di Pablo Neruda (1946)
Tina Modotti, sorella, tu non dormi, no, non dormi:
forse, il tuo cuore sente crescere la rosa
di ieri, l'ultima rosa di ieri, la nuova rosa.
Riposa dolcemente, sorella.
La nuova rosa è tua, la nuova terra è tua:
ti sei messa una nuova vesta di serpente profonda
e il tuo soave silenzio si colma di radici..
Non dormirai invano, sorella.
Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita:
di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma,
d'acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea,
la tua delicata struttura.
Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentata
ancora prende la penna e l'anima insanguinata
come se tu potessi, sorella, risollevarti
e sorridere sopra il fango.
Nella mia patria ti porto perchè non ti tocchino,
nella mia patria di neve perchè alla tua purezza
non arrivi l'assassinio, ne lo sciacallo, ne il venduto,
laggiù starai tranquilla.
Non odi un passo, un passo pieno di passi, qualcosa
di grande delle steppa, di Don, delle terre del freddo?
Non odi un passo freddo di soldato nella neve?
Sorella, sono i tuoi passi.
Verranno un giorno sulla tua piccola tomba
prima che le rose di ieri si disperdano,
verranno a vedere quelli d'una volta, domani.
là dove sta bruciando il tuo silenzio.
Un mondo marcia verso il luogo dove tu andavi, sorella.
Avanzano ogni giorno i canti della tua bocca
nella bocca del popolo glorioso che tu amavi.
Valoroso era il tuo cuore.
Nelle vecchie cucine della tua Patria, nelle strade
polverose, qualcosa si mormora e passa.
qualcosa torna alla fiamma del tuo amato popolo,
qualcosa si desta e canta.
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