Ci sono film brutti. Ci sono film talmente brutti da diventare
affascinanti. E poi c’è “Apocalisse a Frogtown”, un’opera che sembra esser
stata concepita durante un’allucinazione collettiva alimentata da acidi
scaduti, riviste porno e un vecchio vhs di Mad Max, lasciato troppo a lungo
sotto il sole. Ma che cazzzoooo!!! Facciamola breve. Il film racconta di un
futuro post atomico in cui l’umanità rischia l’estinzione, in cui l’ultimo
maschio super fertile viene spedito a combattere degli uomini rana che hanno rapito e tengono sotto
sequestro un gruppo di donne. Siiiiii questa è la trama. Il protagonista,
interpretato da Roddy “Rowdy” Piper (amatissimo wrestler e purtroppo morto nel
2015. R.I.P.), possiede il talento recitativo di un frigorifero, intorno a lui
si muove un universo di costumi in gommapiuma che sembrano usciti da una recita
delle elementari. Le rane mutanti non fanno per niente paura e pongono il
quesito su chi abbia approvato tutto ciò. La sceneggiatura procede zoppicando;
avete presente quando prendete un carrello al supermercato con una ruota rotta
e lo trascinate per tutto il tempo. Ecco!!! I dialoghi oscillano tra il
machismo “wrestler” anni 80, allusioni sessuali e un discutibile umorismo,
raggiungendo vette di assurdità. Eppure ….. succede qualcosa di inspiegabile.
Dopo venti minuti, in cui hai pensato seriamente più volte di spegnere la tv,
smetti di combattere il film e inizi ad assecondarlo. Accetti che esistano rane
guerriere antropomorfe, il cui capo “Toti” ha 3 piselli, collari esplosivi legati
al cazzo del protagonista e missioni di salvataggio a scopo riproduttivo. Il
cervello si spegne, inspiegabilmente inizi ad applaudire e si apre una breccia
nel cuore. Si è andata proprio così. “Apocalisse a Frogtown” è il tipo di
pellicola che non si guarda per la qualità tecnica, ma solamente perché spesso
bastano una cava abbandonata, delle maschere da anfibio e un wrestler famoso
per creare un folle e inspiegabile progetto. E contro ogni logica, quella follia
ha prodotto un vero cult tra i B-movie, che (cosa che non sapevo) viene ancora
ricordato e apprezzato per la sua sfacciata e scorretta eccentricità. Una
nostalgica e delirante poesia distopica su pellicola. Perla.
di Donald G. Jackson e Robert J. Klzer (86 min.) - Fantascienza - 1988
con Roddy Piper
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