Beh, visto che, l’ultimo post raccontava come approcciarsi alla cottura di un risotto; ecco qui, pronti via, l’ultima spadellata (ahahahahah). Risotto alla Milanese. Taaac!!! Tanto per cambiare le dosi non le so, ormai vado a occhio. Vabbè prima di preparare il risotto allo zafferano, dedicatevi all’ossobuco. In macelleria non avevano quelli di vitello, quindi ne ho preso 2 di vitellone. Si parte. Trito molto grossolano di sedano, carota e cipolla. Quando la cipolla inizia a imbiondire fate spazio e inserite gli ossibuchi (non ossobuchi, ho controllato com’era il plurale). Ricordatevi di tagliarli sui lati, altrimenti si arricciano. Giù in padella. Sigillateli da ambo i lati e salateli. Aggiungete un bicchiere d’acqua, un cucchiaio d’estratto di pomodoro (facoltativo), portare a ebollizione, mettete il coperchio e abbassate la fiamma al minimo (se riuscite anche meno del minimo). Lasciateli andare per almeno 2 ore. Una volta cotti, tagliateli come cazzo volete, cubetti grandi, piccoli, listarelle, insomma fate voi. Preparate il risotto allo zafferano. Solito iter: soffritto, tostatura, brodo un po’ alla volta, zafferano, mantecatura. Fatto ciò impiattate e adagiate sopra il trito di ossibuchi. Uè figa il risotto è pronto!!!
- Sassari, la Torres, svegliarsi all’IsolaRrossa, fare colazione al bar, il tramonto di Marinedda, la festa della birra trinitaiese, il "Che", il Genoa, la partitella di basket, l’alcool, gli amici, le tette enormi, la libertà, la birra, la fotografia, la musica, dipingere, correre, la gnocca, viaggiare, le sbornie, la pornografia, Diego Armando Maradona, i Led Zeppelin, lo stomaco attorcigliato e il cuore che batte per qualcuna (stronza), fottersene, George Best, vivere una crisi, i CCCP, mandare tutti a fare in culo, giocare a subbuteo, leggere, odiare, i p*mpini, il cibo, Dublino, il mare, le amiche del mare, lE d****e, il calcio, le donne, Fabrizio De Andrè, fare un giro con la vespa, l’amore, il venerdì sera, il cecio del giorno dopo, i libri, i Pink Floyd, gli assilli, le occhiaie sul viso, il comunismo, essere di sinistra, le scimmie, gli Afterhours, alcuni films, la lista delle persone che mi stanno sul cazzo, la pasta al forno di nonna, Janis Joplin, le scritte sui muri, il culo di una ragazza che ho visto l’altro giorno per strada, i campari soda, la musica sassarese, ascoltare un vinile, mincionare, la figa, una bella scopata, gli spaghetti n°5 Barilla aglio olio e peperoncino, le cazzate dette al bancone dei bar, il panino gorgonzola e mortadella a metà mattina, la colazione dei campioni, raccontare storie, i panini di Renato, la sculacciata a pecorina, il poker, festeggiare almeno un mondiale, impennare, andare in libreria, i tatuaggi, pisciare in mezzo alla natura, i vecchi oggetti, stare da solo, i polizieschi italiani anni '70, cucinare per gli amici, farsi un giro in bicicletta, la liquirizia, il signor G. Mina, giocare a carte, Andy Capp, i calamari fritti, la mattonella di melanzane della L, Capitan Harlock, Enrico Berlinguer, qualche serie tv, essere un Impiccababbu, l'nduja. il Duca Bianco, Charles Baudelaire, coltivare qualcosa, Snoopy, bestemmiare, i Joy Division, il gin tonic, Heminguay, il Picoolo Bar, i films con gli squali, Tina Modotti, i pistacchi, le botte al Fight Club, Charles Bukowski, la poesia, la pennicchella, i Litfiba ………. To be continued
giovedì 26 febbraio 2026
mercoledì 25 febbraio 2026
Lo Zen e l'arte di preparare un risotto
Zèn: s.m.
Dal giapponese Zen (meditazione). E’ una scuola del buddismo (Mahayana),
nata in Cina e sviluppatasi in Giappone, focalizzata sulla meditazione seduta
(Zazen) per raggiungere l’illuminazione e la consapevolezza del momento
presente (qui e ora). Essere “Zen” nel linguaggio comune indica una persona
calma, tranquilla e capace di mantenere la serenità, volta a ritrovare la
propria vera natura, attraverso l’esperienza e vivendo in armonia con il flusso
dell’universo (porco dio, bestemmio
troppo per essere zen).
E’ un grande classico della cucina italiana, ma non è solo un piatto, a mio modo di vedere, il risotto è una vera e propria forma d’arte culinaria; capace di mettere d’accordo tutti. Un sapiente mix tra la semplicità della tradizione popolare e la raffinatezza dei piatti più elaborati. Prepararlo è un piccolo rito. Prima di ogni cosa mettete su un po’ di musica (stimola sicuramente). Richiede attenzione, pazienza e sensibilità, qualità che col tempo ho imparato a sviluppare (mmmhhh!!!), come quando dipingo, come se il risotto fosse una creazione nata nel mio studio artistico (si fa per dire). Alla base ci sono pochi ingredienti; riso, brodo, cipolla, burro (ma io ne uso veramente poco e non sempre) e formaggio. Tuttavia, proprio come quando realizzo un quadro, è il modo come questi elementi vengono trattati a fare la differenza. Partiamo dalla scelta del riso, io uso il carnaroli. Ogni chicco deve rimanere consistente senza perdere la sua cremosità. Per questo motivo va tostato, anche se spesso questo passaggio è sottovalutato, ma è indispensabile per sigillare il chicco, preparandolo all’assorbimento del brodo; che dev’essere caldo e mai versato tutto insieme. Gradualmente, poco alla volta e girato con cura. Un gesto ripetuto che richiede tempo. Non si può avere fretta davanti alla pentola. Sono io che mi devo adeguare al riso, non il contrario. Bisogna restare li, mescolare, aspettare e ascoltare il suo lento cambiamento. All’inizio i chicchi sembrano freddi e distanti, non ti danno confidenza, ma un po’ alla volta, con il calore di ogni mestolo di brodo, iniziano a prendere vita. Un semplice gesto che cambia il risotto, rendendolo sempre più morbido e unito. E’ un momento silenzioso basato solo sul presente. Se smetti di girare e distogli la dovuta attenzione, lui se ne accorge; si attacca e si rovina. E’ un piccolo insegnamento: “le cose fatte bene hanno bisogno di attenzione e cura”. Lo si piò preparare come si vuole. Ognuno lo può interpretare come vuole, a seconda dei gusti, della stagionalità dei prodotti o del luogo, ecc… ecc.. Ognuno lo personalizza come vuole, con ciò che ama, alla milanese, con i funghi, al radicchio, con le pere, fino alle varianti di mare. Un’identità nazional-popolare che mette d’accordo tutti. Quando arriva il momento della mantecatura (rigorosamente fuori dal fuoco) il risotto è finalmente pronto. L’ultima pennellata si dà proprio col formaggio o col burro (per quelli di mare un filo d’olio) che si sciolgono lentamente, regalandoci il premio per la nostra dedizione; cremosità e armonia. Non facciamolo raffreddare!!!
E’ un grande classico della cucina italiana, ma non è solo un piatto, a mio modo di vedere, il risotto è una vera e propria forma d’arte culinaria; capace di mettere d’accordo tutti. Un sapiente mix tra la semplicità della tradizione popolare e la raffinatezza dei piatti più elaborati. Prepararlo è un piccolo rito. Prima di ogni cosa mettete su un po’ di musica (stimola sicuramente). Richiede attenzione, pazienza e sensibilità, qualità che col tempo ho imparato a sviluppare (mmmhhh!!!), come quando dipingo, come se il risotto fosse una creazione nata nel mio studio artistico (si fa per dire). Alla base ci sono pochi ingredienti; riso, brodo, cipolla, burro (ma io ne uso veramente poco e non sempre) e formaggio. Tuttavia, proprio come quando realizzo un quadro, è il modo come questi elementi vengono trattati a fare la differenza. Partiamo dalla scelta del riso, io uso il carnaroli. Ogni chicco deve rimanere consistente senza perdere la sua cremosità. Per questo motivo va tostato, anche se spesso questo passaggio è sottovalutato, ma è indispensabile per sigillare il chicco, preparandolo all’assorbimento del brodo; che dev’essere caldo e mai versato tutto insieme. Gradualmente, poco alla volta e girato con cura. Un gesto ripetuto che richiede tempo. Non si può avere fretta davanti alla pentola. Sono io che mi devo adeguare al riso, non il contrario. Bisogna restare li, mescolare, aspettare e ascoltare il suo lento cambiamento. All’inizio i chicchi sembrano freddi e distanti, non ti danno confidenza, ma un po’ alla volta, con il calore di ogni mestolo di brodo, iniziano a prendere vita. Un semplice gesto che cambia il risotto, rendendolo sempre più morbido e unito. E’ un momento silenzioso basato solo sul presente. Se smetti di girare e distogli la dovuta attenzione, lui se ne accorge; si attacca e si rovina. E’ un piccolo insegnamento: “le cose fatte bene hanno bisogno di attenzione e cura”. Lo si piò preparare come si vuole. Ognuno lo può interpretare come vuole, a seconda dei gusti, della stagionalità dei prodotti o del luogo, ecc… ecc.. Ognuno lo personalizza come vuole, con ciò che ama, alla milanese, con i funghi, al radicchio, con le pere, fino alle varianti di mare. Un’identità nazional-popolare che mette d’accordo tutti. Quando arriva il momento della mantecatura (rigorosamente fuori dal fuoco) il risotto è finalmente pronto. L’ultima pennellata si dà proprio col formaggio o col burro (per quelli di mare un filo d’olio) che si sciolgono lentamente, regalandoci il premio per la nostra dedizione; cremosità e armonia. Non facciamolo raffreddare!!!
giovedì 19 febbraio 2026
Promemoria (#iostoconghali)
di Gianni Rodari, 1985
Ci sono cose da fare ogni giorno;
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
Ci sono cose da fare di notte;
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
Ci sono cose da non fare mai,
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la Guerra.
lavarsi, studiare, giocare,
preparare la tavola
a mezzogiorno.
chiudere gli occhi, dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.
né di giorno né di notte,
né per mare né per terra:
per esempio, la Guerra.
venerdì 13 febbraio 2026
Zingarata
“Amici di scuola, di caserma … e
dunque, amici da tutta la vita. Eccoli qui gli amici miei. Cari amici. Oh, ma
che fai? Dove vai? Ha svoltato a sinistra Che c’è a sinistra? So ‘na sega! Allo
zingaro quando gli gira … gli gira Ecco, questo è essere zingari. Questa è la
zingarata: una partenza senza meta e senza scopi, un’evasione senza programmi.
Può durare un giorno, due o una settimana. Una volta mi ricordo durò venti
giorni. Salvo complicazioni”
Amici miei – 1975
Zingarata: s.f. (zin-ga-ra-ta)
Azione da zingaro. Beffa ingegnosa, organizzata da più persone, condotta con spirito anticonformistico, dissacratore e goliardico.
Azione da zingaro. Beffa ingegnosa, organizzata da più persone, condotta con spirito anticonformistico, dissacratore e goliardico.
giovedì 5 febbraio 2026
Fastidio - Episodio 3
Episodio: s.m. (e-pi-so-dio)
Azione, fatto accessorio, inserito nell’azione principale di una conposizione letteraria (parte di …). Avvenimento particolare di una vicenda più generale.
Medicina: Fatto morboso accessorio che si inserisce del decorso generale di una malattia.
Musica: Motivo o frase che si inserisce nel
tema principale.
Teatro: Scena compresa fra due stasimi
nella tragedia greca.
Non sopporto i cori russi la musica finto rock la new wave italiana il
free jazz punk inglese neanche la nera africana (cit. Franco Battiato), il
terzo decreto sicurezza del governo meloni, l’enfasi, chi parla con troppa
enfasi, roberto benigni, la commedia italiana tutta uguale ripetitiva e di
bassa qualità, il falso compagno manu chao, gianfranco zola, chi fa grrrr e
scibidibobi, aurelio de laurentis, le etichette che prudono, ultimo,
clementino, i tifosi esaltati del ciclismo, giuseppe calabrese noto peppone
(conduttore rai), i porno brasiliani, i candelieri piccoli, i candelieri medi, la
pubblicità di segugio.it (uhh uhh), il fottuto giubileo, il milione di ragazzi
a torvergata illuminati dallo spirito santo, quelli che dicono che il mare
stanca, quelli che fanno il cambio di stagione nell’armadio, il caldo, quelli
che ti chiedono: come va? (anche se non gli importa), i capelli sporchi, le
cannucce di carta, pippo baudo e la settimana che ha rotto i coglioni anche da
morto, chi parla con i bambini facendo la voce da bambino idiota, rita pavone,
pino insegno (fascista, raccomandato, asino, antipatico, sopravvalutato ecc…
ecc…), comunione e liberazione, i ciellini, il loro meeting del cazzo a rimini,
chi ci va, i giornalisti che ne parlano, i cattolici, paolo bonolis, rino
gattuso che si dichiara uomo di pace e invece è solo servo del sistema calcio,
provare gli indumenti, le mascotte travesite da uomini, gli uomini travesitti
da mascotte, gianmarco tamberi (saltami sta minchia), il beach soccer, antonio
tajani e il suo servilismo, antonio tajani e il suo qualunquismo, antonio
tajani e più semplicemente il fatto che non capisca un cazzo di niente, riccardo
magi, gioventù nazionale, premetto che ho il massimo rispetto per il presidente della repubblica
(è l’unica istituzione che funzione in italia) ma mattarella è sempre in tv
(anche meno), i brand (non tutti), i giornalisti che chiamano carla bruni:
carlà, giovanni malagò, chi ti chiede di che segno sei per capire che tipo di
persona sei, chi non usa il deodorante perché inquina, chi dice resilienza, chi
usa la parola resilienza in qualsiasi contesto, chi si tatua la parola
resilienza, io che ho scritto quattro volte la parola rsilienza, chi dice che
il pd è un partito di sinistra, quelli che mangiano tanto e non ingrassano, le
foto delle gambe con lo sfondo del mere e il commento: io resto qui ciaone (ma
restaci veramente), quelli che dicono: e la meloni peccato che sia di destra
altrimenti la voterei, quelli che dicono: e la meloni politicamente è uno
schifo ma due bottarelle gliele darei (faccio ammenda), chi crede che il
congiuntivo sia una malattia degli occhi, alzarsi di notte per andare in bagno dopo
che ci hai messo ore ad addormentarti, la baracconata del mondiale a 48
squadre, la fifa (fèdèration internationale de football association), gianni
infantino, quella cagata dell’eurovision, la mutande slabbrate, atreiu, gli
ospiti di atreiu (quasi tutti in lista), la famiglia nel bosco, le polemiche
legata alla famiglia nel bosco, il sopravvalutato voto democratico (vi sembra
giusto che il mio valga uno, come quello di salvini?), gli assilloni, i gaggi,
i barrosi (per dirlo alla sassarese), l’insana tendenza italiana nel cercare di
cambiare qualcosa che funziona già bene con la convinzione di migliorarla, i
cooking show, i cooking show che non parlano più di cucina, prima adoravo
masterchef ma ora è una schifezza, i giudici di masterchef arroganti e
presuntuosi (barbieri, cannavacciuolo e locatelli vanno cambiati), gordon
ramsey e quella mega troiata di programma di hell’s kitchen, i cuochi che dopo
le feste ti consigliano come utilizzare il panettone avanzato (a casa mia l’ho
mangiamo e boh), quando ti cade la forchetta dentro la pentola, quando apri un
barattolo di yogurt e metà linguetta rimane attaccata, i quadri appesi male, quando
ti passa davanti il tran che devi prendere e ti tocca aspettare il successivo,
il vicino di tran maleducato che parla al telefono a voce alta per tutta la
durata della corsa, il vicino di tran con l’alito pesante (ho scritto tran
perché a sassari si dice: lu tran), la retorica, vincenzo salemme, ilary blasi
che cerca di essere ignorantemente simpatica (come il pupone) ma risulta solo
idiota, jack paul deve morire (lui, i suoi fans e il suo circo mediatico)
grazie joshua per avergli fracassato la mascella, le scrivanie disordinate, gli
spioni, la gente che spoilera, la gente che tossisce e starnutisce senza
mettere la mano davanti alla bocca, le chat di gruppo, chi visualizza e non
risponde, la gente che sbadiglia senza mettere la mano davanti alla bocca e
produce suoni che ci sarebbe da vergognarsi a farli anche stando a casa da soli,
la gente che posta la camperizzazione del proprio furgone, la gente che
restaura casa e ti vuol far vedere che soluzioni geniali ha trovato, chi posta
indovinelli senza dare la soluzione, invece mi piacciono moltissimo quelli che puliscono
le piscine, chi fa sesso con i calzini, la fottuta musica ninna nanna stile
rosalia, la confezioni dei cd, maria corine machado e il suo nobel per la pace
(zaccatelo in culo), il board of peace (pietra tombale della Palestina), le
merde fascio-sioniste che ci partecipano (schiavi dell’imperialismo americano),
le procure che aprono inchieste inutili, chi mi dice come vivere la mia
vita, quei bastardi nazzisti dell’i.c.e.
(immigrations and customs enforcement), dimenticarmi le cose, dimenticarmi le
cose da aggiungere a questa lista, io per tutte le cazzate che dico
(ahahahahah), i miei brutti pensieri, quando faccio lo stronzo, l’ipocrisia,
l’ipocrisia di questa lista, chi manifesta fastidio per una determinata
categoria di persone, le liste lunghe, le liste delle cose che danno fastidio.
Azione, fatto accessorio, inserito nell’azione principale di una conposizione letteraria (parte di …). Avvenimento particolare di una vicenda più generale.
Medicina: Fatto morboso accessorio che si inserisce del decorso generale di una malattia.
........... continua
sabato 31 gennaio 2026
Taac!!!
In città mangiamo in modo diverso, più pratico, più vitaminico. Anzi
adesso ti devo salutare perché vado a preparare il pranzo. Ciao. Ciao. Ecco
qua. Tavolo ribaltabile. Taac!!! Sedia rotante. Taac!!! Posto per commensali
che non ci sono. Taaac!!! Tovaglia metro. Taaac!!! Taaac!!! Taaac!!! Taaac!!!
Piatto fabbriano, tovagliolo extra strong, bicchiere di plastica. Taac!!! Vino
cartonato. Taaac!!! Una trentina, forse più, di nocciole sgusciate. Taaac!!!
Due pomodori secchi. Taaac!!! Un po’ di foglie di basilico. Taaac!!! Due
cucchiai di pecorino e uno di parmigiano reggiano. Taaac!!! Olio extra vergine
d’oliva, no sale. Taaac!!! Mixer. Taaac!!! Aggiustatina con altro olio e/o
parmigiano. Taaac!!! Taac!! Pentola con acqua bollente. Taaac!!! Giù dentro mezze
maniche rigate. Taaac!!! Scolare. Taaac!!!
Condire con l’intruglio. Taaac!!!
Mangiare. Taaac!!! Oh questa si che è vita.Taaac!!!
Il ragazzo di campagna (1984) commedia di Castellano e Pipolo (92 min.). Con Renato Pozzeto, Massimo Boldi e Donna Ostarbulnr.
Il ragazzo di campagna (1984) commedia di Castellano e Pipolo (92 min.). Con Renato Pozzeto, Massimo Boldi e Donna Ostarbulnr.
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sabato 24 gennaio 2026
Post Pulp
Dedicato alla cattiva scrittura
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