Tokio, neon, cemento, asfalto, traffico, supermercati aperti tutta la
notte, come alcune fabbriche, come quella dove si preparano colazioni pronte. E
poi vite che marciscono dietro porte perfettamente chiuse. La working class
giapponese, i gestori di bordelli e di case da gioco, le prostitute, gli
usurai, la Yacutza, gli sbirri, gli operai e le casalinghe, tutti scaraventati
dentro un frullatore e poi buttati giù da una scala metallica d’emergenza di un fabbricato
abbandonato. E ancora quattro donne. Quattro esistenze schiacciate dal lavoro,
famiglia, soldi e aspettative. Sembrano
invisibili, quasi parte dell’arredamento grigio di case periferiche degradate,
malconcie e diroccate. Qui nessuno è veramente innocente e nessuno è veramente
libero; il denaro puzza, il matrimonio soffoca, il lavoro divora, i debiti
strozzano e la normalità è soltanto una maschera con cui la società si presenta
mentre stringe il cappio. All’improvviso una di loro non ci sta più e decide di
far fuori il marito. Da quel momento il romanzo smette di essere una storia di
casalinghe e diventa una corsa al massacro, dentro una Tokio fredda e
alienante. Una vera ribellione punk, che non nasce da un suono distrorto a
cazzo di cane ma da donne esauste. Non ci sono chitarre elettriche nè slogan
urlanti, c’è qualcosa di più inquietante; quattro persone che hanno passato
anni a ingoiare rabbia fino a trasformarla in un tentativo di riscatto. Tokio
nel frattempo, pulsa sullo sfondo come una macchina industriale impazzita. Le
luci al neon illuminano una città enorme e sporca che promette libertà e poi ti
presenta il conto. Tokio non dorme. Tokio consuma. Il romanzo è nero,
claustrofobico e brutale, ma soprattutto è incazzato. E’ una storia di donne
che non vengono considerate finchè non diventano
pericolose, e quando finalmente il mondo si accorge di loro, è ormai troppo
tardi, hanno già morso. Un noir femminista, lercio e senza pietà, che suona
come un disco metal graffiato per tutta la notte dentro un bagno insanguinato e
illuminato solo da una lampadina
morente. E poi? Dopo alcune tra le pagine più sadiche, violente, sporche, brutali, cattive e orribili che abbia mai letto, arrivano poche righe per rovinare tutto, con un cazzo di finale di
merda. Perché? dio cane!!! Vaffanculoooo!!!
di Natsuo Kirino, 1997 - romanzo
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