Mitteleuropea: Dal tedesco “mitteleuropea” (europa di
mezzo) indica non solo una collocazione geografica, ma soprattutto una
complessa identità storico-culturale. Un’eredità spirituale e sociale dei
territoti che storicamente facevano parte dell’impero Austro-Ungarico. Un
crocevia di popoli, religioni e lingue (tedesco, yiddish, slavo, ungherese e
italiano) che ha generato una civiltà plurale e cosmopolita.
Trieste: Capoluogo della regione Friuli
Venezia Giulia, affaciata sull’omonimo golfo fra la penisola italiana e Istria.
Antico e vivace sbocco sul mare Adriatico dell’impero Austro-Ungarico.
Coordinate: 45° 39’01”N – 13°46’13”E. Altitudine 2m sul livello del mare.
Abitanti 198553 (triestini).
Dopo il complicato arrivo in albergo a notte fonda del giorno precedente, il risveglio è pigro, pigrissimo, quasi letargico. Incontriamo il Gruppo Padova e ci dirigiamo in una fornitissima bakery vicina all'hotel. Dopo una più che soddisfacente colazione e il recupero della macchina a noleggio, diamo il via alla tre giorni. Aperetivo a Muggia (1), dove in un minuscolo baretto, Il “Cantuccio”, trascorriamo il tempo bevendo (tanto) e sparando cazzate (tanto per cambiare). Si fa ora di pranzo. Ci mettiamo in macchina. Il confine a soli 5 minuti lo attraversiamo senza accorgerci dell’espatrio, passando tra piccoli borghi e stradine incastonate tra i boschi. Arriviamo nel paesino di Kozina, dove ci aspettano per il pranzo da “Mahnic” (2), una trattoria slovena col proprio birrificio. E’ Natale e non lo sapevo? Iniziamo il pranzo con un paio di vassoi di antipasti locali (che fai? Te ne privi?) e poi parte il massacro. Carne. Birra. Carne. Birra. Carne e ancora birra. Arrosto misto, stinco, Ljubijanska e i cevapcici (3), tipiche salsiccette slovene. Ancora altra birra e un altro ettolitro (non si sa mai che ci disidratiamo). Prima di riprendere la zingarata oltre confine, ci concediamo un numero imprecisato di palacinke (4), il caffè e un digestivo carsico di cui non ricordo il nome (che ciccioni). Via verso San Carsiano per digerire tra le verdi vallate slovene. Un piccolo momento di svago prima di rientrare a Trisete. Un gin tonic all’Harry’s Piccolo, in piazza Unità d’Italia, e poi altri duecento litri di birra sul canal vecio, aspettando l’ora di cena. Che arriva troppo presto, siamo ancora abbastanza ingolfati dal pranzo e dalla birra. Che nonostante tutto affrontiamo con energico e ligio ardore. Siamo “da Rudy” (5). Storica trattoria Buffet triestina. Che si mangia qui? Carne. Cosa beviamo? Birra. Ahahahahah!!! Che strano!!! Tra bolliti, Gulash, l’immancabile Ljubijanska, patete e crauti, superiamo indenni anche la cena. Due passi tra la colorata movida triestina, un paio di gin tonic, le ultime cazzate (non mancano mai) e siamo pronti per rientrare in albergo e svenire sul letto.
Anche il risveglio del secondo giorno è lento. Con tutta calma ci prepariamo, e alla spicciolata ci incontriamo tutti per la colazione. Siamo stanchi e leggermente rallentati (chissà perche?). Direzione centro città. La giornata è bella. Tavolino all’aperto e sole caldo fanno il resto. Bivacchiamo al bar fino all’ora di pranzo. Prendiamo le macchine per la nostra destinazione. Ancora una volta il paesaggio cambia radicalmente, saliamo verso il rione di San Giovanni, e in soli 5 minuti passiamo dal mare alla montagna. Oggi pranzo da “Suban” (6), dove ininterrottamente dal 1865, triestini e non solo, si deliziano con la cucina tradizionale mitteleuropea. Che fai non la provi? Polentina con uovo in camicia, carciofi dorati e bacon croccante, a seguire fusi all’istriana con spezzatino di gallina, l’immancabile Goulash al profumo di kummel (erba aromatica tipica della zona) e finisco con un gelato al fior di latte con asparagi e olio alla menta (strepitoso). Potrei rotolare giù fino in centro!!! Nel pomeriggio ci rilassiamo un po’, perché ci aspetta la cena. Ahahahahah!!! Ritorniamo a Muggia, per fare due passi nel borgo, un aperetivo e la cena. Visto che siamo sul mare per una volta tralasciamo i succulenti piatti di carne e scegliamo un ristorantino sul Mondracchio (porticciolo nascosto), che cucina roba che vive in acqua salata. Il “Sal de mar” (7) è un piccolo ristorantino molto carino, dedicato ai sapori del mare. Proprio quello che ci vuole per dare tregua ai nostri sanguinosi palati. Cenetta tranquilla, rilassante e tanto per cambiare abbondante. Fuori piove leggermente ma le nuvole minacciose esigono tempesta. Torniamo in hotel e ancora una volta sveniamo sul letto.
Nonostante abbia piovuto gran parte della notte anche al risveglio il cielo appare minaccioso, con la solita flemma che ormai contraddistingue tutte le nostre mattine andiamo a fare colazione al solito bakery poco distante dalla hotel. Il nostro volo è tardi, abbiamo quindi tutta la giornata da riempire. Andiamo in centro per dedicarci alla parte culturale del viaggio tralasciata per cibo e alcool. Visitiamo nell’ordine una mostra sul “Modernismo” triestino e poi un bel giretto al museo di arte moderna; ma inevitabilmente si fa ora dell’aperetivo. Senza pensarci troppo ci fiondiamo al “Cafè degli Specchi”. Gin tonic, americano e mojito ci allietano fino all’ora di pranzo, in questo famosissimo cafè storico (8). Decidiamo per una volta di evitare ristoranti vegani e optiamo per panino, rigorosamente col San Daniele, e birretta, consumati amabilmente sulla panchina di un giardinetto nel centro di Trieste. Andiamo a prendere il caffè? Ok dove? Dai qui c’è un altro Cafè storico. Andiamo al “Tommaseo” dove accompagnamo il caffè con delle belle fette di torta (io prendo la sacher). Si chiacchera delle diverse visioni della vita, come un tempo che fù, come quando in questi Cafè si potevano incontrare Umberto Saba, Italo Svevo, James Joyce o perché no l’imperatrice Sissi. Si avvicina l’ora della partenza, ma prima arriviamo risalendo alla cattedrale di San Giusto, su una delle colline più alte della città. Ci godiamo l’ultima birretta triestina osservando il magnifico panorama sul golfo e su una città diversa; per la sua anima, le sue atmosfere, tra colline carsiche e mar Mediterraneo, così viva, ricca e dinamica, ma anche silenziosa, elegante senza ostentazione. Un ponte tra Occidente e Mitteleuropa. Un posto che sa di mare e di caffè. Un posto che mi dispiace lasciare.

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