e
gli avvisi del giornale,
se mentisce il suonatore nelle
taverna,
se dopo una giornata disperata mente
nella notte il raggio di luna,
se mentiscono le parole,
se mentiscono i colori,
se le voci mentiscono,
se tutti coloro che sfruttano il
lavoro delle vostre mani
ed ogni cosa e ognuno mentisce,
eccetto che le vostre mani,
è solo per renderle pieghevoli come
argilla bagnata
cieche come l’oscurità,
stupide come cani da pastori
è per frenarle dalla rivolta
che prende ad abbattere
il regno degli strozzini e la sua
tirannia
da questo meraviglioso e fugace mondo
dove siamo per un soggiorno cosi
breve.
giovedì 6 giugno 2019
Malessere
La cosa sta diventando
tremendamente preoccupante. Lentamente, pian piano, ogni giorno un po’ di più
rispetto al giorno prima e meno del giorno successivo. Una escalation costante
nel tempo, che pensavo mi colpisse più avanti. Prima era solo un leggero fastidio,
una cosa da poco, che passava in tempi brevi. Ora è sempre peggio. Il fastidio
è diventato nervosismo. Il nervosismo è diventato odio. L’odio è diventato
misantropia. Non vi preoccupate non è grave, è semplicemente disprezzo o
mancanza di fiducia nel genere umano. Sono stato colpito da una sorta di
isolamento morale, antisociale e sociopatico verso l’umanità; o almeno verso
una grossa parte di esso. Sto diventando un acido del cazzo (qualcuno mi ha
fatto notare che comunque lo ero già prima). Non mi vergogno, penso che l’odio
verso il prossimo sia un sentimento ingiustamente sottovalutato. L’odio è uno
stile di vita che va apprezzato. Attenzione non fraintendetemi, non parlo di
violenza, il mio è un odio più sottile. Parlo di quell’odio misantropo, una
specie di caustico connubio tra repulsione e schifo, verso alcuni atteggiamenti
umani. E’ un odio verso la mediocrità che ci circonda, verso la becera idiozia
e spesso verso la cieca ignoranza. E’ un odio verso chi sguazza in questa
fanghiglia e verso chi ne fa parte, senza cercare una via d’uscita. E’ un odio
verso l’imbarazzante piccolezza degli esseri umani. E’ una scossa elettrica che
mi colpisce ogni volta che sento o vedo determinate cose. Una pura volontà
istintiva, irrazionale e vitale (la cosa in sé) come diceva Schopenhauer. Odio
i fascisti, i razzisti, i politici e gli ignoranti. Odio chi ascolta certa
musica, chi guarda certi programmi, chi legge certi libri. Odio la chiesa, le
religioni, il fanatismo dei fedeli. Odio le multinazionali, la moda e tutte le
pubblicità, ma soprattutto quelle dove sorridono al mattino. Odio chi dice
certe cose (discorso troppo lungo, ci vorrebbe una lista a parte), chi mette la
macchina in doppia fila e chi nei parcheggi riservati agli handicappati, chi fa
il furbo mentre è in coda, chi non rispetta le regole e gli altri, chi fa lo
stupido senza esserlo, chi fa il saccente senza conoscere. Odio chi si
approfitta sempre di qualcosa o qualcuno, chi fa rumore, chi da fastidio, chi
fa del male. Odio un sacco di persone e con molta probabilità odio anche me
stesso. Perché? Sono cazzi miei. Spesso però preferisco stare in casa a
guardare un film, leggere un libro, dipingere o semplicemente ascoltare un
vinile. Non prendetemi per associale (anche se un pò lo sono) questo è il mio
modo di essere, questo è il mio pensiero. Questo mi serve per andare avanti.
Potrei sembrare arrogante, e forse lo sono, ma non mi andate tutti a genio, lo
sapete. Decido io chi volere intorno a me. E’ vero sono un misantropo, ma ho
anche molti difetti.
martedì 4 giugno 2019
Subito in sella
Dopo la brutta caduta
da cavallo causata dal finale de “Il trono di Spade”, dovevo risalire subito in
sella. Non potevo lasciar passare troppo tempo, non potevo restare fermo ad
aspettare che quel finale potesse cancellarsi dalla mia mente. Bisognava fare
qualcosa. Una nuova serie? Eccola, l’ho registrata da un po’, ma non ho mai
avuto il tempo di poterla guardare. Le prime due stagioni, seppur non collegate
tra di loro (la continuità sta solo nel titolo), sono state fantastiche,
avvincenti e coinvolgenti. Si, ne ho anche già parlato in questo blog. Via si
parte con “True Detective 3”. 8 puntate; tre il sabato sera, due la mattina
successiva, con una bella tazza di caffè, e le ultime nell’ozioso pomeriggio domenicale.
Ahhhhhh!!! Era proprio quello che ci voleva. Soddisfatto. True Detective è
riuscita subito a immergermi all’interno della vicenda, a trattenermi attaccato
allo schermo, per poi fagocitarmi fuori in un finale davvero particolare. Una
storia di arida desolazione umana, nel quale è difficile trovare risposte. La misteriosa
scomparsa di due fratelli, due rancorosi e ossessionati detective affidati al
caso, tre epoche lontane che scandiscono la vicenda e quasi una decina di
possibili colpevoli. I personaggi si aggirano nella profonda America di un
Arkansas desolato e silenzioso in qui non esistono ne caos, ne vitalità. Una
selva oscura fatta di alberi secchi, strade deserte, città vuote, bar
illuminati da neon, fiumi di alcool e
strane bambole, un’ambientazione ispida e allo stesso tempo fragile. Tutto
sembra potersi rompere da un momento all’altro. Tutto gira intorno al mistero irrisolvibile
di un caso torbido e inquietante, il vero protagonista della serie. Tutto alla
fine arriva a una conclusione (tranquilli non spoilero). E ora? Mi sono riappacificato
con le serie, ma basta per un pò. E’ estate, c’è il sole, si esce volentieri. I
fiori, il sole, il mare, le birre gelate ecc.. ecc… Noooooooo ho una mare di
film da guardare!!! Ahahahahah!!!
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